Non siamo irrilevanti. Siamo scomparsi. Cattolici e politica

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Non siamo irrilevanti. Siamo scomparsi. Cattolici e politica

Da laico nella città. Rubrica a cura di Daniele Rocchetti

“Lo stiamo coltivando il nuovo Mattarella”?

«Lo stiamo coltivando il nuovo Mattarella? La nuova Tina Anselmi?» si chiede da Napoli, Peppe Irace, 48 anni, ingegnere cattolico democratico. «Penso proprio di no», risponde. Irace una settimana fa era presente al convegno indetto da Pierluigi Castagnetti a Roma, dove l’ex segretario dei Popolari ha fatto notare a Elly Schlein che nessuno di loro è presente nella segreteria del Partito democratico. Forse avrà ragione, o forse non è nemmeno colpa dell’attuale leader pd, semplicemente i cattolici sono scomparsi dalla scena pubblica. Non fanno più politica. Non esprimono talenti. 

La vecchia guardia scomparsa

Era la vena più grande della nostra cultura politica e, nel silenzio generale, si è estinta. Ricordate? I cattocomunisti. La sinistra di Dio. I ciellini. I cattolici adulti. Gli ulivisti. Spariti. Vale anche a destra, sia chiaro, dove si segnala il solo Maurizio Lupi, ma così esangue da non avere ottenuto nemmeno uno strapuntino nel governo. Quelli che nel centrosinistra reclamano un posto in segreteria come Castagnetti hanno quasi 80 anni. È la generazione dei padri nobili, da Arturo Parisi a Rosy Bindi, da Romano Prodi ad Andrea RiccardiEnrico Letta è uscito di scena. Dario Franceschini è un veterano (65 anni). Graziano Delrio, ancora in Parlamento, è stato già tutto. E i giovani?”

Così un articolo di qualche giorno fa apparso su Repubblica. Che fotografa, in modo provocatorio e insieme drammatico, la scomparsa di figure pubbliche che provengono dalla tradizione, variamente tradotta e coniugata, del cattolicesimo nostrano. Una situazione di marginalità pubblica fino a poco tempo fa impensabile. Che sia un’occasione di conversione è indubbio. Che sia una grazia, lo diranno i tempi futuri. Sento profondamente vere le parole di don Giuseppe Dossetti, lucido interprete del cattolicesimo del Novecento: 

Io non vedrei con orrore e con spavento un tempo di   purgatorio dei cattolici politici. Non delle singole personalità, ma della loro realtà aggressiva e della loro cultura stessa. C’è bisogno di molta sanazione .

Il vuoto è a monte. I laici non sono valorizzati

Ho più volte sostenuto di faticare a comprendere le  ragioni per le quali i “cattolici” (termine usato spesso in modo disinvolto)  debbano esigere spazio e visibilità. Non che non sia importante nell’agone pubblico la presenza di laici cristianamente  ispirati ma la questione mi pare più complessa. Anche solo perchè nella comunità cristiana c’è un’indubbia fatica a far crescere, accompagnare e formare laici competenti dentro le questioni del mondo: dentro la politica e nell’economia, nel welfare e nella sanità, dell’ambiente e dei tempi del fine vita.

Basta guardare con attenzione le nostre comunità: come sono valorizzati (là dove ci sono) credenti competenti capaci di declinare con laicità e rigore la vicenda cristiana dentro il tempo presente?  Rintanati nel nostro piccolo perimetro,  abbiamo faticato a comprendere che l’umano, segno del Regno, attraversa confini e recinti e abita là dove abitano gli uomini. E se dentro quei pertugi, sempre più larghi,  non ci sono laici cristiani competenti, come si può immaginare una classe dirigente che ambisca a responsabilità?

I colpevoli, assordanti silenzi

E che dire delle omissioni o, come qualcuno li definisce, degli “assordanti silenzi” che hanno accompagnato il cambiamento antropologico in atto dentro le nostre comunità? Da che parte erano i laici cristiani negli ultimi vent’anni quando abbiamo assistito a processi mirati di disgregazione delle ragioni di coesione del tessuto sociale e dell’indebolimento delle reti comunitarie? Dove stavano mentre nel nostro Paese si è lavorato in modo scientifico allo sgretolamento della cultura dei diritti, portando così all’accettazione supina e progressiva, nel silenzio quasi generale, della riduzione della  persona a consumatore, del primato del mercato e del conseguente darwinismo sociale?

Prima di immaginare forme nuove e inedite di presenza di laici cristiani nella città di tutti sarebbe opportuno che nella comunità cristiana, a partire dai preti, si cominciasse a fare una seria autocritica. Per favore, facciamola presto.

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