Si è sognato a lungo che si realizzassero le parole del profeta: "...forgeranno le loro spade in vomeri".
Intanto il "Principe di questo mondo" allarga il suo regno.
Non si può arrivare alla pace passando attraverso la guerra
A lungo, dopo la seconda guerra mondiale, si è parlato di disarmo e le economie si sono attrezzate al processo di riconversione dell’industria bellica in industria civile. Sembrava che si stesse finalmente realizzando il sogno messianico di Isaia (2,4) e di Michea (4,3): “Egli sarà giudice fra le genti e sarà arbitro fra molti popoli. Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell'arte della guerra”. Era quasi l’alba del periodo escatologico, tanto caro alla visione di Giorgio La Pira, quando l’angelo “afferrò il dragone, il serpente antico - cioè il diavolo, satana - e lo incatenò per mille anni” (Apoc., 20,2).
Le industrie civili vengono convertite in industrie militari
Ora, purtroppo, la cronaca ci fa assistere all’esordio del percorso inverso: le industrie civili in crisi (specie quelle automobilistiche) stanno per essere convertite in industrie militari. Perché rendono di più.
In questo ritorno sembra eccellere la Germania della coalizione di Merz, che, con la scusa di portare aiuto all’Ucraina invasa, punta a risolvere la crisi della Volkswagen costruendo armi al posto di automobili.
L’Anticristo dà ad intendere che il ritorno dagli aratri alle spade avvenga in nome della ricerca della pace
L’Anticristo si prende la rivincita. Lo fa con astuzia, perché dà ad intendere che questo ritorno dagli aratri alle spade avvenga in nome della ricerca della pace; o, meglio, per essere più credibile ancora: nel nome della pace giusta. Non importa se, nel nome di una giustizia affermata, può scatenarsi una guerra distruttiva del mondo e quindi un annullamento della vita che è presupposto della virtù etica della giustizia. Non importa se interessa più il business della pace.
Dal tempo messianico si ritorna così al tempo governato dal Principe di questo mondo, o Anticristo, che persuade ponendo in atto l’astuto inganno di trasportare l’eschaton nel tempo, pretendendo nella storia la sovrapposizione di pace e giustizia, che coincideranno perfettamente solo alla fine della storia quando “misericordia e verità s'incontreranno, giustizia e pace si baceranno” (Salmo, 84,11), cioè si uniranno perfettamente. Il versetto salmico – come ricorderanno gli ormai pochi superstiti all’era di Pio XII – era il motto di quel Papa che, chiamandosi Pacelli, giocava sull’assonanza del suo nome con la pace (pace-Pacelli).
Si parla di pace giusta e si distrugge la pace possibile
Ma pretendendo una impossibile sovrapposizione di pace e giustizia, si distrugge la pace possibile che è il fine della città dell’uomo. E proprio i realisti che sostengono che la pace assoluta non potrà mai esserci nel tempo della storia, dovrebbero sapere che non potrà mai esserci nella storia un tempo in cui giustizia e pace si baceranno pienamente, e nemmeno in cui misericordia e verità s’incontreranno nella loro pienezza.
Giustizia e pace si incontreranno sempre solo parzialmente
Ma qui e ora esse sempre si incontreranno parzialmente e in una dialettica. E questo si dà solo col dialogo e con la fiducia dei popoli: dando e ricevendo fiducia. Senza pretendere la piena sovrapposizione, perché è sempre meglio una qualche pace ad una guerra nel nome della pace giusta che mai verrà.
Molti oggi cercano di prevedere le future mosse di papa Leone al proposito, tirandolo spesso per la giacca. Fanno leva sulla sua vocazione di “agostiniano” per ricordargli che per Agostino la vera pace esiste solo in compagnia con la giustizia. E così non fanno né pace né giustiizia.
"Acquistare la pace con la pace, non con la guerra"
Ma Agostino fu il primo pensatore antico a contrastare il principio si vis pacem, para bellum (“se vuoi la pace, prepara la guerra”), cioè la finalizzazione della guerra alla pace. Egli ricorda, proprio ad un alto rappresentante politico (Dario, governatore romano dell’Africa), il suo nuovo, rivoluzionario, principio: “acquistare la pace con la pace, non con la guerra” (acquirere vel obtinere pacem pace, non bello: Epistola 229, 2). Perché nessun fine (quale è la pace) giustifica un mezzo che lo contraddica (come è la guerra), ma richiede un mezzo omogeneo ad esso, cioè gradualmente progrediente verso di esso.
Le intuizioni di Agostino. Papa Leone è suo figlio
La giustizia (in quanto virtù etica) è uno strumento che non va oltre il tempo, mentre la pace traguarda sull’eterno ed è segno dell’eterno. Nel bacio dei due soggetti (pace e giustizia) è la pace che bacia per prima e comunque, perché la giustizia, virtù etica che dà a ciascuno il suo, giudica quale sia “il suo” che spetta a ciascuno e quindi valuta a chi dare il suo bacio; mentre la pace sa che il “suo” dell’essere umano è il suo stesso fine di essere umano di stare nella pace, e quindi lo rende degno di essere comunque da essa baciato. E sa che se bacia per prima, la pace ha la capacità di stimolare il contraccambio di pace, come la scintilla che scocca nell’eros di Platone, dove amore risponde ad amore ricevuto. Come dice il nostro massimo Poeta: “Amor ch’a nullo amato amar perdona”.
Di questo tipo è la lezione, alta e complessa, di Agostino sulla pace. E papa Leone è un suo figlio.
Leggi anche:
Parimbelli
Rocchetti