Sogno folle di una folle estate

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Nonostante qualche piovasco
Il mio orto è una desolazione.
Ma non solo il mio orto

Il nostro piccolo orto, secco, assetato

Siamo a metà agosto, e qui a Rosciano nel nostro piccolo pezzo di orto, tentiamo di fresare la terra per piantare gli ortaggi per l’autunno. So che siamo già in ritardo, ma con la siccità e il caldo incombente non si poteva fare di più. Mi accorgo che non fresiamo terra, ma polvere e quindi ci diciamo che se non piove non si può piantare e allora addio raccolto di ortaggi autunnali. Bagnamo l’orto con un sistema a goccia oppure a volte anche con una canna per l’acqua, raccogliamo l’acqua piovana dai tetti, ma se non piove le vasche di raccolta si svuotano velocemente.

Gli anziani di Rosciano mi dicono che sopra i nostri orti c’era una piccola sorgente, ma mi dicono anche che ormai è come prosciugata. Vado a vedere ed in effetti c’era un qualcosa che sembrava una sorgente, ma è tutto secco. Ci portano i cavalli, ma mangiano erba secca e bisogna continuamente riempire la vasca dell’acqua. Insieme al Danilo, quello dei cavalli, decidiamo che è meglio portare via i cavalli.

I ragazzi di “famiglia aperta” nel mese di maggio hanno fatto una giornata di lavoro con noi e come ricordo hanno piantato un piccolo nespolo; crescerà ci siamo detti. Dobbiamo bagnare anche lui altrimenti secca.

Mi aggiro nell’orto che è una desolazione. Lo sento soffrire quel povero orto. Sento che implora acqua. Secco, tutto secco; tante zucchine, un po’ di pomodori, e poco altro. Tutto quello che riguarda insalate, radicchi, coste bianche niente da fare. Qualcuno suggerisce per l’anno prossimo di mettere come pacciamatura la paglia, l’erba secca, dicono che trattiene l’umidità. Faremo anche questo l’anno prossimo, ma la pacciamatura con l’erba secca non risolve il problema della siccità.

Tutti i giorni guardo il meteo sperando in temperature miti e temporali, ma niente, non cambia niente. Nell’immagine del meteo appare sempre quel grande sole rosso infuocato. Se non mi limito a guardare solo il mio orto, ma più in generale il mondo, mi viene addosso la tristezza per un cambiamento climatico ormai galoppante.  

Cari ragazzi, il vostro villaggio ha solo mura per difendersi

Ci sono due cose che voglio dire a commento di questa estate folle. La prima è questa: sono passati i ragazzi dei cre e, oltre ai vari giochi, hanno provato a fare un’attività dove bisognava riscostruire un paese, un paesaggio. Il tutto con foglie, pietre, rami, sassi e tutto quello che la natura offriva. Mi hanno colpito due cose di questi paesaggi ricostruiti: tutti avevano grandi mura per difendersi dai cattivi (come hanno detto i ragazzi). Nessuno ha messo un focolare, nessuno ha messo gli animali e gli umani. Paesaggi vuoti.

Forse non abbiamo insegnato bene ai nostri ragazzi che un paesaggio è fatto di relazioni tra tutti e tutto, forse non abbiamo insegnato ai ragazzi che i confini non sono fatti per difendere i nostri sacri territori, ma i confini devono diventare luoghi di passaggio. Anche questa esperienza fa parte di questa estate folle. 

Caro Draghi, prova a credere in una economia sociale, di comunione

La seconda piccola nota. Abbiamo un uomo che tra poco lascerà il governo, salvo poi richiederlo tutti e poi mollarlo tutti e tutto a secondo della convenienza e dell’utilità. È intelligente, capace, è un drago, tiene relazioni con tutto il mondo.

In questa estate folle chiedo a lui una cosa: molla l’economia capitalista, liberale, quella del profitto ad ogni costo e diventa colui che crede in un’economia sociale, di comunione. Diventa colui che, insieme ad altri, ci aiuta ad assumere fino in fondo la giustizia sociale, la lotta contro le povertà, la lotta ai cambiamenti climatici.

Io e tanti semplici umani, facciamo qualcosa con i nostri piccoli orti. Tu puoi fare tanto, visto che conosci il mondo intero. Sogni di un’estate folle. 

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