La complessità sociale ridotta a PIL, inflazione e simili. Le persone non sono più al centro degli interessi. E' quello che sta succedendo anche in Italia, in questi giorni, con le grandi discussioni sulla "Manovra". Giorgetti grande regista. Intanto Salvini fa la sue sparate. E la sinistra...
Come l'ubriaco che cerca le chiavi sotto il lampione perché lì c'è più luce...
Jean-Paul Fitoussi (1942-2022) nel suo saggio “Il teorema del lampione”, scrive che l’economia moderna cerca di dare risposte ai problemi del momento solo dove è più facile misurare, come un ubriaco che “cerca le chiavi sotto un lampione perché lì c’è più luce”. Fitoussi denuncia la riduzione della complessità sociale a meri indicatori quantitativi, come PIL o inflazione, ignorando parametri come giustizia, benessere e felicità. Sostiene che la politica economica debba recuperare un senso etico e umano, mettendo al centro le persone e la qualità della vita, non solo i numeri. È un invito a illuminare le zone d’ombra dell’economia reale, particolarmente in Italia, dove le crescenti povertà e disuguaglianze, la denatalità, la fuga dei giovani all’estero, il “lavoro povero”, la mancanza di risorse sufficienti per sanità, scuola, amministrazione della giustizia, ecc., segnalano, contrariamente al PIL, un peggioramento del malessere sociale.
Possiamo così affermare che l’austerità di Giorgetti ha messo sì in sicurezza ll PIL, ma dall’altra parte ha peggiorato il risvolto sociale dell’economia.
Dunque che fare in questa situazione? E’ vero che il“bonus casa” soprattutto, ma anche il “reddito di cittadinanza”, provvedimenti che potevano avere una loro valenza sociale, così come sono stati congegnati sono serviti soltanto a prosciugare le casse dello Stato, ma non certo a risolvere i problemi del Paese.
Ne prenda atto la sinistra e faccia proposte politiche alternative, che vadano nella direzione indicata, ma senza aggravare il debito pubblico. Questo è il vero ed urgente problema del Paese, di fronte al quale appaiono stucchevoli, imbarazzanti e pietose le solite polemiche di giornata della Politica, che rende i cittadini sempre più insofferenti e li allontana dal voto.
Salvini le spara grosse. Serve a far parlare. Di lui soprattutto
E’ esemplare al riguardo l’affermazione provocatoria di Salvini, quando dice che il contributo che le banche dovranno pagare aumenterà di un miliardo se “continueranno a lamentarsi”.
Come può un ministro della Repubblica fare una affermazione così superficiale e priva di contenuto? Così, come al solito, l’attenzione si sposta dai problemi alla battuta del giorno, poiché ciò che conta è la visibilità individuale: quanto più la spari grossa, tanto più si parlerà di te. A questo ci siamo ridotti.
A proposito di extra-profitti
Vediamo invece di affrontare in modo serio la tassazione degli extra profitti.
Si è detto che “le banche guadagnano troppo” e che quindi ci si aspetta da esse “un contributo straordinario”. Perché solo dalle banche? L’art. 3 della Costituzione sancisce che “tutti i cittadini….sono uguali davanti alla legge” e perché dunque solo le banche dovrebbero pagare un “contributo” in presenza di sovra-profitti? E’ già successo in passato con i “petrolieri” che la Corte Costituzionale abbia annullato provvedimenti di questo tipo.
Anzi tutto si definiscano gli extra-profitti: sono quelli che un qualsiasi operatore economico genera in un certo anno di competenza, rispetto alla media dei tre esercizi precedenti. Facciamo un esempio: se la media degli utili, cioè dei ricavi detratte tutte le spese, risulta essere stata di 100.000€ negli anni ’22, ’23 e ’24 e se nel ’25 gli utili sono stati di 120.000€, 20.000€ sono l’extra-profitto maturato. La proposta sarebbe di tassare i 20.000€ mettiamo del 5%. Quel tale operatore economico, individuo o impresa che sia, dovrebbe pagare dunque nel ’26 per l’esercizio precedente 2025 una imposta maggiorata di 1.000€. Poiché l’IRES, l’imposta sul reddito imponibile delle società, è attualmente del 24%, tutte le società dovrebbero pagare, invece di 31.200€ (120.000 x 26%) 32.200€.
Non mi sembra un grande sacrificio. Questo potrebbe essere un provvedimento equo e sopportabile, che sarebbe molto utile per fornire risorse in più a beneficio delle fasce più deboli della comunità nazionale e per sostenere l’efficienza dei servizi pubblici.
E’ però pur sempre vero che che prima di richiedere ai cittadini più tasse, bisogna combattere l’evasione fiscale ed efficientare la spesai, come diceva il buon Cottarelli: è questo il vero problema, ma c’è la volontà di affrontarlo?