XXXIII domenica del tempo ordinario (tempera di Giuseppe Sala)
Per leggere i testi liturgici clicca qui
La minaccia della libertà e la distruzione inevitabile
«Tu sei il risultato finale di un’anomalia che, nonostante i miei sforzi, sono stato incapace di eliminare da quella che altrimenti è un’armonia di precisione matematica». L’Architetto si rivolge a Neo - il prescelto - in una delle scene decisive nella trilogia di Matrix. Nei film dei fratelli Wachowski di inizio anni 2000 il mondo è un’immensa costruzione artificiale voluta ‘dalle macchine’ per tenere sotto controllo l’umanità, ridotta allo stato di ‘generatore elettrico’. L’Architetto, l’ideatore del sistema, spiega a Neo che il dominio virtuale delle macchine sull’uomo sembrava facile da gestire: bastava ideare un mondo perfetto e immergervi le persone pronte a lasciarsi illudere e controllare. Ma l’umanità, incorreggibilmente imperfetta, ha continuato a mostrare un’anomalia: la scelta. Agli occhi dell’Architetto la libertà è la vera minaccia alla perfezione. E l’esito è inevitabile: la distruzione.
Il fascino di un mondo falso. Le “belle pietre” del Tempio
Se si scorrono le pagine della storia, sia essa antica o recente, si potrebbe essere tentati di dare ragione all’analisi dell’Architetto del film. Molti uomini si lasciano affascinare da un falso mondo, solo apparentemente perfetto. Si accontentano delle apparenze e di essere dominati dal pensiero comune o dalla voce del più forte. Si sottomettono passivamente alla logica del conformismo deresponsabilizzante.
Tra i bisogni dell’umanità sembra esserci quello di stare dentro la vita con mediocrità e ambivalenza, con amore per l’esteriorità e accettazione della prepotenza e dell’errore, con disprezzo dell’armonia. Per l’Architetto questi comportamenti sono tutti prevedibili ed escludono la possibilità dell’adesione al bene. E per chi vuole il potere è meglio così: tutto si fa prevedibile, come un’equazione matematica.
Le “belle pietre” che adornano il Tempio citate nel Vangelo sono espressione di una cercata perfezione. La costruzione sacra doveva mostrare la magnificenza di Dio ma rischiava di raccontare anche il potere, la ricchezza e l’esibizione di sé degli uomini religiosi. Il Tempio correva il rischio di entrare in una competizione con gli altri popoli e farsi casa per una casta sacerdotale preoccupata più di servire l’istituzione e le sue logiche di supremazia – quindi la bramosia di potere –, che Dio. La maestosità delle pietre e l’impatto della ritualità rischiano quindi di fomentare odi, posizioni identitarie e conflitti, disprezzo per chi non è allineato o all’altezza.
Oggi: manie di superiorità e distruzioni
Il presente non è troppo diverso dalla Gerusalemme nella quale si muove Gesù. Di pavoneggiamenti, pretese di superiorità, messaggi ingannevoli per ottenere vantaggio per sé e a danno di altri anche la contemporaneità ne è piena. E solo uno è l’esito: la distruzione. Aleppo, Mariupol, Gaza City, El Fasher sono alcuni dei luoghi che oggi continuano a suggerirci di che pasta sono fatti gli uomini, che sistema valoriale li affascina, come sanno orientare le scelte e quanto sono schiavi delle loro pretese di dominio. Sotto le macerie restano gli innocenti e con loro viene seppellita anche la speranza. Predicatori di sventura, amanti della paura, profeti di diffidenza e maestri di scoraggiamento si aggirano tra le rovine della storia: incutono timore e alimentano la sete di vendetta. “Non andate dietro a loro” continua a dirci il Vangelo. “Non vi terrorizzate, non è subito la fine”.
Il Vangelo, la certezza di essere custoditi
Nel Vangelo, come in Matrix, accade che tra gli uomini ne emergono alcuni capaci di scegliere, di porsi in modo diverso dalla massa. C’è qualcuno che rompe l’equazione. Così all’istinto di cedere alla potenza distruttrice si contrappone il bene raro e necessario della speranza.
La scelta che distrugge la schiavitù si configura innanzitutto come un freno posto alla paura. La scelta è orientare lo sguardo verso l’alto e in davanti, non più incatenati al capriccio del momento presente. La scelta per la vita è mettersi in ascolto di una voce interiore che invita a non sottrarsi al confronto e che legittima tutte le domande: “Non preoccupatevi prima della vostra difesa, io vi darò parola e sapienza”. La scelta che scardina ogni dominio è la certezza di essere custoditi, amati, figli: “Nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto”.
Gesù, nuovo e definitivo Tempio – luogo dell’incontro con Dio – non ha bisogno di pietre appariscenti e ornamenti barocchi per essere credibile. È libero di sperare ed è quindi è la vera ‘anomalia’ della storia. È la positività che non si lascia scoraggiare e che abita un mondo segnato da falsità e oppressione. È la fiducia che oltrepassa ogni preoccupazione. È il compimento della profezia di Zaccaria (Lc 1,68-79): Dio che visita il suo popolo, Salvatore potente, sole che sorte, colui che guida sulla via della pace. E noi possiamo scegliere di essere anomali insieme a lui.