Si sente ripetere spesso di eventi, decisioni, fatti "storici". Abbonda la storia perché non si ha il senso della storia. Trump è un maestro, in questo. Tutto è storico per lui, perché, precisamente, non sa cosa è la storia
"Evento storico". Così hanno detto, nei giorni scorsi, Macron e Starmer dopo aver concordato di mettere le loro armi atomiche a disposizione dell’Europa e della sua difesa.
Si moltiplicano affermazioni di questo tipo: un evento, una decisione, un incontro… sono “storici”, “cambiano la storia”, rappresentano un “novità assoluta”… E così via.
Mi sembra, così, a occhio e croce, che sono un po’ troppi gli eventi e i giorni “storici”. Mi domando se questo eccesso di storia non dipenda dal fatto che, precisamente, si è perso il senso della storia. Molto, troppo legati come siamo al presente, ci si dimentica che questo presente è figlio di un passato e padre di un futuro. Insomma, ci mancano le dimensioni lunghe dello sguardo.
Mi sembra anche che le persone più legate al presente sono quelle che parlano di più di storia e di storico. Trump coincide perfettamente con il presente, anche perché pare di capire che il presente, per lui, è semplicemente il suo presente. E nessuno come lui parla di legge storica, di decisione storica, di evento storico… Il presente trumpiano è tutto storico perché è senza storia.