Oltre il dramma: due artisti a 500 anni di distanza trovano luce
Le ante dell’altare di Isenheim si aprono alla luce

Oggi nel Musée Unterlinden di Colmar (Alsazia)
Seconda faccia con ante centrali aperte
Annunciazione
Sull’anta aperta a sinistra, Maria - proprio dove sul retro è madre attempata che assiste all’agonia del Figlio - è ritratta ora, donna nel fiore degli anni, nell’attimo del concepimento di quel Figlio. La sequenza delle immagini ha stravolto lo scorrere del tempo ordinario: la Passione è stata raccontata prima dell’Annunciazione.
Tra la tenda rossa e la navata del Tempio, risuonano le parole di Gabriele, anticipate nel testo aperto di Isaia (7, 14) - “…ecce virgo concipiet…” - e il profeta è presente nelle forme allungate della figura longilinea sull’imposta dell’arco aperto alla luce.
Maria avvampata di rossore cade all’indietro sbigottita.
La gestazione
Nell’anta a fianco - anche questa destinata ad aprirsi in successivi momenti liturgici - angeli ed esseri alati suonano sotto un portico di forme “eclettiche” che sembra vogliano coniugare in unitaria idea di bellezza le più diverse culture. Un bassorilievo, nel timpano di scorcio, raffigura l’Eterno che stringe il patto con Noè; lo suggella con l’arcobaleno, lo stesso che riapparirà nella scena della Resurrezione.
Nell’ombra risplende una ragazza gravida, incoronata di fiamme. Ai piedi ha un vaso di cristallo, segno di verginità.
La nascita
Nell’anta successiva la Madre, in suntuosa veste di un rosso indicibile, contempla il Bambino coperto malamente da un pannicello strappato; sono gli stessi panni del perizoma di Cristo crocifisso. Intorno le immagini sono simboli: pitale e tinozza per il bagno al neonato, segno dell’umanità di Cristo uomo; l’hortus conclusus, per indicare la perfetta natura di Maria; l’albero di fico, è la pianta sterile che non dà frutto. Sulla montagna angeli barbuti danno l’annuncio a pastori di vetro prossimi al cono di luce dove l’Eterno troneggia tra diafane schiere angeliche.
L’epilogo
Nello sportello di destra esplode il fuoco celeste di abbagliante fiamma che circonda Cristo risorto sopra le guardie riverse; è avvolto nell’arcobaleno e trasfigurato dalla luce che lo corrode e assorbe.
Il mistero della luce s’identifica con quello della Redenzione. Un'unica figura riassume Trasfigurazione, Resurrezione e Ascensione.
Il Cristo, radioso nello scoppio della violenza dei colori, si contrappone alla gravezza dolorante del Cristo in croce: “Nella profonda e chiara sussistenza / dell’Alto Lume parvermi tre giri / di tre colori e d’una contenenza…” (Dante - Paradiso XXIII°).
Il cangiantismo del sudario trascolora sul fondo scuro della notte. Testori commenta: “Cristo sembra lasciare il sepolcro trascinandosi dietro qualcosa che non ha solo la forma di un sudario, ma quella di una placenta inzuppata di liquidi…accesa di zolfi e di lampi innici… come trafugatori di ciò che sembra essere e appartenere solamente al Dio eterno “.
Nell’altare aperto (come svelato), a sinistra con l’Annunciazione Cristo è uomo, a destra nella Resurrezione è Dio.
La storia dell’umanità continua
Nell’altare di Isenheim due ultime ante si aprono ritornando alle tribolazioni della storia umana.

oggi nel Musée Unterlinden di Colmar (Alsazia)
(seconda faccia con ante centrali aperte)
L’anta della Nascita, ruotando, mostra la natura tormentata e l’assalto del male.
La rappresentazione delle “Tentazioni di Sant’Antonio” - l’altare è dedicato ad Antonio, ai suoi tormenti e ai malati che protegge - riporta la storia di Cristo nella storia dell’umanità, nello scontro tra bene e male, vittime e carnefici, mostruosità e bellezza, amore e odio, ma sullo sfondo l’Eterno appare sulle cime di montagne di cristallo.
Il buio è l’indifferenza - Francis Bacon cerca luce e guarda a Cimabue

Nel 1965 - iniziano i bombardamenti sul Vietnam - Francis Becon ritorna in modo definitivo sul tema della Crocifissione e dice: “Ho conficcato nella mia testa l’immagine del Cristo di Cimabue…”.
Riprende il tema del trittico. Nello scomparto centrale la forma da Cimabue è ripresa rovesciata; gli arti si adagiano ad angolo retto bendati come in un ospedale da campo, oscenamente infiocchettati come le cosce dei polli a Natale nelle esposizioni di macelleria.
A sinistra una figura se ne va guardando uccelli rapaci che planano sulle viscere di un corpo giacente e scomposto, indifferente di fronte alla condanna di Prometeo. A destra due loschi figuri azzimati assistono alla scena da un inginocchiatoio. Una figura dai contorcimenti michelangioleschi è ripiegata su se stessa: porta al braccio una fascia con la svastica nazista.
Spazio profanato
Francis Becon carica le immagini per eccesso perché vede l’uomo ormai assuefatto all’orrore; ricorre all’atroce per scuotere l’indifferenza: “Ab assuetis non fit passio – dall’abitudine nessuna emozione”.
Corpi deformati, volti sfregiati, sagome distorte, ombre avvitate, si muovono in spazi brillanti di levigate superfici: in spazi già perfetti si muovono mostri.
Il fondo della crocifissione è luminoso, copre il buio; le sagome pseudo umane si stagliano sul brillare del rosso - rosso di passione contro nero di morte - nello spazio lucido, ortogonale, euclideo.
Lo spazio senza ombra, luminoso come le montagne di cristallo di Grunewald - pur se profanato da carneficine, da ospedali bombardati, da carnevalesche blasfemie - mette in scena la storia e provoca la coscienza, modo estremo di dara significato a una Luce.
25 dicembre 2025 - Natale di riarmo
Francis Becon nel suo studio teneva l’immagine della grande Croce di Cimabue capovolta per meglio evidenziare la drammatica torsione del corpo di Cristo.

(dopo il restauro
Nel 1966 – chiedendo l’anonimato - finanziò il restauro della Croce danneggiata dall’alluvione che colpì a Firenze la Basilica di Santa Croce.
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