Alcuni dei casi più clamorosi di questi giorni, quelli che vedono coinvolti Piantedosi, Meloni, Delmastro, Santanché…, hanno uno strano filo comune: devono fare i conti con il loro passato
Il Ministro degli interni ha, in tutta evidenza un problema. Si chiama Claudia Conte. E’ stata – forse lo è ancora: non si sa – la sua amante. Tutti conoscono il cataclisma che si è creato attorno alla faccenda. In questi giorni Meloni risponde piccata ai sospetti diffusi sui giornali e sui siti di tutto il Paese e dintorni. E’ apparsa una foto di lei con tale Gioacchino Amico che pare coltivasse relazioni con gente sospettata di fiancheggiamenti alla mafia. Più in là il sottosegretario Delmastro si è dovuto dimettere per via delle sue frequentazioni non particolarmente specchiate. E poi la Santanché…
Lo abbiamo notato? Tutti casi che hanno dovuto fare i conti con il passato: il loro passato e quello della gente che hanno variamente incrociato. Dunque: i personaggi pubblici – quelli della politica, almeno – hanno diversi pesi da portare. Così almeno ci dicono: governare pesa. Ma, tra i pesi più gravosi da sopportare, c’è, appunto, il passato, il loro passato. Si tratta, infatti, di un peso che si sono costruiti da sé stessi. Dipende da loro se c’è e dipende da loro se pesa. Vero che se il passato torna, nel caso dei politici, non è perché loro l’hanno esibito, ma perché altri l’hanno raccontato. Tutti i casi citati sono “venuti fuori” perché i giornalisti li hanno scovati e pubblicati. Ma è l’inevitabile pedaggio da pagare: chi accetta di essere issato in alto rischia di essere visto più facilmente. Per non essere visto bisognerebbe rinunciare a essere issato.
Il caso, anche se inevitabile, fa comunque pensare. Strano che questa gente così voracemente buttata nel presente non riesca a liberarsi del proprio passato. Per loro, insomma, è proibito dimenticare. Ma ci chiediamo: dimenticare è proibito o è impossibile? Si può vivere oggi facendo finta che non ci sia uno ieri da cui dipendiamo? Chiaramente no.
Quindi, per vivere bene il proprio presente diventa necessario accettare il proprio passato o fare in modo che sia accettabile. Per questo gli uomini politici, “esposti” più di tutti, si danno molto da fare per ripulire il proprio passato. O non ne parlano, come fa Piantedosi, o dicono che non è come lo raccontano, come fanno Meloni e Delmastro, o dicono che il passato non è cattivo o non lo è ancora, come fa la Santanché che grida ai quattro venti che nessuna delle accuse che le fanno è stata confermata dal tribunale.
Eppure, alla fine, rimane dura e pura la verità: con il passato tutti, politici compresi, devono fare i conti. Anche perché “tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riviverlo”.
Lo diceva Primo Levi che di passato se ne intendeva.