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Cari Vescovi. Lettera aperta ai Vescovi di Lombardia

lettera vescovi

 

Cari Vescovi della Lombardia,

       ho letto con gioia la lettera che ci avete mandato il 12 giugno. Vi ringrazio di cuore: davvero molto bella, fraterna e sentita. In particolare mi hanno fatto molto bene tre passaggi del vostro testo. Prima di tutto il non tacere che esiste un clero stanco, affaticato, a volte persino sfiduciato. Sentirvelo dire penso sia molto utile: aiuta chi attraversa questi momenti a sentirsi meno soli. Quando sei stanco e un po’ disilluso, e senti continue retoriche sulla gioia e sull’entusiasmo, rischi di scoraggiarti ancora di più. Ci sono preti entusiasti e pieni di energia, ma ci sono preti stanchi, grazie per averlo detto: è come un’autorizzazione a non vivere in clandestinità.

Mi ha colpito la forza con cui avete parlato di un “ministero al plurale”. Mi fa molo riflettere l’idea che non sia solo un’esigenza organizzativa, ma un qualcosa di “spirituale”, quasi “teologico”: grazie per lo spunto!

Infine è sempre utile il richiamo alla formazione e alla preghiera: sembrano realtà banali, ma sono davvero l’ABC, e senza non si va da nessuna parte. Nessuna riforma vale senza questi pilastri.

Posso prendervi un po’ in giro?

Cari Vescovi, noi preti non vi invidiamo (cioè, forse qualcuno sì, ma evidentemente si tratterebbe di una persona disturbata): sappiamo la mole di responsabilità e di lavoro che portate anche per noi. Lasciatecelo dire: vi vogliamo bene!

Però ragazzi, io ho un canale YouTube da mandare avanti, un profilo Instagram e una certa reputazione. Si chiama Scherzi da Prete (seguitemi per altri contenuti simili) e dico cose ironiche. Vi lasciate un po’ prendere in giro? Altrimenti che figura ci faccio?! E allora ecco a voi qualche spunto semiserio.

Alla fine della lettera dite la frase: «Non abbiamo soluzioni pronte da offrirvi». Ecco, a questo punto della lettera ci sono cadute un po’ le palle (so che voi non avete pensato male, ma qualche sporcaccione all’ascolto sì! Preciso per loro: la palla è quel piccolo pezzo di stoffa inamidata che serve a coprire il calice). Certo, non ci sono soluzioni pronte. Però… a volte questa frase suona un po’ come “Venezia è bella, ma non ci vivrei” ed è un po’ come un vestito nero: cose che vanno sempre bene! Adesso, non è un’autocandidatura a fare il Vescovo, però io qualche idea ce l’avrei.

Sui seminari, volete tirarvi insieme? Siamo al lumicino

Ragazzi (con una certa esperienza), volete tirarvi insieme sulla questione dei seminari? (d.r.: l’espressione “tirarsi insieme” potrebbe essere nota ai soli mons. Gervasoni, mons. Malvestiti e credo per osmosi mons. Beschi, trattasi di slang bergamasco con il significato di “vorreste raggiungere con sollecitudine una soluzione operativa”).

Io capisco che i milanesi abbiano la loro ambrosianità, i bergamaschi la loro orobicità, i comaschi la loro abbondionità, i bresciani… no loro mi dispiace ma sono in serie C (n.d.r.: qui si nota una certa storica rivalità calcistica che l’autore volutamente richiama). Però, guardate che siamo al lumicino. Noi anche che collaboriamo con i seminari non è che abbiamo capito tantissimo cosa avete in mente.

Prima sembrava facessimo un seminario per tutti, oggi sembra più un “tutti per uno”, nel senso che è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un vescovo si decida a fare il seminario con un altro vescovo. Non dico che dobbiamo trovare una soluzione che valga fino al ritorno di Gesù, ma la sensazione è un po’ espressa autorevolmente da Orietta Berti: finché il seminario va, con qualche aggiustatina, lascialo andare. E fatelo sto seminario regionale, che vedrete che i milanesi hanno tutto il tempo poi per recuperare ambrosianità e i bergamaschi orobicità! E magari i bresciani imparano pure a giocare a calcio, che non mi sembra di vedere grandi risultati negli ultimi tornei dei seminari lombardi.

Sulla iniziazione cristiana dei ragazzi è proprio un casino. Per non parlare di quella degli adulti

Volete darci una mano sull’iniziazione cristiana? Anche qui, chiarissimo: ogni realtà ha la sua storia. Ma un poveraccio che abita a Ostiano, Diocesi di Mantova: lì si fa la comunione alle elementari e la cresima alle medie. Ma se fa 300 metri a sud del suo campanile è in Diocesi di Cremona: prima la cresima, poi la comunione, se si riesce in date vicine. Se invece va a mangiare il gelato a nord del paese, lì è Brescia: cresima in seconda elementare, comunione qualche anno dopo.

Corre voce che in qualche parrocchia ci siano parroci che ipotizzino il sacramento dell’ordine attiguo alla prima comunione, che lì sono tanto carini e almeno restano ordinati. Secondo me l’avete intuito anche voi che “cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia”. Non potreste provare a fare una pensata tutti insieme, e aiutare sti poveretti di Ostiano che ormai non sanno più cosa pensare?

Se poi dessimo un’occhiata all’iniziazione cristiana degli adulti, qui chi ne ha potrebbe mettersi le mani nei capelli. Se vi sedete un attimo, secondo me scoprireste che ogni diocesi ha procedure molto diverse, valutazioni molto diverse sui candidati, idee molto diverse. Tanto che si rischia di non capirsi. Magari un passaggio di confronto e di una ricerca di una linea comune non sarebbe male.

Ma secondo voi un laico può insegnare teologia e vivere del suo insegnamento?

Allora, noi professori dei seminari le conferenze delle sere nelle parrocchie continuiamo a farle. Anzi, grazie che facciamo un po’ di cassa e ho la rata della macchina da pagare! Come vi ringrazio di aver ricordato l’importanza della formazione dei laici. Ma vogliamo continuare a conferenze serali e festival? No? Beh… allora ci sarebbero delle cosucce che si possono fare, tipo… cacciare i soldi!

Pongo due semplici domande: se un laico oggi volesse studiare teologia fino al dottorato, può accedere ordinariamente a borse di studio che lo sostengano? E quando si è addottorato, può accedere a ordinarie procedure selettive per cui poi potrebbe trovare lavoro come insegnante di teologia? E quando ha superato un concorso, può mantenersi con lo stipendio? Se non esistono borse di studio, non esistono procedure concorsuali e non esiste uno stipendio garantito se hai superato una procedura… continuiamo con le conferenze serali! Mettere borse di studio, fare in modo che si acceda all’insegnamento in Facoltà Teologica e negli ISSR (Istituti Superiori di Scienze Religiose)  mediante concorsi regolari e dare uno stipendio, io penso che lo possiate fare.

A dire il vero ci sarebbe un altro ambito dove uno che ha studiato teologia potrebbe investirsi, tipo l’Insegnamento della Religione Cattolica. Se uno si diploma negli Istituti di Scienze Religiose, ha una carriera fatta di percorsi chiari, stabili, pubblici e univoci verso il ruolo come insegnante di religione? Uniformare e rendere più eque e pubbliche le attribuzioni di cattedre non potrebbe incentivare questa professione e dunque portare a molti più laici formati seriamente in teologia? Questo lo potreste fare!

Miracolo: abbiamo saputo che si può votare e si può perfino votare contro

Io lo so che ci volete bene, ne sono certo. E lo so che ci volete ascoltare tutti. Davvero. Però un conto è “ascoltare”, un conto è “lasciare parlare”. Adesso, io non so cosa succeda nelle altre diocesi. So che l’anno scorso tutta la Chiesa Cattolica italiana è rimasta sorpresa da una cosa: la segreteria del Sinodo aveva preparato un documento, è stato sottoposto a un voto, non ha passato la votazione, il documento doveva essere rifatto. Che mattacchioni! Ragazzi, in tutto il mondo questa è una cosa normale. Nella Chiesa Cattolica i partecipanti all’assemblea sinodale sono andati in tutti gli angoli d’Italia a esultare per questo prodigioso risultato: si può votare, si può votare contro, si possono fare delle proposte. E se facessimo che questa cosa divenga normale?

Non lo so se funzioni così in tutte le Diocesi: da noi quando c’è il Consiglio Presbiterale c’è uno che parla, poi gira un microfono dove tutti possono dire la loro, e tutto viene annegato in un verbale. Analogamente quando si fa l’Assemblea del Clero: ci sono voci (verificate) in diocesi che dicono che arrivassero telefonate ai presbiteri il giorno prima con la richiesta a qualcuno di prendere parola. E se facessimo che esistono dei documenti, che si fanno delle mozioni, che si votano? E se questa cosa diventasse prassi? Altrimenti non è che ci ascoltate… ci fate solo parlare. E non è la stessa cosa. Poi ovviamente i Boss ispirati dallo Spirito Santo e con funzione apostolica siete voi: al limite direte “non siamo d’accordo con questo documento”. Ma almeno ci sono posizioni chiare, e non voci soffocate in un ascolto più teorico che effettivo.

Il Vescovo deve sentire il Vicario Generale, che deve sentire il Rettore del Seminario, che deve sentire il Direttore degli Studi, che però vuole consultarsi con il Vescovo...

So che vorreste ascoltarci tutti. Io non so come faccia il mio Vescovo, ma appena un prete ha bisogno, in pochi giorni (mi è capitato il giorno stesso) il Vescovo c’è. Davvero, grazie! Però poi… è un problema. Siamo istituzioni molto complesse. A me è capitato qualche volta di trovarmi schiacciato negli ingranaggi. Avete presente quando hai un problema con il contratto del telefono, chiami la Telecom e l’operatore te ne passa un altro perché non è mai sua competenza? Ecco, a me sono capitate situazioni dove il Vescovo deve sentire il Vicario Generale, che deve sentire il Rettore del Seminario, che deve sentire il Direttore degli Studi, che però vuole consultarsi con il Vescovo, che al mercato mio padre comprò.

Uno di voi, ma non mi estorcerete il nome nemmeno sotto tortura, mi disse che ogni pratica lasciata almeno un mese sulla scrivania della curia o si semplifica o si sistema. Ma non è così. A volte, anche a fronte di una grande buona volontà, da preti ci si sente un po’ schiacciati nei meccanismi burocratici. Potete fare qualcosa per semplificarli?

Se un prete sta male, può andare da uno psicologo? E per i soldi come la mettiamo?

Ma se oggi un prete non sta bene, cosa deve fare? Ok, ce lo avete detto: prega e formati. Successori degli apostoli, forse lo sapete, ma prendiamo circa 1000 euro al mese. Dal 2010 a oggi c’è stato un aumento di circa 50 euro. Noi qui abbiamo sei parrocchie e tanti chilometri da fare… meno dell’aumento della benzina dell’ultimo anno. Non mi sto lamentando! Sto solo dicendo che se un prete in Lombardia non stesse bene, esistono procedure chiare, non da sottobanco, dove possa accedere ad un percorso di psicoterapia con un aiuto economico? Attenzione! Noi vogliamo bene ai vari Parolari, Guarinelli e Conti (ndr: preti psicologi, che seguono mezzo clero lombardo). Però sono un po’ sovraccarichi, e poi non è più giusto che su una cosa delicata come la salute psicologica si garantisca qualche maggiore libertà al clero di rivolgersi al professionista che più ritiene adeguato? Proposta pratica: card psicologo per i preti. Si fissa un tetto, una procedura snella per accedere e in pochi giorni ti trovi 10 sedute pagate con possibilità di proroga. Questo si potrebbe fare.

Sugli abusi vogliamo darci da fare? Ho ricevuto notizie di storie agghiaccianti

Questa è una delle cose che non potete fare solo voi. Però… abusi in Lombardia ne abbiamo. Sta andando tutto bene? No, perché ho fatto un video e un paio di post su Facebook e ho ricevuto decine di mail con storie agghiaccianti.

Quanto vogliamo aspettare prima che la cosa ci sfugga di mano?

Lo so, nessuna inchiesta autonoma è perfetta, sono tutte perfettibili. Ma non potreste dare una spintarella in Cei perché si decida di fare una reale inchiesta autonoma e capire realmente la portata del problema?

Devo curare sei parrocchie, sei conti correnti, sei contratti delle caldaie, sei oneri di manutenzione...

Possiamo parlare di corresponsabilità finché vogliamo. Ma il Diritto Canonico prevede che alla fine il parroco è responsabile di tutto. Noi ci mettiamo la buona volontà a condividere processi decisionali. Ma non si può proprio fare nulla dal punto di vista normativo per alleggerire i parroci di sei parrocchie dalla gestione di sei conti correnti, sei contratti delle caldaie, sei oneri di manutenzione, ecc…?

Una spintarella presso i vostri capi non la potreste dare?

Basta, svesto i panni dell’ironico dissacratore. E concludo con un sincero grazie. Se poi sono riuscito a strapparvi un sorriso e una riflessione, ne sono ancora più felice.

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Varinelli

6 commenti

  1. Sei un grande. Speriamo che i Sigg. Vescovi, non solo leggano, ma prendano spunto e decidano in modo serio, responsabile ed in unità.
    Qui, tanto per essere un po’ ironico, come Don Manuel, non amiamo le “prime donne”.
    Sui conti da gestire e le bollette e i contratti… provare a coinvolgere e a fidarsi dei laici!
    Grazie Gigi

  2. Carissimo Don Manuel ti ringrazio per la tua riflessione i
    Io vorrei esporre la situazione presente nella chiesa di Germania dove non tutto è rose e fiori però alcune cose sono molto interessanti. Per esempio la sinodalita’ è reale e i laici sono veramente coinvolti. La gestione di tutte le attività finanziarie parrocchiali sono in mano ai laici e poi ai laici del decanato che controllano. Mi dispiace vedere i nostri parroci qui nella diocesi di Bergamo che devono interessarsi se si rompono canali d’acqua della chiesa se non funzionano lampadine se c’è da comperare questo o quello. Tutto questo è molto altro lo possono fare benissimo i laici sia a livello di volontariato che pagati se ci sono risorse.. Tanta attività pastorale non di stratta competenza presbiterale in Germania è affidata a laici laureati in teologia e certamente pagati. La lotta contro l’abuso dei minori è molto seria e sono state fatte ricerche e inchieste affidate a organizzazione terze e le diocesi hanno pagato notevoli somme per risarcire i danni causati da preti o da collaboratori pastorali. Certamente gli stipendi dei preti non sono bassi inoltre i chilometri percorsi con la propria auto per motivi pastorali vengono risarciti, ma sono anche scaricabili nella presentazione della domanda sulle tasse. Certamente le entrate della della tassa del culto, obbligatoria per chi si dichiara cattolico o evangelico o testimone di Geova, sono notevoli e rendono ricche le diocesi che in ogni caso danno sempre un rendiconto pubblico e dettagliato delle entrate e delle uscite. Certamente il 5 per mille che la CEI incassa è poca roba se si dovesse pagare tante persone come si fa in Germania. Tuttavia penso che si debbano trovare strade affinché sia a livello diocesano che di conferenze episcopale Italiana ci possono essere più entrate.
    I consigli presbiterali e pastorali in Germania hanno larghe competenze e le loro decisioni vengono considerate sempre con grande attenzione e accettazione dai vescovi Per i preti che sono stressati e hanno bisogno di consulenze psicologiche le diocesi intervengono e pagano.
    Per far fronte alla mancanza di presbiteri le diocesi in Germania non hanno una unica linea. Ci sono diocesi come per esempio quella di Colonia che accorpa 3 o 4 o 5 parrocchie in una unica parrocchia con un unico consiglio pastorale. In questo modo il parroco ha meno riunioni da presiedere. Altre diocesi, come per esempio la diocesi di Stoccarda Rottenburg o Maiz mantengono tutte le singole parrocchie e a precedere le riunioni del consiglio pastorale può essere anche il secondo presidente. Il primo presidente è sempre il parroco però è affiancato da un laico che viene chiamato secondo presidente , ma con le stesse competenze e responsabilità del primo presidente ed è eletto dal consiglio pastorale. In quelle diocesi nelle quali sono state mantenute tutte le parrocchie con un unico parroco l’amministrazione finanziaria è affidata ad un ufficio comune con amministratori laici pagati. L’unico parroco deve comunque sempre porre la firma di controllo.
    Carissimo Don Manuel per quanto riguarda la tua proposta di accorpare seminari e fare seminari a livello regionale la trovo ragionevole. Attualmente gli studi di ogni seminario sono riconosciuti dalle facoltà teologiche interregionali e ciò significa che di fatto esistono già seminari interregionali che permettono di diminuire il lavoro teologico ed insegnamento di tanti presbiteri professori che devono comunque impegnarsi anche nella pastorale. In modo un po’ barbaro, mischiare le carte nella formazione dei presbiteri penso faccia molto bene. Nel passato dalla nostra diocesi avevamo sempre seminaristi che venivano mandati a Roma e quindi in contatto con seminaristi addirittura da varie parti del mondo e da varie diocesi e treevano una grande esperienza positiva. Quindi penso siano positivi i seminari interregionali. caro Don Manuel grazie ancora per le tue riflessioni e provocazioni. Basta poco per svestirci da paludamenti e guardare la realtà che cambia sempre velocemente e richiede passi veloci anche alla chiesa sia diocesana che parrocchiale.
    Don Luigi betelli

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