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Un'immagine alla settimana - Rubrica a cura di Osvaldo Roncelli

Antico invito. Fuori dal tempo e dallo spazio

chisa s.

 

Una chiesa, lineare all’esterno, ricca di sontuose decorazioni all’interno. All’entrata un’immagine inattesa e piena di straordinari rimandi simbolici. Si trova in via s. Alessandro alta, a Bergamo.

 

 

PNG chiesa S Benedetto 3

 

Per rivelare

Entrare nella chiesa del Monastero di San Benedetto - a metà della salita di via Sant’Alessandro alta -  provoca un inatteso stupore, lo stesso di quando per la prima volta si entra nella basilica di Santa Maria Maggiore: fuori architetture lineari, forme sobrie e severe; dentro un tripudio di figure, colori, oro, spazi sfondati in cieli spalancati: una inattesa rivelazione!

Un bastone

Oltre l’ingresso laterale proprio vicino all’acquasantiera - sulla destra entrando - il muro si sfonda in un inganno d’occhio creato dall’abilità di un pittore che dipinge un’elegantissima nicchia che “non c’è”: il pavimento del transetto - con gli stessi marmi - si estende sul muro verticale; c’è l’ombra generata da una voluta architettonica ornata di fiori; tutto simulato come le quadrature dell’intonaco concavo.

Oltre la nicchia - virtuale diremmo oggi - la parete continua con le cornici in marmi neri - e reali - di un’edicola laterale.

 

PNG bastone 2

 

La vera sorpresa però è un bastone nodoso lasciato nello “spazio” della nicchia; la sua ombra si allunga dal pavimento alla parete. Il viandante entrato in chiesa riprenderà uscendo il suo bordone: o c’è altro?

(Occorre precisare che all’epoca delle pitture via Sant’Alessandro era ancora “arteria” di accesso alla Città murata da sud e da ovest.)

Significati di un’asta di legno lungo, sottile, resistente

Bastone: supporto fisico e spirituale; segno di difesa e di offesa, di guida e di sostegno, di potere e di debolezza, di gioco e di fatica.

Il bastone è un “archetipo” - immagine innata - che risiede in una sorta di inconscio collettivo dove comportamenti e simboli si tramandano dando forme e interpretazione ai fatti della vita.  Legno che emerge vitale dalla terra si trasforma in simbolo.

Invito da decifrare

Nella chiesa di San Benedetto il bastone resta sulla soglia, diaframma tra due luoghi: tra la via trafficata e lo spazio della pausa; tra la vita tribolata e la pace della clausura.

Il bastone finto - dipinto secondo i documenti dal quadraturista Giuseppe Porri, certamente ispirato da una mente lirica - resta fermo, lì dov’è, ad attirare attenzione, suscitare curiosità con il suo inganno. A chi riesca, o voglia vedere, propone un messaggio da decifrare secondo i sentimenti di ciascuno: all’entrata ansie da non portare nella chiesa; all’uscita passioni da lasciare per proseguire il cammino in fiducia, solidarietà e pace.

Forse il bastone lasciato entrando, uscendo non serve più: gli affanni nel silenzio, nella meditazione, nella pace - anche per la preghiera - sono svaniti.

Oltre le mode contingenti

Nel 1756 - solo dopo due anni dal suo arrivo a Bergamo dalla nativa Lugano - Giuseppe Antonio Orelli riceve l’importante incarico di ammodernare la decorazione della cinquecentesca chiesa del Monastero di San Benedetto, all’epoca uno dei più importanti della Città.

Il lavoro si conclude alla fine dell’anno successivo; con lui - figurista, cioè pittore di figure e personaggi - dipinge Giuseppe Porri - quadraturista, cioè pittore di incorniciature architettoniche in prospettive scorciate a inganno d’occhio, delle quinte prospettiche e paesaggistiche; molto probabilmente è il quadraturista che dipinge il curioso bastone a fianco dell’ingresso alla chiesa.

La bottega Orelli riceverà dal Monastero un pagamento cospicuo e anche il rimborso spese del viaggio a Milano per acquistare “…colori fini e il prezioso blu oltremare per il manto della Madonna.

In San Benedetto si afferma il gusto del roccocò aggraziato, specificità del barocchetto lombardo, con forme e colori poi aborriti dai puristi neoclassici del secolo successivo.

 

PNGcupola

 

La decorazione della chiesa è oggi concordemente ritenuta una delle più felici realizzazioni di pittura settecentesca a Bergamo. Non avrebbe condiviso il giudizio il conte Marenzi - direttore dell’Accademia Carrara negli anni Trenta dell’800 che scrive: “…l’’architettura della chiesa avrebbe qualche merito, ma è imbrattata con pitturacce di cattivo gusto…”; arriverà a proporne la scrostatura: sono i rischi delle mode, fortunatamente meno pericolose di altre idee.

 

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