Non ci sarà presepio nell’atrio del comune. Lo decide Silvia Salis, sindaca di Genova. La destra insorge. Tutto previsto. Ma non è solo uno scontro politico fra destra e sinistra
No al presepio. Sì a babbo Natale
Notizia che arriva sempre, da qualche parte, in vista del Natale, puntuale come l’orario di un treno cinese. Questa volta arriva da Genova, protagonista la sindaca Silvia Salis. Ecco la notizia. “Silvia Salis: ‘Nessun presepe nell’atrio del Comune’. FdI e Lega: ‘Il campo largo uccide il Natale’”.
La notizia si precisa: “Dopo sette anni di centrodestra, scoppia la polemica. L’assessora alle Tradizioni, Tiziana Beghin: ‘Valorizziamo davvero i presepi storici della città e abbiamo messo a punto un fitto calendario di iniziative in collaborazione con la Curia, ma a Palazzo Tursi ci sarà il villaggio di Babbo Natale dedicato ai bambini’”.
Le ragioni del sì e quelle del no
E’ proprio tutta da commentare, la notizia. La destra vuole il presepio, anche nel comune. Le ragioni le conosciamo bene: siamo cristiani, la festa fa parte della nostra cultura, è la nostra tradizione, eccetera eccetera. La destra laicizza il Natale, lo fa uscire dalle chiese e lo fa entrare anche nell’atrio del comune: questa festa deve appartenere a tutti.
A sinistra: niente presepio nell’atrio del comune, ma organizzazione della visita ai presepi storici in collaborazione con la Curia. Dunque: i presepi interessano anche a sinistra e, strana coincidenza, interessano proprio in occasione di una certa festa che si chiama Natale e che un certo gruppo di cittadini chiamato cristiani celebrano. La sinistra sacralizza il natale: il natale deve restare in chiesa. Se volete andate a visitarlo là.
Ma la destra che laicizza il natale dimentica che quella nascita non è quella di un bambino qualsiasi. E la sinistra che sacralizza il Natale, dimentica che quel bambino che deve restare in chiesa è pur sempre un bambino. Il “sacro” dovrebbe interessare anche la destra e l’”umano” dovrebbe interessare anche la sinistra. Dovrebbe.
La “gran confusione” del Natale. Colpa del cristianesimo
Ma diciamolo. L’imbroglio è colpa del cristianesimo (una delle tante, tantissime colpe che gli vengono attribuite). Colpa, nel senso che il cristianesimo annuncia un messaggio che mischia, confonde, sovrappone Dio e l’uomo, il cielo e la terra, lassù e quaggiù. Non ci si capisce nulla. Proprio a Natale a chi guarda il cielo – i pastori, per esempio – appaiono degli angeli, che, come noto, hanno il loro indirizzo lassù, i quali angeli raccomandano di guardare la terra: una stalla per la precisione. E, al contrario, a coloro che si lascerebbero commuovere a coccolare quel Bambino, gli si dice che “viene dal cielo”. Una imperdonabile confusione.
Per cui si capisce che una destra molto devota guardi al bambino ma non sappia molto delle sue lontane origini celesti. Non ne parla, infatti, come è giusto che sia. E si capisce anche che la sinistra prenda atto che quel Bambino non riguarda gli atri dei suoi comuni, e che si limiti a indirizzare i suoi cittadini a quelli che ne parlano, chiese e dintorni: affari loro e affari vostri, se volete che siano vostri.
Conclusione: nessuno prende sul serio la confusione di cielo e terra, che è il cuore stesso del cristianesimo. Lo sapevamo questo, noi credenti che di quella confusione facciamo l’oggetto stesso della nostra fede.
Ma i nostri amati amministratori si impegnano a confermarcelo, con l’arrivo di dicembre, con la puntualità di un treno giapponese.