Bergamo, città che respira? Esiste un piano di rigenerazione urbana in città? Da dove comincia la ri-naturalizzazione del suolo cementato e asfaltato?

Muoversi in città è diventato difficile
Spero di non urtare la sensibilità degli esperti, dato che esperto in urbanistica non sono. Da semplice ma non disattento cittadino di Bergamo, rilevo che in città è sempre più difficile muoversi in macchina e tanto meno in bici. Cantieri e rifacimenti, nuovi indirizzi di viabilità, automobili sempre più ingombranti, maleducazione ed egocentrismo di chi guida, esasperazione di pedoni che si scagliano contro monopattini e biciclette…
Senza scadere in un inutile giudizio generalista, la sensazione di un ciclista che viaggia a contatto con la terra della strada e rileva i comportamenti così da vicino, credo che possa essere condivisibile, almeno in parte.
L’aria che si respira non è salubre
Entro il 2050, 7 esseri umani su 10, abiteranno in contesti urbani. La svolta radicale, rispetto alla vivibilità cittadina, potrebbe consistere nel cessare di concepire la città come macchina inerte di asfalto e cemento e ripensarla, invece, come un organismo vivente che respira, assorbe acqua e regola la propria temperatura. Lo constatiamo soprattutto in questo mese di gran caldo.
Il rapporto sul consumo del suolo dell’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca (ISPRA) rivela che a Bergamo il cemento in città è pari al 46% del suolo. I dati non recenti (2012) collocavano la nostra città nella classifica dei Comuni più cementati d’Italia, dopo Napoli, Milano, Torino, Pescara e Monza. Può darsi che in questi ultimi anni la classifica sia cambiata. Tuttavia, non si può certo dire che Bergamo, nonostante sia circondata a colline e montagne, goda di aria salubre e priva di veleni.

Tra grandi sogni e progetti deludenti
L’amministrazione comunale di Bergamo testimonia di aver avviato un intervento di riqualificazione urbana e transizione ecologica del valore complessivo di 935 mila euro, con un finanziamento di 500 mila euro da parte della regione Lombardia. “Strade verdi” nel quartiere di Boccaleone prevede la rimozione di quasi quattro mila mq di asfalto per istallare superfici drenanti e nuove piantumazioni.
È dunque avviata una nuova sensibilità nei confronti della devastazione del suolo? Se non vado errato, il cantiere (molto contestato) della durata di 5 anni dal 2021 al Parco Ovest 2, prevedeva la costruzione della “Smart City” con circa 70 abitazioni, una RSA, un hotel, l’immancabile struttura commerciale, negozi e lotti di parcheggio.
Il pensiero va anche alle sciagurate ristrutturazioni del passato rispetto a piazze e slarghi tipo Piazza Dante, Piazza Risorgimento, Piazzetta Carrara, la “città modello” di Chorus Life e gli orribili loculi del complesso residenziale “Il Camozzi” al posto dello storico quartier generale dell’ex Italcementi (per stendere un velo pietoso sul Piazzale degli Alpini…).


Da dove si comincerà a rimuovere asfalto e cemento per ristabilire un serio legame tra natura e città, dopo la corsa impazzita verso la selvaggia urbanizzazione?
Si legge che numerose città del mondo, come Singapore, Londra, Berlino, Melbourne hanno intrapreso progetti di rinaturalizzazione del suolo urbano. Verrà il momento anche perBergamo?
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Galimberti