Esaltazione della Santa Croce (immagine: Maurizio Bonfanti, crocifissione, particolare).
A partire da oggi i commenti ai vangeli domenicani sono affidati al nostro collaboratore Bruno Felice Duina
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In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «… E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. … Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui» (Gv 3,13-17).
La liturgia di oggi celebra l'Esaltazione della Croce. Mi chiedo quale possa essere nella nostra attuale società il senso di tale “esaltazione”. La modernità in cui siamo immersi, infatti, esalta valori diametralmente opposti alla Croce: il concetto stesso di sacrificio è, di fatto, esiliato dal sentire comune, e laddove mantenuto lo è in chiave negativa.
La logica capovolta del messaggio cristiano
Penso che un senso di questa Festa si possa scoprire nella necessitò di riflettere sul fatto che la prospettiva del cristiano è totalmente diversa da quella mondana: non si tratta, cioè, di un qualche miglioramento, di un contributo aggiuntivo, ma di un totale capovolgimento della logica che informa la nostra vita. Già nel vangelo di domenica scorsa, infatti, Gesù affermava senza mezzi termini: «Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.» (Lc 14,25).
Il portare la “propria croce” diventa quindi un atto volontario di assunzione di responsabilità - e non un subire stoicamente il grave peso di una natura matrigna e ostile (alla Leopardi o alla Schopenhauer) - che ci consente di vivere la nostra vita da uomini adulti e consapevoli in rapporto alle sfide, agli ostacoli o alle avversità che inevitabilmente ci vengono incontro e che, di petto direi, dobbiamo affrontare.
Non è neppure un traguardo che si possa raggiungere una volta per tutte, ma uno stile di vita che informa in profondità il nostro agire, tra alti e bassi, tra cadute e riprese, con i nostri limiti e le nostre fragilità.
Di quale salvezza ha bisogno il mondo di oggi?
Ma la croce non è la fine o il fine dell’uomo, è una condizione, un metodo, che apre alla Salvezza. Cristo ci ha preceduti prendendo su di sé, anche fisicamente, la Croce, accettando totalmente la volontà del Padre ma al fine di condurci alla Salvezza senza facili scorciatoie ma attraverso un cammino che ci viene chiaramente indicato come molto impegnativo, sorretti tuttavia dalla Grazia e, si auspica, dalla Comunità a cui apparteniamo, la Chiesa.
E Cristo lo precisa rassicurandoci, confortandoci, spiegandoci che Egli non è stato inviato «per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».
Già, che sia salvato: ma il mondo oggi pensa ancora che ci sia bisogno di una salvezza? E semmai quale salvezza? Se così è, come credo, sarà ancora più urgente testimoniare, giorno per giorno, la Verità che abbiamo accolto.