Esperienza estiva. Si ritorna da una passeggiata. Veniamo bloccati da un pullman di anziani e disabili. La reazione sgradevole dei miei amici. La gita è finita senza parole
Di ritorno da una gita, un santuario
Siamo di ritorno da una camminata in montagna, molto bella anche se i dislivelli e le ore di cammino alla mia età cominciano a farsi sentire. Il traffico è lento ma scorrevole; la strada ad un certo punto forma una specie di ansa in una stretta gola dove sorge un noto santuario, un grande edificio in stile neobizantino, ampliamento di un’antica cappella dove nel 1494 si verificò un evento prodigioso: qui, in un sacello, un affresco tardogotico raffigura la Vergine in trono che allatta il Bambino, in basso un cartiglio recita «In gremio Matris sedet Sapientia Patris».
Ogni anno numerosi pellegrini raggiungono il santuario nella cui prossimità, nonostante l’angustia del luogo, si è riusciti a costruire una grande struttura destinata parte a RSA e parte ad ospitalità di pellegrini, struttura per la verità piuttosto sciatta, anonima, tutta uno spigolo, che fa a pugni con la morbida linea del Santuario: in questo tratto la strada crea un collo di bottiglia frenando inevitabilmente il traffico.
Al santuario un pullman di anziani e disabili
Il tardo pomeriggio è afoso ed ora il traffico non solo rallenta come al solito, ma si ferma. Sono in compagnia di due amici “in partibus infidelium” con i quali ho fatto l’escursione e vediamo che il blocco è dovuto ad un mega pullman fermo di fronte all’ingresso della grande struttura per ricevere i pellegrini. Sul pullman campeggia la scritta “UNITALSI” ed infatti si scorgono diverse persone, per lo più anziane, invalide e in difficoltà, scendere dal pullman che, aiutate da alcuni accompagnatori, attraversano la strada: chi sulla sedia a rotelle, chi con ausili motori, alcuni sostenuti a braccetto altri semplicemente indirizzati.
L’operazione di discesa dal pullman e attraversamento della strada dei pellegrini avviene a singhiozzo, con una lentezza esasperante, sembra non finire mai: io sono alla guida, abbagliato dal torrido sole che mi batte in fronte, rimango in silenzio guardando davanti, mentre i miei amici, infastiditi, si lasciano andare ad un crescendo di lamenti, in sostanza su «questi poveracci trascinati fin qui senza pietà con questo clima insopportabile».
In macchina, la reazione dei miei amici. E la mia
Sono troppo stanco per parlare, ho le mani incollate al volante, ascolto con un senso di profonda tristezza i commenti che mi tocca sentire ma ancora di più nel vedere la fatica di alcuni poveri invalidi, grondanti di sudore, rossi, gonfi, evidentemente esausti per il viaggio (il pullman è targato Pavia, potrebbero essere più di tre ore di viaggio). Ad una signora senza età, tremendamente obesa, si incastra la caviglia nella pedalina della sedia a rotelle, emette un gemito soffocato una specie di latrato: il volontario che l’accompagna subito si inginocchia ma non riesce a smuoverla; si blocca di nuovo la discesa dal pullman degli altri pellegrini.
A questo punto, uno dei due amici commenta con tono sarcastico: «il bello è che sti sfigati vengono pure qui a pregare la Madonna che gli faccia la grazia».
«Certo che se fosse per voi» rispondo io calmo ma fermo «la Grazia gliela fareste subito, anche senza farvi pregare: li fareste fuori tutti»
Nessuno ha più parlato per il resto del viaggio.