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San Giuseppe. I suoi sogni e i sogni dei giovani

san Giuseppe

Giuseppe ascolta Dio che gli parla in sogno. Tace e obbedisce. Alberto Varinelli riflette sui molti sogni di cui i giovani vivono e le molte delusioni che ne seguono. Esempi dal mondo della scuola

 

 

Giuseppe tace. E sogna

Ogni tre anni, quando si legge il ciclo di letture liturgiche dell’anno A, protagonista della quarta domenica del tempo di Avvento non è la Vergine Maria, bensì San Giuseppe. Un aspetto interessante, inerente San Giuseppe, è quello legato alla questione dei sogni. Infatti, se Maria è sveglia, sveglissima, quando l’angelo Gabriele le annuncia la nascita del Figlio, concepito per opera dello Spirito Santo, per San Giuseppe la volontà di Dio giunge sempre attraverso i sogni.

Così avviene, come affermato dall’evangelista Matteo nel Vangelo che abbiamo letto nella scorsa domenica, nel sogno che reca la richiesta di accogliere con sé Maria e il frutto del suo grembo; lo stesso avverrà quando, sempre in sogno, gli verrà detto che per salvare quel bambino dalla furia di Erode, dovrà partire con la moglie e il neonato per recarsi in Egitto.

Non importa, in questa sede, stare a scomodare gli studi di psicanalisi sui sogni. Da parte mia, basta sottolineare la grande fede di Giuseppe, che riesce proprio grazie ai sogni a riconoscere la volontà di Dio, tanto da attuarla con immediatezza al suo risveglio. Grazie al riconoscimento che la volontà di Dio si manifesta durante il tempo del sonno, Giuseppe riesce a superare la ristrettezza della legge che prevedrebbe l’esercizio dell’atto di ripudio verso Maria, sua promessa sposa, incinta di un bambino di cui lui non è il padre.

Anche i giovani sognano

La questione dei sogni mi ha dato da pensare, in occasione dell’omelia per la mia comunità, in particolare in riferimento ai giovani. Così mi sono domandato, condividendo la domanda a chi era presente alla celebrazione: “Quanto noi, oggi, come Chiesa, ci prendiamo cura dei sogni dei nostri giovani?”. Infatti, nei nostri ambienti, spesso serpeggiano critiche nei confronti dei giovani, tacciati di vivere soltanto l’istante, di non sognare più, di non essere capaci di generare futuro. Personalmente, non ritengo sia così. La maggioranza dei giovani che conosco non solo sa sognare, ma si applica quotidianamente perché i sogni diventino realtà.

Qui si pone il problema: spesso, non ci sono le condizioni per la realizzazione dei sogni dei nostri giovani!

Ma i giovani faticano a realizzare i loro sogni

Mi permetto due esempi. Il primo: se l’età pensionabile continua ad aumentare, come si può sperare che i giovani possano essere immessi nel mondo del lavoro? Un secondo esempio, un po’ più specifico: la selezione del personale scolastico. In questi giorni, ho visto piangere diversi giovani. Una giovane, raccontandomi del concorso affrontato per diventare docente di sostegno, mi ha detto sconsolata: “Don, mi verrebbe voglia di cambiare mestiere! Per l’ennesima volta ho fatto il concorso, risulterò idonea, ma non prenderò posto di ruolo. Perché? Ho ottenuto un ottimo risultato, ma come tutte le altre volte ci sarà chi, pur con un risultato nettamente inferiore al mio, avrà carte e agevolazioni varie che nessuno verificherà e ci passerà davanti. È sempre così, sempre così!”.

Ora, questo significa distruggere i sogni dei nostri giovani! Se chi supera meritatamente il concorso si vede sorpassare da gente che esibisce certificati a volte di dubbia provenienza (a partire da titoli esteri notoriamente comprati… dov’è finita la promessa dei governi di depennarli dai curricula?), agevolazioni varie legate anche a questioni serie (vedasi legge 104) ma che nessuno verifica, come sarà possibile per queste persone entrare nel mondo del lavoro?

I governi ci mettono del loro

Per non parlare della vergogna, di cui i governi, di ogni colore politico, hanno grave responsabilità, che rende possibile, ad oggi, equiparare il superamento di un anno di corso per il TFA sostegno, fatto di lezioni impegnative dopo l’orario di lavoro e di esami di livello universitario, con la frequentazione a pagamento di corsi offerti dal ministero stesso, che con pochi mesi di lezioni online e un esamino fatto perché tutti possano superarlo, rendono possibile avere lo stesso punteggio di chi ha lavorato e studiato seriamente in università (e in presenza!) per un anno intero, scrivendo anche tesi non troppo distanti, come livello, da quelle di laurea.

E se si dovessero descrivere i giochetti di chi presenta ripetutamente certificati medici, continuando a presentare carte di malattia che durano mesi, rinnovandole anche settimanalmente, così che non possa essere assegnata la cattedra ad altro docente…quante questioni uscirebbero (ne sappiamo qualcosa, noi che viviamo nel mondo della scuola). È immorale tutto questo!

Come Chiesa, non possiamo tacere di fronte a queste iniquità, perché ne va del futuro dei nostri giovani, ne va del nostro futuro! Il Natale, che stiamo per celebrare, dice della serietà con la quale Dio ha scelto di entrare nella vita degli uomini per sporcarsi le mani in essa, per salvare l’umanità abitando da uomo in mezzo agli uomini.

Così, celebrare l’incarnazione del Figlio di Dio significa innanzitutto avere la stessa disponibilità a sporcarsi le mani per la dignità dei nostri fratelli e delle nostre sorelle.

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