Silvio Garattini, nell’incontro di ieri alla Caversazzi, ha lamentato l’assenza dei giovani. Mi è venuto in mente un paragone strampalato: succede la stessa cosa per la messa.
Ho partecipato, oggi pomeriggio, all’incontro della “Fiera dei librai” con Silvio Garattini. Garattini presentava il suo ultimo libro, “Non è mai troppo tardi”. I temi erano quelli della salute, del cibo, della abitudini buone e cattive che segnano la vita quotidiana. A parte la straordinaria lucidità dello studioso che, il prossimo movembre compirà 98 anni, a parte la sua straordinaria competenza e familiarità con dati e date.
Mi ha fatto riflettere e ho in effetti riflettuto mentre tornavo a casa su una battuta che il professor Silvio Garattini ha fatto alla fine, quasi a lato del tema. Gli era stato chiesto un suo parere in rapporto al tema e ai giovani. Garattini ha fatto notare che, all’incontro che ha avuto luogo nel cortile della biblioteca Caversazzi, nel tendone strapieno di attentissimi spettatori, erano assenti i giovani. Ha fatto notare che è successo anche altrove. I giovani non ci sono quando ci sono gli adulti, ma ci sono e partecipano quando gli incontri sono per loro. Una questione che non ha molto a che fare con la ricerca scientifica ma con una generale forma di cultura.
La mia riflessione non ha riguardato la scienza e la ricerca della quale non so praticamente nulla. Ma mi ha permesso un parallelismo a prima vista strano. In fondo dei giovani si può dire la stessa cosa anche per un ambito che è molto diverso dalle conferenze scientifiche: la liturgia. Anche alle molte messe non ci sono i giovani. O sono pochissimi. Anche la liturgia dice poco ai giovani e i giovani dicono poco alla liturgia.
Mentre la pastorale giovanile esiste ancora, mentre la stessa catechesi si sforza di adattarsi alle diverse età, la liturgia si è come irrigidita su stili uniformi. Si parla poco e si fa poco per le “messe dei ragazzi”, si fa ancora meno per le “messe degli adolescenti” o per le “messe dei giovani”. Forse si è trattato di un circolo vizioso: i giovani non frequentano più la messa e la comunità cristiana non sente più la necessità di fare qualcosa per chi non si fa più vedere.
E così le molte messe sono sempre più messe per pochi adulti e per pochissimi giovani. E le nostre chiesone spesso semideserte non sono precisamente un invito alla partecipazione.
E’ in gioco la liturgia ma, forse, la stessa idea di Chiesa e dei luoghi in cui la Chiesa celebra le sue liturgie.
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Rocchetti