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Bergamo ieri e oggi - rubrica a cura di Rosella Ferrari

Pendezza… Cos’è?

Pendezza

Ci sono toponimi che rimangono a lungo nella parlata della gente, magari molto tempo che i loro riferimenti sono scomparsi.  Accade in molte città, soprattutto nei periodi di grandi cambiamenti. Molti bergamaschi “grandi” si danno ancora appuntamento in Borgo Santa Caterina, al ponte della Morla. Che non esiste più da decenni… Stavolta parliamo invece di un altro toponimo “morto” molti anni fa, portando con sé case e pezzi di strada. Ovviamente, riguarda Città Alta e recentemente se n’è parlato parecchio, per la decisione del Comune di liberare la zona dalle auto…

 

 

Pendezza… cos'è?

Alla mia casa succedeva spesso che la nonna mi chiedesse di salire a portare qualcuno dei suoi lavori (era una magnifica sarta) a qualche cliente, spiegandomi bene dove andare. La prima volta che mi disse il nome della cliente, aggiungendo “abita in Pendezza”, la mia mamma la corresse: si chiama Piazza Verzeri.  La risposta della nonna fu tranchante, come dicono i francesi: è sempre stata Pendezza e lei deve saperlo.

Per la verità, allora dei toponimi non m’importava nulla, ma Piazzetta Verzeri, oh quella sì che mi piaceva! Perché tante delle mie compagne di scuola ci andavano a giocare e a scalare, mentre i maschi ci giocavano a pallone. E mentre se giocavano nelle altre piazze spesso vedevano arrivare il vigile che sequestrava il pallone, lì era più difficile, perché in fondo era un angolo un po’ nascosto, non proprio sulla zona di passaggio.

Ma vediamo di capire un po’ di che luogo stiamo parlando.

Piazzetta Pendezza

Chi esce dal palazzo della funicolare (chiamiamolo così per capirci) si trova al centro di un crocicchio complicato, perché da lì si dipartono ben sette strade; partendo da sinistra troviamo via san Giacomo, poi via Donizetti, poi la scaletta che parte dal porticato, poi la Corsaröla (che qui si chiama via Gombito), via Solata, via Rocca e via Porta Dipinta.

Quella che ci interessa oggi è la scaletta sotto i portici, che conduce prima ad una piazzetta e poi, attraverso un passaggio ad arco sotto una casa, alla zona del lavatoio accanto alla torre del Gombito. Ecco, questa zona era la Pendezza e prendeva il suo nome dalla famiglia proprietaria di molti degli edifici che occupavano, allora, tanta parte della zona che ho citato.

Si trattava, intorno al 1930, di abitazioni fatiscenti, addossate le une alle altre, dove il sole faticava ad arrivare proprio per l’accozzaglia di case che riempivano questo spazio.

Occorre sapere che questa zona era densamente abitata già in epoca medievale  e che la “piazzetta” era semplicemente un piccolo spazio irregolare raggiungibile dal Vicolo Pendezza, praticamente un pertugio stretto che partiva dalla via Gombito, quasi ritagliato tra le case.

 

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L’amico Marco Foresti, fonte inesauribile di informazioni (non solo è un appassionato studioso, ma la sua famiglia abita nella casa torre della meridiana da generazioni) mi ha regalato la possibilità divedere preziosissime “aerofotografie” del 1924, che mostrano la zona di cui parliamo vista dall’alto: praticamente una sequela anche disordinata di tetti senza alcuno spazio aperto se non il piccolo largo di cui ho parlato; è facile immaginare che si trattasse di una zona malsana, perché carente di luce e aria.

Il piano di risanamento

Nel 1930 il Comune decide di mettere mano alla Città Alta, dove dalla metà del 1500 in poi erano sorte misere casupole un po’ dappertutto, dove c’era un po’ di spazio: la demolizione di oltre 500 abitazioni, voluta da Venezia per la costruzione delle nuove mura e della rispettiva “zona di rispetto” esterna (non c’era la possibilità di scavare un fossato…) aveva lasciato letteralmente senza tetto molte persone alle quali era stato più o meno concesso di dotarsi di un’abitazione senza imporre troppe regole. Si trattava per lo più di povera gente, che non avrebbe potuto permettersi una casa nuova, ma si sa che i bergamaschi nascono col mattone in mano… E così le case (spesso erano più catapecchie) era spuntate come funghi, così come nuovi piani nelle case.

E’ in questa situazione che il Comune affida, dopo un concorso ufficiale (che andrebbe pubblicizzato, per vedere alcune delle “idee geniali” che furono proposte e che fanno rabbrividire ancora oggi) all’ing. Luigi Angelini (altra famiglia storica di Città Alta) il compito di risanare la Città Alta.

Le riflessioni circa la necessità di risanare le zone più critiche della città erano già iniziate nel 1926, ma furono ufficializzate nel 1934 quando l’allora Podestà, Antonio Locatelli, affidò a Luigi Angelini l’incarico di  «conservare al massimo grado il carattere ambientale della città», migliorando però le condizioni di vita degli abitanti. Il piano Angelini riguarderà, oltre alla zona della Pendezza, anche quella di via Arena dove sorge il Tempietto di Santa Croce, quella di San Pancrazio, san Lorenzo e altre, con particolare attenzione alla Corsarola, la via principale della città che ricalca l’antico decumano della città romana.

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I lavori iniziarono proprio dalla via centrale: vennero salvaguardati gli edifici che insistevano sulla strada e si iniziò a demolire gli edifici particolarmente degradati delle zone interne (insalubri per insufficienza di aira e di luce e per eccessiva umidità e perciò dannoso alla salute di chi vi abita) creando così un ampio spazio libero e permettendo la creazione di una strada alternativa che collegasse la zona della funicolare (Piazza mercato delle scarpe)  con Piazza Vecchia; il piano prevedeva inoltre il risanamento di molte delle case superstiti. Molti edifici vennero abbassati, praticamente demolendo le sopraelevazioni realizzate all’epoca della costruzione delle mura veneziane; altri vennero demoliti e ricostruiti.  Poiché i lavori dovevano essere rispettosi del luogo, Angelini, in accordo con la Sovrintendenza, stese un vero e proprio Regolamento che dava indicazioni precise su come lavorare gli intonaci, le strutture e i rivestimenti, sui materiali da utilizzare, su forme e modelli di tutto quanto era visibile, dai parapetti alle persiane.

I lavori iniziati nel 1936 furono sospesi per la guerra, ripresero nel 50 e si conclusero nel 1960.

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 Piazzetta Verzeri, poi Angelini

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Al termine dei lavori di questa zona, lungo la via Gombito era rimasto uno spazio vuoto, a seguito della demolizione di un edificio. Angelini decise di non costruirne uno nuovo ma nel 1942 decise  di “riempire” lo spazio rimasto con una deliziosa loggetta, che fino a pochi anni fa era “abitata” dalla bancarella di un venditore di formaggi e oggi ospita invece i tavoli dell’adiacente ristorante “Donizetti”: un’idea davvero geniale, che ha consentito la “liberazione” della torre della meridiana dagli edifici che le erano stati addossati, di dare aria e luce a questo tratto della via e di creare un elemento piacevole e non imponente.

La nuova piazzetta venne intitolata a santa Teresa Eustochio Verzeri (canonizzata nel 1946), anche perché sia la casa natale che l’Istituto fondato da lei insistono proprio sulla piazzetta.

Dopo la morte dell’ing. Luigi Angelini, nel 1959, l’intitolazione passò a lui, a ricordo e riconoscenza del lavoro svolto per la città.

La torre della Meridiana

L’antica torre dei Foresti (XII-XIII sec.), che fino a prima dei lavori era stata pian piano soffocata dagli edifici che le si erano addossati, si ritrovò libera e divenne l’elemento più prezioso della nuova piazzetta. Per questo nel 1947 l’ing. Angelini propose ai proprietari, che accettarono subito, di arricchirne la parete est, che dà sulla piazzetta, con una meridiana, sicuramente la più articolata della città. Ideata dallo stesso Angelini e realizzata grazie agli “Amici di Città Alta, “questa meridiana studiata e voluta dall’ing. Luigi Angelini e dal pittore Giovanni Zappettini (entrambi esperti in gnomonica)  è un pezzo d'arte che collega diverse epoche e civiltà attraverso modi differenti di concepire e misurare il tempo. Con un solo sguardo si può vedere come veniva misurato il tempo da culture differenti: dall’ Ora Italica, che contava le ore a partire dall'ultimo tramonto, a quella  Babilonese (o Greca) che contava le ore a partire dall’alba, fino all’Ora Spagnola: quella che noi usiamo ancora oggi, contando le ore dalla mezzanotte.
Quindi, non solo un colpo d’occhio affascinante, ma anche una lezione sul modo di misurare il tempo.

15-01-1958: “L’Ufficio Tecnico del Comune ha completato il progetto definitivo che consentirà il collegamento diretto tra Piazza Mercato delle Scarpe e Piazza Vecchia, con un tragitto pedonale parallelo alla Via Gombito... Questa nuova strada era già prevista nel Piano di Risanamento di Città Alta, redatto tempo fa, dall’ingegner Luigi Angelini, ma non è stata mai completato. La nuova strada, che partirà dal Mercato delle Scarpe con uno scalone di accesso, consentirà di attraversare Piazzetta Pendezza (oggi Piazzetta Angelini ) e poi di incrociare Via Mario Lupo, Da qui parte il terzo tratto della strada che sottopassata la Porta San Vincenzo arriverà direttamente in Piazza Vecchia. E’ previsto l’abbattimento di alcuni muri e la costruzione di una nuova scalinata per superare il notevole dislivello tra la strada e la Piazza ed il parziale abbattimento del piano terra della casa Benigno e di una sala del Caffè del Tasso. L’intervento sarà sicuramente significativo, innanzi tutto perché è un intervento urbanistico in un centro storico molto antico e prezioso come Città Alta, sia perché consentirà un collegamento più tranquillo e più veloce tra la Stazione della Funicolare e Piazza Vecchia, con arrivo proprio di fronte alla mole del Campanone Civico. C’è un ulteriore aspetto, minore forse, ma che non deve essere sottovalutato è che l’intervento valorizzerà anche l’Arco medioevale di San Vincenzo, che fa da ingresso al ‘ Passaggio Ca’ Longa ‘, il vecchio accesso agli edifici della Canonica del Duomo e che ha nella chiave di volta una bella scultura dell’XI° secolo raffigurante San Vincenzo, Martire e Patrono della Città”.

 

Ieri e oggi

E ora consentitemi qualche riga di amarcord. La piazzetta era lo spazio giochi dei ragazzini della zona; e ci si poteva giocare anche quando pioveva, visto che c’erano i ripari della casa e del portichetto... In un articolo pieno di nostalgia (la nostalgia canaglia di noi che abbiamo vissuto la Città Alta più vera) l’amico Pier Carlo Capozzi, parlando proprio della piazzetta scrive, tra l’altro: «Noi ragazzi ci giocavamo a pallone, ben attenti ad evitare gli alberelli e soprattutto i vigili urbani, per i quali eravamo considerati alla stregua di autentici delinquenti...».  Noi di Città alta, oltre ai vigili, temevamo anche suor Costanza e don Vitale che non si facevano scrupoli, vendendo i banchi davanti della chiesa di s. Pancrazio – di appannaggio dei ragazzini - non adeguatamente affollati durante le funzioni, di uscire dalla chiesa e andare a recuperare – letteralmente per le orecchie - i fedifraghi che speravano, al suono della campanella, di averla fatta franca...

Anche le bambine giocavano lì e il gioco preferito era scalare le rocce: quella vena di roccia magnifica e affascinante che è parte della spina dorsale della nostra città e che, sotto terra, prosegue fino alla Montagnetta  e oltre. Scalare le rocce dall’inizio alla fine, stando “in quota” non era cosa facile e ogni successo – ma anche ogni insuccesso – era spesso condito da ginocchia sbucciate in modo più o meno marcato, che venivano rigorosamente nascoste alle mamme per evitare castighi o peggio…

 La piazzetta svuotata

Ci vorrebbe davvero tanto tempo e molto più dello spazio di qualche articolo, per sviscerare la questione che ha tenuto campo negli ultimi tempi. Perché negli anni, in modo graduale, le auto dei residenti sono aumentate, mentre i posti auto sembrano essere sempre meno. E così i residenti della zona hanno sempre più usato la piazzetta per parcheggiare le proprie auto. Negli ultimi tempi davvero non era bello vedere questo spazio riempito da auto più o meno importanti.

 

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Poi il Comune, che da tempo mira a liberare le piazze della città dalle auto, ha deciso di “svuotare” anche Piazza Angelini, provocando le proteste dei residenti ai quali, è vero, sono stati riservati tutti i posti auto sul viale delle Mura, ma che per arrivare a casa, soprattutto se anziani o magari con le borse della spesa, devono risalire la via S. Giacomo o altre strade, ovviamente sempre in salita. Comunque sia, richieste, incontri e proteste non hanno sortito il risultato sperato e le auto in piazzetta non ci devono stare più. Ovviamente, gli scavi per sistemarla hanno riportato alla luce un pezzo della città antica, fondamenta di domus romane, mosaici e strutture medievali. Ma tanto noi di Città Alta lo sapevamo già…

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Oggi la Piazzetta Angelini è così: gli alberelli di cui parlava Pier sono tornati, ci sono sedute comode che invitano al dialogo, la pavimentazione è bella e la meridiana da lassù controlla tutto.

Sta a noi, a ciascuno di noi, mantenerla bella e pulita e silenziosa: esattamente come l’ha sognata tanto tempo fa l’ing. Angelini, al quale tutti i bergamaschi, non solo quelli di Città Alta, devono davvero molto per il suo lavoro e per l’amore che si vede dalle sue opere.

Un grazie grande a Marco Foresti, a Pier Carlo Capozzi, a chi ha fornito le foto (spesso trovate sui social) al Museo delle Storie e agli studiosi che nel tempo e hanno pubblicato le loro ricerche.

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Ferrari

4 commenti

  1. Rosella è una mia carissima amica a quale voglio molto bene.
    Lei essendo innamorata di Città Alta alta ha il dono di far innamorare chi l’ascolta e chi la legge!
    Io mi sono innamorata.
    Lasciatevi conquistare.
    Questo articolo bellissimo non solo ci spiega la storia ma ci regala uno spaccato della vita di una “bimba” vissuta e cresciuta in questa splendida città.
    Grazie Rosella.

  2. Mi è molto incuriosito la descrizione dei diversi modi di misurare le ore della giornata. Infine, aggiungo una chicca che capiranno solo in città altini: spesso mentre passava di lì il Ciccio matto come lo chiamavamo con affetto, si fermava davanti alla stradina che ancora oggi porta a Piazza Angelini e si metteva a dire la sua rivolto in direzione del strettoia…. e io che lo sentivo urlare, chiedevo a mia mamma chi era e cosa facesse e lei diceva “l’è ol Cicio che ghe la cunta sö a la strecia” ❣️

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