La guerra e il futuro da sperare. E da costruire

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La guerra e il futuro da sperare. E da costruire

Guardo questa pagina bianca e non so bene di quale argomento parlare.
Della guerra e della pace?
Ne abbiamo dette tante di cose, alcune interessanti altre un po’ meno.

Della chiesa e del suo appello all’accoglienza dei profughi? Qui non voglio entrare in merito, perché al di là dei modi corretti o meno di fare accoglienza, dobbiamo dire che comunque in queste occasioni ci muoviamo.

Le molte domande e il futuro incerto

A volte sembra che si faccia puro assistenzialismo, altre volte sembra che la carità è sapiente, intelligente. Ho quasi l’impressione che quando le emergenze arrivano, cuore e mente devono andare insieme, assistenza e organizzazione vanno a braccetto. Ma alla fine nemmeno questo argomento di una carità sapiente e di un’accoglienza intelligente mi prende a tal punto da doverci scrivere qualcosa.

Ho l’impressione che viviamo giorni sospesi, giorni in attesa di un qualche evento, giorni che attendiamo con preoccupazione e con la giusta dose di apprensione. Il cuore si apre all’accoglienza, la mente inventa risposte sapienti.  Ma la domanda che sento di più nel mio cuore e attorno a me è invece una domanda sul futuro, sul che cosa ci aspetta domani.

Forse è di questo che voglio parlare. È come se dovessimo mettere insieme una serie di parole che non hanno risposta. Sono parole del tipo: attesa, futuro, pace, guerra. Tutto si può riassumere così: che fare in questo tempo di attesa del futuro? Basta la sola generosità dell’accoglienza? Basta la sola analisi anche approfondita delle vicende che stiamo vivendo? Basta la sola determinazione alla pace (tra l’altro di questo ne sono profondamente convinto) basta tutto questo?

“Vegliate ogni momento”

Io ritengo che non basti. Viviamo il tempo come tempo sospeso, tempo di attesa che il credente traduce in una veglia operosa. Il vangelo scrive così: “Vegliate in ogni momento pregando”. Cerco tra i grandi della storia e trovo un pensiero di Bonhoeffer, un suo sermone d’avvento che dice così.

l’attendere è un’arte che il nostro tempo impaziente ha dimenticato. Il nostro tempo vorrebbe cogliere il frutto appena il germoglio è piantato; così, gli occhi avidi, sono ingannati in continuazione, perché il frutto, all’apparenza così bello, al suo interno è ancora aspro, e, mani impietose, gettano via, ciò che le ha deluse. Chi non conosce l’aspra beatitudine dell’attesa, che è mancanza di ciò che si spera, non sperimenterà mai, nella sua interezza, la benedizione dell’adempimento (Dietrich Bonhoeffer, dal Sermone sulla I domenica di Avvento, 2 dicembre 1928).

Vegliamo per attendere la pienezza del tempo, vegliamo operando la pace. Occhi svegli, mente intelligente, cuore aperto, passo veloce, mani aperte. Questo è il modo con cui vivere questo tempo di attesa e di veglia.

Pace delle parole e dei gesti

Trovo altri due testi che mi aiutano in questa riflessione di un tempo sospeso che diventa tempo di attesa e di vigilanza.  Questa operosa vigilanza si deve tradurre in gesti di pace effettivi, reali, veri.  San Girolamo scrive al riguardo.

Non è gran cosa pretendere la pace a parole e distruggerla con le azioni. Gli sforzi vanno in un senso, ma le nostre azioni in un altro. A parole, cantiamo la concordia; nei fatti, esigiamo l’asservimento. Anche noi vogliamo la pace, e non soltanto la vogliamo, ma la imploriamo, la pace di Cristo, però, la pace vera, una pace senza inimicizie, una pace che non implichi la guerra, una pace che non schiacci i nemici, ma che li unisca come amici. Lettere 82,2.

La vigilanza operosa è pace nelle parole e nei gesti. L’attesa del futuro non si riempie di paura, ma di pace.

E per finire ecco Charles de Foucauld che scrive:

Beati gli operatori di pace, perché́ saranno chiamati figli di Dio (Mt 5,9). Operatori di pace … quelli che amano la pace … quelli che cercano di far regnare la pace in mezzo agli uomini … Quelli che cercano di far regnare la pace in mezzo agli uomini, di essere in pace con tutti, sono quelli che sanno ciò̀ che sono gli uomini: una sola famiglia nella quale tutti sono fratelli….  Famiglia nella quale il padre vuole l’amore tra i suoi diversi figli più̀ di quanto la tenera madre sulla terra lo voglia tra i suoi; famiglia in cui, per conseguenza, Dio vuole che regnino la pace e l’amore, la concordia e la più̀ affettuosa tenerezza tra tutti i fratelli, vale a dire tra tutti gli uomini.

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