Molti pastori anglicani sono passati alla Chiesa cattolica inglese. Il fenomeno è consistente. Pone però alcuni problemi. La Chiesa cattolica è vista come argine a difesa dei valori tradizionali che sembrano negati dall’anglicanesimo moderno
Date e dati. L’apertura di papa Ratzinger
La notizia è girata su alcuni organi di informazione, qualche tempo fa. Dal 1992 al 2024, 522 preti anglicani sono passati dalla loro Chiesa di origine alla Chiesa cattolica. Il fenomeno è notevole anche da un punto di vista semplicemente numerico. Infatti gli ex pastori anglicani diventati cattolici rappresentano il 35 per cento delle ordinazioni della Chiesa cattolica inglese nel periodo.
Papa Benedetto XIV aveva pubblicato, nel 2011, un documento molto aperto che permetteva agli anglicani ordinati e battezzati di tornare alla comunione con Roma, conservando alcune caratteristiche: una liturgia che rispetta la tradizione anglicana, la possibilità di essere ordinati preti cattolici anche per pastori sposati. E’ diventato normale, da allora, che nella Chiesa cattolica inglese esistano presbitèri nei quali coabitano preti celibi e preti padri di famiglia.
Il dato è notevole anche perché il fenomeno continua: mediamente i preti ex anglicani rappresentano il 20 per cento di preti cattolici ogni anno.
Diversi di questi casi si rifanno alla storia di di Henry Newman (Londra, 21 febbraio 1801 – Edgbaston, 11 agosto 1890) grande figura che, dopo lunga riflessione e lunghissimo studio, si convertì al cattolicesimo. Fu poi elevato al cardinalato nel 1879 da Leone XIII. Morì nel 1890. Il 19 settembre 2010 papa Benedetto XVI lo ha beatificato, e il 13 ottobre 2019 papa Francesco lo ha dichiarato santo. È stato proclamato dottore della Chiesa da papa Leone XIV il 1º novembre 2025.
Alcuni di queste storie di preti anglicani dicono di voler salvare i valori tradizionali dell’anglicanesimo, proprio passando alla Chiesa cattolica come, appunto, aveva fatto Newman.
Chiesa e mondo, chiusura e apertura. Il dibattito continua
E’ una motivazione interessante ma che suscita qualche domanda. L’anglicanesimo ufficiale ha preso direzioni molto in discontinuità rispetto al passato. Non solo ha ordinato preti diverse donne, ma una donna, Sarah Mullally, è stata nominata all’arcivescovado di Canterbury e si avvia ad essere ufficialmente capo della chiesa anglicana, con una messa che verrà solennemente celebrata nella cattedrale di Kent, il prossimo 25 marzo.
Non solo una donna sarà capo della chiesa, ma alcune posizioni della Mullally – per esempio la possibilità di concedere l’aborto in alcuni casi – hanno fatto molto discutere e sono tra le ragioni dei ritorni al cattolicesimo da parte di alcuni dei pastori convertiti. Questo potrebbe contribuire ad attribuire un volto conservatore al cattolicesimo, quello inglese, almeno. Alcune di queste conversioni, cioè, sono motivate dalla considerazione della Chiesa cattolica come argine dei valori morali e dogmatici tradizionali rispetto alla deriva anglicana. Resta da vedere in che misura questo sia vero e fino a che misura debba esserlo.
E’ certo, in ogni caso, che queste notizie ripropongono l’equilibrio che ogni Chiesa cristiana deve trovare fra l’apertura al mondo verso il quale deve sentire simpatia, e la fedeltà alla propria tradizione che può portare alla critica al mondo e alle sue culture. Si ripropone insomma il dibattito attorno alla Gaudium et Spes. La chiesa rischia un “inginocchiamento di fronte al mondo” (la frase è stata riferita a certe critiche di papa Ratzinger) oppure, al contrario, una chiusura polemica al mondo fino agli estremi del fenomeno lefeburiano.
Il caso dei preti anglicani non è dunque che un capitolo, di un dibattito molto più vasto e molto più impegnativo.
Leggi anche:
Rocchetti