Papa Francesco da Fazio. Fortissimo

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Papa Francesco è stato intervistato a “Che tempo che fa”.
La cosa più importante è il “non detto”

L’evento del papa intervistato da Fabio Fazio è di quelli che si ricordano. Anche Fazio, spesso così scanzonato in tanti suoi modi di porsi, era “preso” da una presenza così fuori dell’ordinario: era vistosamente emozionato, infatti, e lo ha ripetuto dopo, quando ha dovuto fare i conti, anche stavolta, con l’inafferrabile folletto Luciana Littizzetto. Una emozione che si capisce, ovviamente. “Un evento storico”, si è sentito ripetere più volte.

Il modo di dire più importante del dire

Proprio perché si tratta di un evento storico, si è tentati di fare bilanci. Anzi, più l’evento è importante più la tentazione è forte. Trattandosi del papa e di una intervista, si vorrebbe sapere, in particolare, quale è stato il messaggio, che cosa ha detto di importante il “capo della Chiesa cattolica”. Anche i diversi siti, i giornali, i telegiornali mettono l’accento sull’uno o sull’altro aspetto delle affermazioni del papa.

Ora, a me pare che il più importante dell’evento è stato il non detto e anche del detto il più importante è stato il modo di dirlo.  Intanto, il primo non detto è proprio il fatto che il papa ha accettato di essere intervistato, dentro una trasmissione, dopo gli ospiti di prima e prima degli ospiti di dopo. Non ha sconvolto la trasmissione, ma vi si è adattato.

Poi, tante altre sfumature. Ha parlato di problemi drammatici, come gli immigrati, o di grandi provocazioni come il dolore e la sofferenza. Ha detto candidamente di non riuscire a capire la sofferenza dei bambini. Ha soltanto aggiunto che Dio, “onnipotente nell’amore”, soffre con loro. Davvero, è questa, insieme, la grandezza e l’onesto limite della fede. Non ha preteso ingarbugliate spiegazioni. Ha soltanto detto che Dio è con chi soffre e quindi, soprattutto, con i bambini. È poco, per certi versi, è moltissimo per altri.

Il ruolo al servizio di una saporosa umanità

Da tutto l’insieme dell’evento viene una sensazione precisa. Spesso gli uomini di chiesa mettono la loro umanità al servizio del loro ruolo. Papa Francesco, soprattutto in questa intervista, ha fatto il contrario: ha messo il suo ruolo al servizio della sua umanità. E quindi ne è venuto fuori un indescrivibile miscuglio di simpatia e di vangelo, un affascinante miscuglio così mischiato che era difficile dire dove finiva la simpatia e dove iniziava il vangelo.

Anche quando ha parlato di preghiera, di Gesù, di Chiesa, lo ha fatto da catechista paterno, che comunicava la convinzione che non è importante tanto di sapere molto ma di sapere saporosamente. Bisogna “toccare”, “vedere” la “carne” del Cristo, ha ripetuto. Altrimenti non si capisce nulla e di fede e di vangelo.

I laici ammirano, gli uomini di Chiesa criticano

Tutto questo fa anche intuire come mai tanti laici ammirano il papa e tanti uomini di Chiesa, anche a Bergamo, lo denigrano. Il laico si lascia meravigliare dalla vicinanza di un uomo che immaginava così lontano, l’uomo di Chiesa critico si scandalizza della vicinanza di un uomo che immaginava così lontano.

Perché questo è il problema: dove deve collocarsi la Chiesa? Vicino agli uomini, in cammino con loro o lontana da loro per indicare loro, dall’alto dei suoi pulpiti, dove devono andare?

L’intervista di Fabio Fazio ha fatto riesplodere, ancora una volta, i paradossi e le contraddizioni della Chiesa di oggi.

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