I giovani affascinati dai dieci comandamenti

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Abbiamo intervistato Frate Andrea Cova,
guardiano del convento dei Frati Minori Cappuccini di Bergamo,
per conoscere meglio il percorso di catechesi sui dieci comandamenti
che conduce da qualche tempo.

 

In diverse comunità parrocchiali della città se ne parla da tempo. La chiesa dei frati Cappuccini di Bergamo colma di giovani per seguire una catechesi sui comandamenti. Sono così tanti che il percorso è stato cortesemente “interdetto” agli adulti per lasciare spazio ai giovani a cui è espressamente dedicato. Di questi tempi vien da dire: “Se non l’avessi visto con i miei occhi non ci avrei creduto”. Ci può dire di cosa si tratta?

I comandamenti sono un percorso nato a Roma da Don Fabio Rosini più di 30 anni fa che ormai si è diffuso un po’ in tutta Italia e che, per i bei frutti che porta nella vita delle persone, è molto conosciuto. Quando sono arrivato qui a Bergamo infatti in tanti già conoscevano questa esperienza e da tempo l’aspettavano.

Per ciò che riguarda il tema dell’età va detto che il cammino dei dieci comandamenti (detto anche delle “dieci parole”) nasce proprio come una proposta pensata per i giovani. È stata poi la profondità del messaggio e la preziosità del percorso che ha fatto sì che in modo crescente questa proposta fosse desiderata e richiesta un po’ da tutti.

Dovendo iniziare il percorso qui a Bergamo ci siamo trovati a scegliere di mettere un limite d’età per due motivi: il primo perché la nostra chiesa dei Cappuccini è bella ma piccola, il secondo perché quando sono stato destinato qui mi è stato chiesto di prendermi cura in modo particolare dei giovani (che sono la vera sfida e l’investimento più importante per il futuro della chiesa). A causa del Covid ci troviamo ora a dover/poter reiniziare il nuovo ciclo dei comandamenti nella capientissima chiesa di S Anna e quindi, per quest’anno, non pensiamo sia necessario mettere limiti d’età.

Se poi parli dello “stupore” che accompagna l’aspetto “numerico” posso dirti che è un fatto che spesso capita. Ti confesso che anch’io, al tempo, mi ero molto stupito quando a Roma, partecipando di persona al percorso tenuto da don Fabio Rosini, mi sono trovato a fare i conti con una chiesa veramente grande letteralmente gremita di persone.

 

Perché scegliere un tema così “teologico” come il decalogo per parlare ai giovani della fede e così poco attraente, almeno in apparenza? Come mai suscita una risposta così forte tra i giovani?

Essenzialemente direi: perché funziona!

I dieci comandamenti nascono dall’esperienza concreta di vita di un prete, Don Fabio Rosini, che si è trovato davanti a un gruppo di ragazzi e, con sguardo di padre, si è domandato: “Che cosa posso fare perché loro possano incontrare Cristo?”. Proprio da questo sguardo e dalla consapevolezza che il cuore per Cristo lo si accenda solo se si riaccende il desiderio, è nato poco alla volta il percorso di fede dei dieci comandamenti che ripercorre la stessa pedagogia che Dio ha usato con il suo popolo.

La pedagogia dei comandamenti infatti non è una pedagogia inventata a tavolino ma è la stessa della Bibbia che ci porta a passare dalla Legge alla Grazia ma che ha bisogno proprio della legge, del decalogo, come “pedagogo” per la Grazia. La Legge infatti, per sé stessa, non salva ma ha il compito di aiutare le persone a fare luce sulla loro esistenza. Se non sai cosa stai vivendo, se non hai i parametri per leggere la vita non puoi riuscire a capire ne dove sei ne dove devi andare.

Infatti i comandamenti non sono la cura, i comandamenti sono la “diagnosi”. Essi infatti sono il parametro di riferimento che aiutano le persone a fare come una diagnosi del loro stato attuale di vita, della loro situazione,  permettendo di capire cosa si ha nel cuore e di scoprire lì, nel profondo del cuore, quella tensione tra il già e il non ancora, quel desiderio di quel bene e di quel “di più” che il Signore ha già scritto in ogni uomo.

La forza dei comandamenti è proprio questa: sono un percorso esistenziale che và a toccare la vita e ti permette di capire dove sei e dove tu la vita la stai perdendo!! Ed è proprio dentro questa esperienza, dentro il desiderio di bene che abita (comunque) il cuore dell’uomo, che può e deve risuonare la bella luce della fede, quella parola che ti mostra quanto la vita può accogliere e risplendere della vita stessa di Cristo, di Dio.

 

Da anni ci si interroga e si sperimentano anche con grande fatica nuove forme di catechesi per adolescenti e giovani, con risultati spesso molto modesti e che soprattutto non riescono ad invertire una tendenza inarrestabile di allontanamento (non solo dei giovani) dalla questione “Dio”. Questo non sembra accadere alla vostra catechesi.

Per la mia esperienza i comandamenti rispondono molto all’idea di nuova evangelizzazione anche se fondamentalmente, nella loro forma, di nuovo hanno ben poco (in fin dei conti non sono altro che una catechesi frontale con ben poca interazione). La vera novità sta però nell’intelligenza e nella sapienza “iniziatica”, tipica della chiesa dei primi secoli, con cui si arrivava a parlare di Dio e dell’esperienza della fede senza dare per scontato nulla.

Noi veniamo da una tradizione Europea in cui le persone crescevano in un contesto in cui tutto parlava di fede ma ora non è più così. I comandamenti funzionano proprio perché riconsegnano l’abc della vita spirituale e dell’esperienza di fede vissuta. Penso che il bello del percorso dei comandamenti sia proprio che è tutto basato sulla Parola di Dio e sull’esperienza viva della chiesa e che, in questo, non insegue nessuna moda. Il Signore nel suo annuncio non ha mai fatto grandi analisi sociologiche o statistiche ma, con la Sua parola sapeva comunque toccare il cuore di tutti e di ciascuno… ed è bello vedere che anche oggi, la Sua Parola annunciata, ha ancora quest’effetto.

 

Si è fatta un’idea di chi sono questi giovani che partecipano alla catechesi, se è possibile tracciarne un profilo?

Noi non siamo abituati a fare “identikit” ma la cosa che posso dire è che arrivano a noi persone di tutti i tipi. Ho visto partecipare sempre tante persone che con “le cose di chiesa” non avevano molto a che fare e che poi hanno raccolto grandi frutti!! Il punto fondamentale infatti non è da che esperienza uno arrivi ma se il suo cuore è in ricerca oppure no. Posso solo dire che i comandamenti non funzionano solo con chi ha il cuore chiuso e non è disposto a lasciarsi mettere in discussione.

 

Questo percorso viene proposto dai frati francescani in tutta Italia, quindi anche in contesti ecclesiali un po’ diversi tra loro. Riscontrate una risposta così positiva ovunque?

Per la precisione questo percorso non è dei frati!! È vero che ci sono tanti frati in tante città che li promuovono ma ci sono anche tante altre realta della chiesa (parrocchie, centri diocesani, o altre famiglie religiose) che li stanno proponendo con buoni risultati anche se, in questo senso, il panorama dei comandamenti in Italia (e nel mondo) è molto eterogeneo e variegato.

 

Diceva che quello dei comandamenti è un cammino iniziatico. E’ prevista anche una fase successiva? Ci sono altre tematiche che andrete a proporre?

I comandamenti non sono il fine ma sono un percorso propedeutico all’esperienza dell’annuncio della Grazia seguendo la sapienza del Vangelo di Giovanni. Qui a Bergamo quest’annuncio lo facciamo all’interno di un ritiro estivo di una settimana (detto anche “ritirone”). In altre parti d’Italia ciò avviene attraverso un percorso un po’ più esteso nel tempo che viene chiamato il “laboratorio dei sette segni”.

La cosa certa dei comandamenti però è che, un po’ prima o un po’ dopo, terminano!! Il percorso dei comandamenti non è fatto per creare dipendenza.  I comandamenti infatti non sono né un movimento né un gruppo all’interno della chiesa chiamato a restare nel tempo.

Dopo i comandamenti si può anche scegliere di accompagnare le persone ancora per un pezzettino di strada ma l’obbiettivo è sempre quello di arrivare a fare in modo che queste persone arrivino a camminare con le proprie gambe.

 

Da ultimo la domanda che avrei dovuto porle per prima. Chi è frate Andrea Cova ?

Per dire chi sono in verità, non posso che dire che mi sento una persona che è stata tanto amata dal Signore e che, in qualche modo, sta cercando di volergli “almeno” un po’ di bene. Ho ricevuto tanto nella mia vita, ho fatto tanta esperienza della Sua tenerezza e della Sua misericordia.

Sono stato pescato e ripescato, salvato, più e più volte dal Suo amore e ho avuto anche la fortuna, il dono grande, di poter venire a contatto con tante realtà belle e feconde della chiesa. Anche questa esperienza dei comandamenti è stata per me una grande ricchezza che ha segnato profondamente la mia vita di cristiano, di frate e sacerdote. Così spero con tutto il cuore di poter rispondere, con la mia vita, a questi doni ricevuti rimettendone in circolo, almeno una parte,­­ con questa esperienza che sta per reiniziare.

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