Molto volentieri pubblichiamo questa testimonianza che viene dalla parrocchia curata dai Dossettiani a Ain Ari, un vilaggio a circa 6 km a nord-ovest di Ramallah. Consta di 1800 abitanti dei quali meno di un terzo sono cristiani (circa 260 ortodossi e 150 latini), e due terzi musulmani. La convivenza tra le due comunità religiose è pacifica ed improntata a solidarietà, forse anche a motivo della comune sofferenza legata all’occupazione israeliana.
Un'aggressione dei coloni. “Questa terra è nostra. Andatevene"
Uno dei membri cristiani della nostra parrocchia del villaggio di Ein Arik, il signor Nuzhat Shahin, è stato vittima di una grave aggressione fisica da parte di un gruppo di coloni israeliani martedì 27 gennaio 2026, mentre si trovava in compagnia di un amico, insieme a una famiglia palestinese che si stava recando verso la propria terra sulla collina opposta al paese.
All’improvviso è apparso un gruppo di coloni israeliani, alcuni armati e altri muniti di bastoni, che hanno iniziato a costringere i palestinesi ad allontanarsi dall’area, dicendo loro: «Andate via da qui». Quando uno dei palestinesi ha risposto: «Questa è la mia terra», hanno replicato: «Questa è la nostra terra, non la vostra. Andatevene».
Nel momento in cui i palestinesi si stavano ritirando dal luogo per evitare un’escalation, sono stati aggrediti fisicamente. I coloni li hanno colpiti con bastoni e il signor Nuzhat Shahin ha ricevuto un forte colpo alla schiena.
Un’altra aggressione, prima
Questa aggressione costituisce il secondo episodio che prende di mira una famiglia cristiana nell’arco di circa una settimana, dopo il recente incidente di Birzeit, che ha provocato il ferimento della madre alla testa, l’arresto di un figlio per essersi difeso e il rapimento di altri due membri della famiglia, che sono stati picchiati brutalmente e successivamente abbandonati all’ingresso del paese.
Allo stesso tempo, questa aggressione rappresenta il primo attacco fisico di questo tipo contro persone all’interno dei confini della nostra parrocchia di Ein Arik, indicando chiaramente che la situazione di sicurezza sta peggiorando e diventando sempre più pericolosa.
L’invasione delle terre altrui in nome di una “legge” superiore
È importante sottolineare che, sebbene dei coloni siano presenti nell’area da diversi mesi e un individuo sia entrato ripetutamente nel villaggio armato, Ein Arik è sempre stato un villaggio tranquillo, privo di scontri.
Tuttavia, negli ultimi mesi, un altro colono ha iniziato ad aprire forzatamente una strada attraverso le terre del villaggio, con l’intento di collegare un insediamento già esistente a un nuovo avamposto sull’altro versante, attraversando direttamente proprietà del villaggio. Egli ha affermato di agire con un’autorizzazione “legale” concessa dal proprio rabbino secondo la legge della Torah, dichiarando esplicitamente agli abitanti che la legge religiosa è superiore alla legge civile e statale.
Interlocutori con i quali è impossibile dialogare
Gli aggressori coinvolti nel recente attacco sono giovani di età compresa tra 17 e 22 o 23 anni, un gruppo con il quale il dialogo o la comprensione risultano estremamente difficili, se non impossibili, poiché appaiono profondamente impregnati di odio, risentimento e ideologia estremista. Come nei precedenti episodi, non sono state registrate misure di deterrenza efficaci né interventi significativi, in particolare da parte delle autorità israeliane, che continuano a permettere a questi coloni di agire con quasi totale impunità e senza alcuna responsabilità.
Quanto accaduto non è un episodio isolato, ma parte di un modello profondamente inquietante che minaccia la sicurezza delle persone, la loro dignità e il loro diritto fondamentale alla terra e a vivere in sicurezza.
p. Firas Abedrabbo
Parroco della Parrocchia dell’Annunciazione (Latini) – Ein Arik