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I pastori evangelici pregano per Trump e per l’esercito USA

Un video diffuso un paio di giorni fa mostra un gruppo di pastori protestanti, riuniti nello Studio Ovale della Casa Bianca, che pregano per Trump e per la “nostra grande nazione”. I cattolici non c’erano. Si ripropone il vecchio problema del rapporto fra la fede e il potere, soprattutto quando il potere di un popolo dichiara guerra a un altro popolo

 

“Prego per la tua grazia e protezione per le nostre truppe"

“Prego per la tua grazia e protezione per le nostre truppe e tutti i nostri uomini e donne che prestano servizio nelle nostre forze armate. E padre, ti preghiamo solo di continuare a dare al nostro presidente la forza di cui ha bisogno per guidare la nostra grande nazione. Mentre torniamo a essere una nazione, sotto Dio, indivisibile, con libertà e giustizia per tutti. Preghiamo affinché la tua benedizione celeste sia su di lui, nel nome di Gesù”.

Così ha pregato il pastore evangelico Greg Laurie, nello studio ovale della Casa Bianca, mente lui e altri pastori presenti, durante la preghiera, toccavano con le loro mani il presidente.

Tutti quelli che hanno visto il filmato hanno reagito ognuno a modo proprio. Anch’io come tutti.

Religioni forti, Islam ed Ebraismo, e religione debole, il cristianesimo

Prima reazione: non ci sono preti o vescovi cattolici. Reazione vagamente patriottica, ma inevitabile: meno male. Stavolta ci siamo salvati.

Seconda reazione: in ogni caso, sono fratelli nella fede e nella fede in Gesù di Nazaret e nel Vangelo. E qui cominciano i distinguo.

Mi viene in mente un confronto. Kirill, patriarca russo, benedice Putin e la guerra in Ucraina. I pastori evangelici USA benedicono Trump e la guerra in Iran. Non tutti gli ortodossi benedicono l’invasione dell’Ucraina e non tutti i pastori evangelici pregano per la guerra in Iran. Ma questi e quelli lo hanno fatto.

E’ un nuovo capitolo della religione – o della fede, ma è meglio parlare di religione – al servizio del potere. E’ successo molte volte: è il capitolo della fede “utile”, che serve. Chi ha il potere ha bisogno di molti puntelli e tra tutti i puntelli il più utile è spesso la religione perché annettersi Dio dalla propria parte è particolarmente rassicurante. E’ successo anche con la fede cattolica. Ma, per la Chiesa cattolica, è soprattutto roba del passato. Oggi è difficile trovare vescovi e preti – oltre che laici – che pregano per un esercito in guerra e magari lo benedicono. La Chiesa cattolica raramente sostiene un regime politico. Qualche volta lo critica. Questa presa di distanza rende la Chiesa cattolica fragile non solo verso il potere politico ma verso altre religioni che al potere politico si appoggiano.

Il cuore di Gerusalemme: le moschee, il Muro del Pianto, la basilica del santo Sepolcro

Si cita spesso come esemplare la situazione in Israele. Quando, a Gerusalemme, si sale alla spianata delle moschee, ci si trova di fronte a una impressionante convergenza simbolica. Sulla spianata sorgono le due moschee, quella di Omar e quella di Al-Aqsa: è l’Islam. La spianata è retta dall’imponente “Muro del pianto”, quello che resta dell’antico tempio ebraico, dove gli ebrei celebrano in continuazione i loro riti religiosi: è la religione ebraica. A pochi metri in linea d’aria si vede la basilica del Santo Sepolcro, dove le Chiese cristiane si alternano nella custodia e nella preghiera.

Dietro l’Islam si trovano i paesi arabi, con le loro popolazioni, i loro petrodollari, le loro armi. Dietro la religione ebraica sta il governo del paese, con il suo esercito e i suoi svariati appoggi internazionali. Le frange estreme dell’Islam praticano il terrorismo. Le frange estreme di Israele si impongono con la loro forza, sapendo di poterlo fare impunemente. Smotrich, il ministro estremista del governo Netaniahu, anche in questi giorni, fa parlare di sé per le sue iniziative per l’”occupazione” progressiva della Cisgiordania da parte di Israele.

La Chiesa non mostra i muscoli perché non ha più muscoli

Ora, se si volge lo sguardo al mondo cattolico, si nota subito una differenza: le frange estremiste ci sono ma non fanno mai guerra e non si appoggiano a forze politiche che la praticano. L’estremismo cattolico è quello della messa in latino. Ma, soprattutto, i responsabili della Chiesa cattolica non si impegnano esplicitamente per un regime politico particolare. Anche perché non ha senso che lo facciano. Ormai in tutti paesi occidentali, la Chiesa cattolica è fortemente minoritaria: non può mostrare i muscoli, semplicemente perché non ha muscoli. I regimi politici non hanno grande interesse ad appoggiarsi alla Chiesa e la Chiesa non ci guadagna molto ad appoggiarsi ai potenti del luogo e del momento.

Qualcuno fa notare che le due cose – la fragilità della Chiesa e la sua libertà dal potere politico – vanno di pari passo e forse si influenzano a vicenda: la Chiesa non sostiene i regimi politici perché è debole; ed è debole perché non appoggia i sistemi politici.

Vivere la fragilità

A questo punto due conclusioni. Prima. Ci si lamenta spesso che la Chiesa è in crisi, che i preti sono una razza in via di estinzione, che le messe sono desolatamente vuote, che non ci sono più matrimoni religiosi, che i battesimi sono crollati… eccetera eccetera. Appunto: la Chiesa è fragile. Ma le lamentele, di solito, coincidono con il rimpianto della Chiesa che fu, forte, spesso, e comunque sempre più forte della Chiesa debole di oggi.

Eppure, ripetiamo ancora una volta che non dobbiamo sognare una Chiesa di altri tempi ma vivere nella Chiesa del nostro tempo. Quindi siamo chiamati, obbligati a “vivere la fragilità”. E cioè: prendere atto che la forza della Chiesa non la crea lei, ma le viene donata. Per cui, paradossalmente, la Chiesa fragile di oggi si trova in una situazione ideale per recuperare le sue radici e le sue ragion d’essere. Bisogna, appunto, saper vivere la fragilità e non fuggirla.

Trump, nuovo Pilato, i pastori in preghiera, nuovi scribi e farisei

Seconda conclusione. Torniamo a Trump. Cosa c’entra il Vangelo con questa risibile liturgia del potere? Mi è venuta in mente, ancora una volta, la citatissima frase di don Milani nella citatissima “Lettera a Pipetta”. Quando il suo interlocutore comunista avesse vinto tutti i suoi nemici borghesi e ricchi “Io, dice don Milani, tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio Signore crocifisso. Quando tu non avrai più fame né sete, ricordatene Pipetta, quel giorno io ti tradirò. Quel giorno finalmente potrò cantare l'unico grido di vittoria degno d'un sacerdote di Cristo: “Beati i... fame e sete”.

Il discorso della montagna, le beatitudini, i poveri “beati” e lui, il Signore che muore come un delinquente in croce. Fatico a vedere che cosa c’entri Gesù di Nazaret e le sue parole con questi nuovi scribi e questi nuovi farisei riuniti attorno al nuovo Pilato.

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