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Gli insegnanti di sostegno. Pochi e in ritardo

Diverse female teacher and schoolgirl in wheelchair in elementary school class. School, learning, childhood, disability, inclusivity, teaching and education, unaltered.

 

L'idea è buona: non più classi speciali, ma alunni con disabilità inseriti nelle classi normali. Solo che gli insegnanti che dovrebbero seguirli sono pochi e talvolta mancano della specializzazione specifica. Alla fine, quelli che pagano la poca assistenza sono gli alunni che ne hanno più bisogno

 

 

La scuola italiana, negli ultimi anni, ha compiuto passi significativi verso una piena inclusività, traguardo imprescindibile per una istituzione che si propone come finalità non solo l’istruzione ma anche la crescita educativa e lo sviluppo equilibrato e sereno di tutti gli appartenenti alle giovani generazioni, senza alcuna eccezione.

I "soggetti con disabilità" e la figura dell'insegnante di sostegno

L’inclusione assume maggiore importanza e urgenza laddove risulta più faticosa e complessa; mi riferisco in particolare ai soggetti con disabilità. Per favorire e supportare l’integrazione degli studenti con bisogni educativi particolari, la Legge 517/1977 abolì definitivamente le scuole speciali e le classi differenziali e introdusse formalmente la figura professionale dell’insegnante di sostegno, atta a collaborare con i docenti della classe per l’adozione di strategie didattiche specifiche e la promozione di un clima solidale e accogliente.

Con il Decreto Legislativo 66/2017, dopo quarant’anni di cammino segnato da numerosi interventi migliorativi, viene definito il PEI (ovvero il piano educativo individualizzato redatto dal consiglio di classe), vengono istituiti i GLI (Gruppi di Lavoro per l’Inclusione)  e viene ulteriormente rafforzata e consolidata la funzione dell’insegnante di sostegno, ritenuto un docente contitolare e del tutto equipollente agli altri insegnanti. Deve essere fornito di laurea, abilitazione e specializzazione, viene nominato sull’intera classe e non solo per l’alunno con disabilità, ed è chiamato a partecipare a pieno titolo alle attività didattiche e alle riunioni collegiali oltre che a confrontarsi con i professionisti delle aziende sanitarie territoriali.

I "soggetti con disabilità" sono molti, gli insegnanti pochi e l'inclusione resta un miraggio

Tutto chiaro? Certamente, se non ci fosse un problema che ormai da anni la burocrazia si trascina e non risolve: gli insegnanti di sostegno sono pochi, mentre i casi nei quali è richiesta la loro presenza sono sempre di più; di conseguenza, le nomine ritardano e talvolta risultano estemporanee, in quanto le scuole attingono da graduatorie di aspiranti non abilitati al sostegno o non di ruolo e quindi assunti con incarichi a tempo determinato o a spezzoni.

Chi paga le conseguenze di questo disservizio è proprio il minore disabile, spesso privato del diritto di avere dal primo all’ultimo giorno di scuola un sostegno adeguato alle proprie necessità, di frequente affiancato solo per un numero limitato di ore settimanali (e comunque inferiore a quelle necessarie), talvolta ancora isolato in un angolo della classe se non persino collocato fuori dalla porta per una parte della giornata scolastica e non certo per esigenze didattiche.

È chiaro che a queste condizioni il conseguimento di una piena inclusività resta un miraggio; tale carenza mette in drammatico risalto la palese violazione dei diritti del soggetto disabile e rende assai faticosa, se non impossibile, la sua integrazione piena.

I genitori si preoccupano e sentono la situazione come una ingiustizia

Quante sofferenze questa grave carenza generi nei bambini e nelle bambine, ma anche nelle loro famiglie, è facilmente intuibile. I genitori, comprensibilmente preoccupati per il futuro del figlio, si sentono privati di un supporto educativo indispensabile nelle ore in cui egli è lontano dalla famiglie e viene affidato all’istituzione. Avvertono nei confronti del figlio segnali di emarginazione e di esclusione o almeno di limitata considerazione, denunciano come la situazione di disabilità rischi di essere ancora vissuta come un problema da risolvere in modo approssimativo e non come un’opportunità di crescita per tutta la comunità scolastica, chiamata per vocazione a valorizzare le diversità, le differenze, le particolarità foriere di ricchezza nel percorso educativo.

Tutto ciò viene letto dai genitori come una profonda ingiustizia, è considerato un torto verso i ragazzi più bisognosi e fragili, genera sconforto, delusione, sfiducia nelle istituzioni, rancore e rabbia, traducendosi in un attacco verso un sistema che sembra dimenticarsi di coloro che invece richiederebbero maggiore attenzione e protezione.

"Non dobbiamo più tacere"

Recentemente su un quotidiano locale una mamma di un bambino con disabilità certificata e quindi bisognoso di una presenza professionale continua ma ancora privo dell’insegnante di sostegno, dopo avere espresso la sua frustrazione e il suo disagio per questo grave disservizio, conclude il suo sfogo con la seguente affermazione:” Non dobbiamo più tacere. Mio figlio, e tanti bambini come lui, meritano di essere ascoltati, rispettati e aiutati”.

Esprimo piena solidarietà nei confronti di questa mamma e di tutti i genitori i cui figli si trovano nella medesima situazione.

Ha ragione la signora: basta silenzi, è ora di alzare la voce.

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