Ancora una voce nel dibattito sull'articolo di Daniele Rocchetti, pubblicato qualche giorno fa. Don Sergio Gamberoni è stato recentemente nominato direttore del CUM (Centro Unitario per la formazione Missionaria) che ha sede a Verona. In precedenza don Gamberoni è stato missionario in Bolivia e poi responsabile dell'ufficio per la pastorale dei migranti della diocesi di Bergamo.
Condivido il cuore di ciò che scrivi. Mi pare molto in linea con l'avventura di adulti cristiani, che anche io ho respirato fin da piccolo nella mia comunità di Redona e che ancora sostiene il mio sguardo.
Mi pare invece un po stonato il caricare di un giudizio negativo gli adulti che non sono stati capaci di trasmettere il vangelo di generazione in generazione. (L'"afasia degli adulti").
Il cambiamento epocale è più grande di noi
Capisco il senso ela provocazione, ma provo a rilanciare condividendo che ho incontrato tanti adulti sinceramente impegnati a vivere con serietà e intelligenza la propria umanità alla luce del Vangelo.
Considero perciò due aspetti su cui io stesso provo a mantenere uno sguardo pacificato:
ci sono cambiamenti d'epoca propri del nostro occidente italiano - e del contesto più complesso e mondiale - che non girano attorno alla comunità cristiana e determinano un cambiamento epocale profondo e trasversale che non dipende da come siamo cristiani o meno, e nemmeno dipende sólo dalle scelte di una generazione. Anche la comunità cristiana nella sua traversata ne è profondamente coinvolta. Fuori e dentro. Per la forza e complessità di queste dinamiche quando sono tentato anche io di sottolineare l'inadeguatezza della risposta cristiana, mi sento che sto prendendo un po una scorciatoia non rispettosa dello sforzo serio di molti.
Siamo minoranza
Il secondo aspetto è la consapevolezza, da cui ripartire ogni giorno, che essere cristiani nel contesto italiano (nel senso più bello e impegnativo della vita nella fede, rispetto a quello semplicemente "religioso") significa ormai essere minoranza: piccole comunità che a fronte di una proiezione ancora diffusa di una certa identità cristiana, custodiscono però la sfida - e la bellezza! - di provare a dare alle proprie vite la forma del vangelo.
Sono meravigliato ogni volta che inviino tanta verità e coraggio proprio laddove una comunità è messa alla prova, o dove si condividono (con una guida o "nonostante") alcune scelte più coraggiose e profetiche. Dove c'è umanità e speranza non conta forse che siano mille persone o solo dodici... purché ci sia gioia in ciò che si condivide e verità in ciò che si crede.
Ecco, su tua sollecitazione, ho provato a reagire, su tua sollecitazione. Contento di ciò che il Signore mi offre di vivere, anche oggi. E in comunione con tanti uomini e donne che in contesto diverso provano a vivere con fede, generare, condividere e trasmettere la gioia e la speranza che il Vangelo ci offre.