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Strada facendo

I preti “matti” che fanno i preti “diversamente”

preti gruppo

 

I preti non godono buona stampa. Ma alcuni preti “matti” godono una stampa buonissima. Donde alcune domande e soprattutto una: Non è che in futuro i modi di fare il prete saranno molto diversi da oggi e molto diversi tra di loro?

 

 

I preti, oggi, mediamente, non godono di buona stampa. Ma alcuni preti sono popolari nonostante. Due notizie di ieri confermano. I funerali dell’amatissimo e sfortunatissimo Alex Zanardi, nella basilica di santa Giustina a Padova, sono stati celebrati da don Marco Pozza, cappellano della carceri di Padova e amico di Zanardi. Don Pozza ama la bicicletta, si definisce uno “straccio di prete”. La sua omelia di ieri ha adottato uno stile poco da prete e di una forza straordinaria (anche se, sensazione personale, don Pozza è stato bravissimo a citare san Paolo e il Vangelo per dirci che era Alex Zanardi. Più difficile, ma forse più necessario, sarebbe stato fare il contrario: citare la vita di corsa di Zanardi per dire chi sono e san Paolo e il Vangelo). Sempre ieri e sempre sul “Corriere” dove si annunciavano i funerali di Zanardi, veniva pubblicata un’intervista allo psicanalista Vittorino Andreoli, nella quale lo psicanalista si definisce rigorosamente ateo, anche se con un trascorso di militante di Azione Cattolica. Ma dice di ammirare alcune figure di preti: “Don Mazzi, don Rigoldi, don Ciotti. Sa come li chiamo io? Dei matti. Nel senso nobile per me della parola”.

Tutti questi preti, matti e ammirati proprio perché matti, hanno un tratto comune: non “fanno i preti” nel senso corrente del termine: non gestiscono parrocchie, non dirigono oratori, non fanno i cappellani di santuari… Anzi, a essere precisi, se sono matti e ammirati, lo sono per cose che non rientrano rigorosamente in quello che i preti di solito fanno. Sono fondatori di grandi istituzioni assistenziali, seguono giovani in difficoltà, aprono case di accoglienza.

Tutto questo si spiega facilmente se visto dalla società laica. La società laica apprezza l’attività laica dei preti. E si capisce. Alla società non interessa se i preti pregano, se predicano, se fanno catechismo. E ancor meno si interessa se obbediscono al loro vescovo o se fanno comunità con i loro confratelli.

Dal punto di vista della Chiesa invece, il prete dice Messa, prega, serve una comunità. Può anche mettere in piedi una comunità di accoglienza. Ma fa questo perché, prima, fa quello. Per mettere in piedi una comunità di accoglienza non è necessario essere prete.

Cose molto note, queste, e molto discusse, ieri e oggi. Che provocano non la società che ha le idee chiare al riguardo. Ma che provocano la Chiesa che ha idee meno chiare e più complicate.

Dentro la Chiesa, infatti, nascono molte domande al riguardo. Che cosa deve fare il prete? Solo pregare? Che rapporto c’è fra la messa e le attività sportive dell’oratorio? Si potrebbero ipotizzare per il futuro diversi modi di fare il prete: nel lavoro, nell’economia, nell’arte, nello sport? Vale la pensa svenarsi per servire sempre tutte le parrocchie e dimenticare questi ambiti, spesso molto più importanti e più vissuti dagli uomini d’oggi?

Anche i preti hanno un futuro che li aspetta. E’ sicuro che ci sarà, questo futuro. Ma è un’impresa indovinare come sarà.

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