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Piazze piene e piazze vuote

piazza s. Giovanni in Laterano

 

Ogni tanto qualche opinionista si chiede perché fioriscono le piazze pro-Gaza o pro-Pal(estinesi), mentre sono assenti, o restano desolate, le piazze pro-Kiev o pro-Ucraina. Eppure si potrebbe dire che entrambe, Ucraina e Palestina, siano state attaccate da un aggressore; anzi, forse, a prima vista, di più l’Ucraina perché l’attacco a Gaza seguiva l’aggressione di Hamas ad Israele

 

Le piazze “di sinistra” e le “piazze di destra"

I più semplificatori - che mai non mancano perché costa meno fatica - possono rispondere che la sinistra è più abituata alle piazze; ma le piazze che sono prevalentemente di sinistra non si muovono contro il “comunista” Putin, mentre si sollevano contro il destro sionista Netahnyau. Ma non è così; o è solo in piccola parte così.

In primo luogo, perché Putin è forse ormai più vicino come mentalità agli oligarchi occidentali che al comunismo; poi perché anche le destre e il moderatismo nostrani, se e quando vogliono, sanno andare in piazza (e con orgoglio, specie per i martoriati Ebrei, già vittime dell’indimenticabile Shoah); infine perché nelle piazze per i Palestinesi non ci vanno solo i “comunisti”, ma anche una serie di gruppi, di movimenti, di organizzazioni, di famiglie e di persone comuni che sono estranei al comunismo, ammesso che oggi esista ancora. Che se invece lo si vede in una sensibilità sociale favorevole ai “poveri del mondo”, allora non si tratta di comunismo, ma possiamo anche parlare di radici cristiane.

In realtà, le ragioni del diverso atteggiamento delle piazze ha varie, e anche più sottili ma non meno importanti, spiegazioni. Non pretendiamo di esaurirle, ma di attirare l’attezione su alcune di esse che a noi sembrano significative.ù

Gli aiuti: per l’Ucraina ci pensano i governi, per Gaza non ci pensa nessuno

Una è che le due guerre sono strutturalmente diverse. Quella dell’Ucraina si combatte da subito con eserciti, con tecniche e strumenti bellici, perfino sofisticati, e i morti civili, che pure ci sono, sono per lo più tragici effetti di attacchi diretti primariamente contro obiettivi militari o industriali. In Palestina invece c’è una guerra ideologica non tra Stati, ma di uno Stato al suo interno contro un gruppo terrorista armato, che si è trasformata rapidamente e senza discernimento in un massacro di popolazione civile e che non si fa scrupolo di colpire direttamente un popolo, che è considerato fiancheggiatore o bacino di coltura di Hamas. Non a caso è scattata di frequente l’accusa di “genocidio” che, anche ammesso che non sia giuridicamente corretta, attualmente corretta lo è nel sentire istintivo e immediato delle genti.

In secondo luogo, gli Ucraini sono stati dall’Occidente e anche dal nostro Paese da subito aiutati in via istituzionale con sovvenzioni e armi, che l’Occidente può fare a loro liberamente pervenire, sicché non c’è bisogno di piazze che li sostengano perché ci pensa già la politica e l’azione dei Governi a farlo senza ricevere tanti stimoli. In questo caso, al contrario, vediamo anzi che le piazze protestano perché tali aiuti sottraggono risorse ad uso del proprio Paese: ma queste sono, evidentemente, manifestazioni di contrarietà, non di sostegno. Per Gaza e il popolo Palestinese invece ci troviamo di fronte all’impossibilità o, più spesso, alla inerzia o alla mancata volontà dei Governi d’Occidente di prestare soccorso, perfino umanitario, e quindi lo spettacolo delle morti, specie dei civili e dei bambini, suona scandaloso e grida vendetta al cospetto della nostra coscienza, di uomini prima ancora che di cristiani.

C’è poi la considerazione che già la finanza ebraica è sulla scena economica come protagonista potente, e finanche prepotente, ed è capace già di suo a condizionare le politiche, senza bisogno che si muovano le piazze in favore di Israele. Mentre il popolo palestinese, che dovrebbe avere alle spalle la finanza musulmana (i signori del petrolio), è considerato dai potenti sceicchi mediorientali un parente povero che dà fastidio e intralcia i loro affari con l’Occidente.

Le ragioni del massacro del 7 ottobre non cominciano il 7 ottobre

Personalmente aggiungerei un’altra, ultima ma non la meno importante, ragione delle piazze piene per Gaza e piazze vuote per Ucraina. Non è originale, ma non è la più evidenziata. Da tempo conosciamo, anche per esperienza diretta che molti di noi hanno fatto in viaggi in Terra Santa, le condizioni di inferiorità (per usare un linguaggio morbido) in cui erano tenuti i Palestinesi in quella che era ed è anche la loro terra. Quel trattamento da classe padrona di cui i Palestinesi sono vittime non giustifica affatto il deprecabile massacro operato da Hamas in quel famigerato 7 ottobre, ma agli occhi di tanta opinione pubblica può avere attenuato la condanna di esso come una scellerata reazione allo stillicidio di angherie  subite nel passato.

Ma troppo grossolano e sostanzialmente ingiusto è far iniziare le guerre nel momento dell’attacco esplosivo e dare la colpa a chi fa quell’attacco. Le ragioni d’una guerra giacciono nelle cause, non nei pretesti. Con questa ultima considerazione introduciamo un’ultima ragione della diversa frequenza e frequentazione delle due piazze.

A favore della Palestina e contro Israele stanno i precedenti di oppressione di un popolo e la dura e sproporzionata reazione. Un lungo presente di sofferenze, di morte per fuoco e per fame e per malattie, di persone incolpevoli hanno fatto impallidire e quasi dimenticare quel primo atto aggressivo.

Anche Putin ha qualche ragione dalla sua e l’Occidente qualche torto

A sfavore dell’Ucraina sta la percezione di alcune colpe dell’Occidente che si riversano sull’Ucraina. Si fa ormai sempre più strada un convincimento, perfino provato, che l’Occidente – e in particolare la NATO – abbia “abbaiato troppo vicino a Mosca”, come aveva detto papa Francesco: cioè che l’Occidente sia penetrato surrettiziamente ma pesantemente in Ucraina, anche con sostegni di natura prettamente militare, per cercare di indebolirvi l’influenza di Mosca e dell’apparato comunista dopo la caduta dell’Unione Sovietica (URSS).

Il tentativo di liquidare, nell’Ucraina confinante per largo tratto con la Russia e strettamente ad essa congiunta nel corso d’una storia più che millenaria, l’influenza della Russia e di umilarvi la grande potenza (economica e nucleare) della Russia ha dato l’occasione a Putin di compiere un intervento armato, che noi condanniamo nella sua forma bellicistica, ma di cui avrermmo razionalmente apprezzato le ragioni politiche.

L’Occidente avverte quindi o di avere un po’ la coscienza sporca o, per lo meno, che in Ucraina non tutte le cose sono chiare come le dichiarazioni NATO e di stampo governativo vogliono farci credere. Lo spariglio postideologico internazionale, operato dalla pur bislacca gestione di Trump, ha permesso che venisse a galla quel subdolo tentativo occidentale (soprattutto anglo-americano) di cancellare la potenza della Russia mediante una guerra per interposta nazione, cioè tramite l’Ucraina. In ogni caso, anche chi non condivida in pieno questa analisi dovrà ammettere che le cose dell’Ucraina ora appaiono molto meno univoche che quelle di Palestina.

Si aggiungano gli scandali di corruzione politica recentemente scoppiati in Ucraina.  Essi ci rivelano il marcio di una corrotta oligarchia interna che ha riprodotto i vizi del vecchio apparato sovietico e della più vieta prepotenza capitalistica d’Occidente.

E così non si va in piazza per l'Ucraina

Insomma, l’opinione pubblica comincia a capire che, mentre della Palestina riesce più istintivo afferrare la situazione motivazionale, meno decifrabile le risulta il panorama dell’Ucraina. Essa è infatti due volte vittima, anzi tre: della strumentalizzazione da parte dell’Occidente; della sanguinosa guerra da parte della Russia; del malgoverno interno.

Ma, evidentemente, questi tre motivi non possono confluire in una piazza sola che voglia esprimere all’Ucraina tutta la dovuta solidarietà. Sono politicamente troppo differenti perché una piazza sola li soppporti senza deflagrare. Perciò resta vuota o semivuota.

Franco Pizzolato

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