Ho letto, come tutti, la notizia dei tre bambini rom di Milano. Hanno “svaligiato” – cioè: alla lettera: rubato le valigie di una macchina di turisti francesi -, poi sono tornati dalla macchina e l’hanno avviata. Guidava uno dei quattro, 13 anni di età. La macchina, lanciata a tutta velocità, ha investito una signora di 71 anni, Cecilia De Astis, che è deceduta. L’incidente è avvenuto qualche giorno e ha fatto discutere molto.
A distanza di qualche giorno e a bocce ferme è possibile qualche ragionamento. Ho parlato del fatto con amici. Tutti, in vari modi, sono d’accordo: i rom sono spesso “sregolati”, i bambini vengono usati per accattonaggio, spesso non frequentano la scuola. Siamo d’accordo anche nel dire che non si riesce ad accettare che gruppi che vivono ai margini fisici della società, vivano anche ai margini sociali, oltre e contro le leggi. La gente ha diritto alla sicurezza. Alcuni hanno aggiunto che la sicurezza non riguarda solo i rom e che tanta gente che rom non è destabilizza la società molto più dei rom.
In altre parole, le reazioni di noi, comuni, comunissimi cittadini è il disagio di fronte a un fatto del genere e la richiesta di una società capace di arginare forze che rendono impossibile vivere e vivere sereni.
Al fatto ha reagito anche Salvini. Molto a modo suo. La prima reazione, a caldo, è stata la richiesta di “radere al suolo” i campi rom. Poi è intervenuto una seconda volta per invocare l’intervento dei servizi sociali per raccomandare la fine della “tolleranza e del buonismo”. Non ha precisato se, nel frattempo, ha cambiato parere o se confermava che il modo migliore per mettere fine al buonismo restava quello di "radere al suolo".
Ma è soprattutto l’intervento a caldo che ci interessa. In effetti, quando uno dice senza pensarci molto, dice esattamente quello che pensa.
Ora, l’intervento di Salvini, il Salvini a caldo, non impone le leggi che arginano la forza, ma usa la forza che argina le leggi. E questa “proposta” viene dal vice primo ministro, ministro della Repubblica, ex-ministro e aspirante ministro dell’Interno. Non bisogna essere dei geni della politica e della legge per capire che in una società siffatta non saremmo tutti liberi grazie a una legge condivisa che ci protegge, ma tutti soggiogati all’unica legge, quella del più forte. E non interessa molto che il più forte sia chi governa: la storia – quella antica e quella attuale - è piena di governi e di governanti che usano tale forza al punto da far credere che l’unica legge è la loro forza.
Con Salvini, dunque, ci risiamo: non interessa la forza della politica ma la politica della forza.