Festa del Battesimo di Gesù. Si è messo in fila con i peccatori e si fa battezzare da Giovanni. Si lascia sporcare dal male che abita gli uomini: comincia nel Giordano quello che si compierà sulla croce. A partire da questa domenica i commenti al Vangelo ci vengono proposti da Gian Gabriele Vertova
In questa domenica, che fa da raccordo tra il tempo di Natale e il tempo ordinario, ricordiamo il Battesimo di Gesù ad opera di Giovanni. Comincia la vita pubblica, la missione che Gesù è stato incaricato di compiere. Matteo dopo aver dedicato i primi due capitoli all'infanzia di Gesù, in questo terzo capitolo ci parla della predicazione di Giovanni, del significato del suo Battesimo e poi del Battesimo ricevuto da Gesù. Questo gesto è forte e caratterizzerà ogni azione che Gesù compirà d'ora innanzi. Egli si è messo in fila con i peccatori, si sottopone al loro stesso rito di purificazione, pur non avendone alcun bisogno. Gesù è davvero il "Dio con noi".
E' divenuto in tutto in tutto simile all'umanità, diventa solidale con essa, nella sua situazione di male e di peccato. Se ne prenderà carico fino alla propria morte. E infatti questa scena del Giordano richiama in alcuni elementi quella del Calvario (Mt 27, 45-54): Gesù che si immerge nell'acqua della morte, il cielo e il velo del tempio che si squarciano, lo Spirito Santo qui discende, là viene restituito...
Il brano di oggi si distingue in due parti: prima vi è la discussione tra Giovanni e Gesù sull'opportunità di questo battesimo. Poi vi è la descrizione della prima manifestazione divina di Gesù (teofania). Egli esce dalle acque, i cieli si aprono, appare una colomba e si sentono le parole del Padre che presenta il proprio Figlio.
Tutta la Trinità è qui al Giordano per benedire la missione terrena del Figlio di Dio.
13 Allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Il verbo "venire" è lo stesso che caratterizza l'apparire di Giovanni all'inizio di questo capitolo 3. E' l'apparire di una svolta nella storia dell'umanità. Matteo rivela che Gesù si presenta presso Giovanni per essere battezzato da lui. Il battesimo di Giovanni era "per la conversione", per prepararsi degnamente ad accogliere il regno dei cieli ormai vicino (Mt 3, 2). Mentre Marco e Luca affermano che il battesimo di Giovanni era "per la remissione dei peccati", Matteo evita questa espressione, poiché per lui l'unico in grado di rimettere i peccati è Gesù, con la sua morte (Mt 26, 28). Non poteva chiedere la remissione dei peccati Colui che non aveva alcuna colpa!
Questo paradosso attraversa tutto il brano del battesimo di Gesù.
14 Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: "Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?".
Giovanni aveva appena detto che sarebbe venuto uno più forte di lui (Mt 3, 11). Ecco, Costui gli è davanti. Non è possibile che Giovanni, l'inferiore, immerga nel battesimo di conversione Gesù, Colui al quale non è degno di portare i sandali. E infatti glielo dice chiaro e tondo. E' Giovanni che ha bisogno del battesimo di Gesù "in Spirito Santo e fuoco" (Mt 3, 11).
15 Ma Gesù gli rispose: "Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia". Allora egli lo lasciò fare.
Gesù ha scelto di essere solidale in tutto con i peccatori (cf. la riflessione contenuta in Eb 2,17: doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e fedele... allo scopo di espiare i peccati del popolo). Perciò chiede a Giovanni di assecondarlo. C'è un disegno divino che loro due insieme devono compiere. Il termine "adempiere ogni giustizia" significa "compiere tutto ciò che sta scritto nella legge e nei profeti" (Mt 5, 17). Con il battesimo di Gesù si realizzerà la parola profetica: questo battesimo è "conveniente". Inoltre ha grande importanza il verbo "adempire" (pleroo) che in Matteo ha due significati: la realizzazione nella vita di Gesù delle profezie dell'Antico Testamento, oppure la radicalizzazione delle esigenze della Torà ("Non sono venuto ad abolire, ma a portare a compimento" Mt 5, 17). Entrambi i significati sono presenti nella risposta di Gesù a Giovanni, poiché compiere ogni giustizia si contrappone a compiere la giustizia in modo imparziale. Egli si sottopone a una giustizia abbondante, fa più di quello che gli viene richiesto. E allora Giovanni acconsente.
16 Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui.
Matteo non descrive il Battesimo di Gesù, bensì parla del suo uscire dalle acque. A questa uscita si accompagna una teofania, la manifestazione della divinità di Gesù, anzi di tutta la Trinità. Matteo ci racconterà tre altre teofanie: la trasfigurazione, la morte in croce e la resurrezione.
Questo breve racconto si compone di quattro elementi: la salita dall'acqua; l'apertura dei cieli; la discesa dello Spirito; la voce celeste.
La salita dall'acqua. Il verbo salire presuppone una discesa. Il battesimo di Giovanni aveva un duplice movimento di discesa/salita, morte e risurrezione. Anche Gesù vive questo movimento, prefigurando la sua morte e risurrezione. Nell'uscita dalle acque si può cogliere anche il passaggio del Giordano che il popolo di Israele compì nel suo ingresso nella terra promessa, guidato da Giosuè (Gs 4), altro simbolo della resurrezione.
I cieli che si aprono. Più volte i profeti raccontano l'aprirsi dei cieli, il cadere delle barriere che dividono l'umano e il divino.
La discesa dello Spirito come colomba. Gesù vede lo Spirito Santo discendere su di lui. La figura della colomba è molto importante nel linguaggio dell'Antico Testamento, ricorda soprattutto l'aleggiare dello Spirito di Dio sulle acque (Gn 1, 2) all'inizio della creazione. E' l'inizio di una nuova creazione. Un'altra colomba sulle acque è quella che comunicò a Noè la fine del diluvio, lo tringersi di una nuova alleanza di pace tra Dio e l'umanità (Gn 8, 8-12).
17 Ed ecco una voce dal cielo che diceva: "Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento".
L'ultimo elemento della teofania al Giordano è la voce che viene dai cieli, cioè da Dio. La voce è rivolta ai presenti e pronuncia la profezia del servo di JHWH di Is 42. Anche qui Matteo adatta le citazioni bibliche alle proprie esigenze narrative. Mentre Isaia parlava di un "servo eletto", Matteo introduce un "figlio prediletto", attingendo ad altri due passi scritturistici. Il primo è Sal 2, 7 ( Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato: il re davidico è il figlio adottivo di Dio). Il secondo è Gn 22, 2 (Isacco, il figlio prediletto di Abramo). Anche in questa affermazione troviamo tracciata la vocazione di Gesù come colui che è obbediente al Padre fino alla passione e alla morte.