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L’educazione sessuale a scuola. Un diritto sacrosanto. Con qualche rischio

educazione sessuale, scuola

E’ di ieri, 2 dicembre, uno sviluppo significativo della discussa legge sulla educazione sessuale a scuola. La Camera dei Deputati ha fatto cadere il divieto per le scuole medie, che vengono in tal modo equiparate alle superiori, Nel decreto precedente l’educazione sessuale poteva iniziare soltanto con le superiori. Si tratta comunque di un tema controverso e ricco di implicazioni. Provo anch’io a dire la mia

 

 

Per prima cosa facciamo il punto della situazione a oggi. Mentre la proposta di legge del governo vieta l’educazione sessuale nella scuola dell’infanzia e nella primaria, apre alla possibilità nella secondaria di primo e secondo grado, ma solo previo consenso della famiglia.

In caso contrario agli studenti dovrà essere offerta una lezione alternativa (come accade per chi si esonera dall’insegnamento della religione cattolica). Può darsi che nell’iter parlamentare la proposta venga ulteriormente specificata o modificata. Stiamo al quadro attuale.

Il corpo e gli affetti

Mi pare che il tema dell’educazione sessuale/affettiva presenti due livelli di approccio: il primo è quello scientifico/tecnico, nel quale cioè si mette a fuoco tutto ciò che riguarda il corpo maschile e femminile, l’atto del concepimento, le malattie a trasmissione sessuale, insomma quanto ha a che fare con gli apparati genitali/riproduttivi e le loro funzioni.

Il secondo è quello affettivo/psicologico/etico, che pone al centro dell’attenzione i sentimenti, le emozioni, i piaceri dell’amore ma anche le possibili devianze e storture (come la violenza di genere o la negazione della parità), e ancora il rispetto dell’identità sessuale, la fluidità di genere, l’omosessualità e quant’altro.

Riguardo al primo approccio, il ministro Valditara richiama le Indicazioni Nazionali, nelle quali l’educazione sessuale è riportata come argomento delle scienze naturali. Ciò garantisce che il tema sia affrontato e sviluppato dalla figura competente dell’insegnante. Pertanto ha ragione il ministro quando afferma che l’educazione sessuale già si fa nelle scuole, se consideriamo, lo ripeto, l’approccio scientifico.

La famiglia e la questione del consenso

Riguardo al secondo livello, quello più delicato e complesso in quanto esposto a risvolti e sfumature con una forte valenza etica ed educativa, la richiesta del consenso da parte della famiglia minerebbe secondo alcuni l’autonomia della scuola favorendo processi censori e riporterebbe l’Italia al passato, mentre in altri paesi europei l’educazione sessuale è già materia curricolare.

Personalmente sono convinto che sia un dovere garantire l’educazione sessuoaffettiva, ma non mi sembra fuori luogo la richiesta del consenso familiare, vista come espressione della corresponsabilità educativa propria dell’alleanza fra scuola e famiglia. L’importante è che sia garantito il diritto di chi vuole affidarsi alla scuola per l’educazione affettiva dei figli, così come il diritto di chi non vuole.

L’insegnante o il mediatore culturale e i rischi possibili

C’è però un aspetto che travalica la questione, comunque la si voglia approcciare. Tanto l’informazione scientifica quanto la formazione affettiva, anche in presenza di consenso familiare, non possono non presentare il rischio di forme di indottrinamento o persino di plagio nei casi più estremi.

Voglio dire che tutto dipende poi dall’insegnante e/o dal formatore e dal modo con cui vengono veicolati i contenuti, sia di carattere informativo che psicologico/affettivo. Pertanto né le Indicazioni Nazionali né il consenso genitoriale hanno il potere di scongiurare i rischi che solo l’onestà intellettuale, la correttezza e l’equilibrio del mediatore culturale sono in grado di evitare.

Si può parlare di identità sessuale, di liquidità di genere, di violenza, di femminicidi e di molto altro in modo ponderato, prudente e allo stesso tempo esaustivo, senza eccessi, oppure anche la tematica più neutra e meno esposta a letture soggettive rischia di diventare veicolo di disinformazione o di danno per lo studente.

Tale rischio lo si corre anche in altri contesti: è fuorviante e dannosa la scelta di chi insegna la storia e la filosofia  secondo una lettura esclusivamente cristiana-cattolica, quindi dottrinale, così come lo è la scelta di chi, per motivi ideologici, mina alla radice fino a distruggere i cammini di fede degli studenti inculcando ideologie contrarie al senso religioso; lo stesso può valere per la veicolazione delle idee politiche: un insegnante di filosofia, comunque la pensi, è chiamato ad esprimerle non in modo asettico (è giusto che trapeli il pensiero), ma di certo oggettivo e misurato, prudente.

La baraonda e lo stile

Concludendo, credo che la questione dell’educazione sessuale/affettiva non possa essere gettata in baraonda, come accaduto recentemente in Parlamento, quando le provocazioni dell’opposizione sono state forti fino all’offesa, così come è stata fuori luogo la reazione sconsiderata del ministro.

Evitiamo di alzare la voce e di indire crociate pro o contro: è prevalentemente una questione di modi, direi di stile, con cui si affronta la tematica. Vanno garantite trasparenza e esaustività sui contenuti e devono essere favoriti e sollecitati il dialogo e il confronto, anche al manifestarsi di posizioni divergenti.

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