Giovedì sera, nel duomo, sono stati presentati i restauri della splendida “Aula Picta”, ambiente medievale, che faceva parte dell’antica casa del vescovo, oggi cuore del nuovo museo diocesano. Il duomo era gremito. Molti gli interventi, variamente interessanti. Il vescovo è intervenuto per ultimo. Anche lui ha parlato dell’Aula Picta. Ma, alla fine, sempre parlando dell’Aula Picta, ha parlato anche di sé.
E’ partito da lontano. Ha ricordato che sulle porte centrali di tutte le chiese parrocchiali della diocesi è esposto lo stemma del vescovo. Il suo stemma è lì da 18 anni. “E’ un po’ scolorito”, ha riconosciuto. E già qui si è capito che il discorso non riguardava solo l’Aula Picta. Tutti sanno che il vescovo si è dimesso “per raggiunti limiti di età” e, tra non molto tempo, lascerà la diocesi. Poi è tornato sul tema della serata. Ha ricordato che nell’Aula Picta esiste un affresco che illustra la scena dell’Annunciazione: l’angelo Gabriele annuncia la maternità divina a Maria e questa risponde: “Si faccia di me secondo la tua parola”. Nell’affresco è ovviamente in latino: “Fiat mihi secundum verbum tuum”. “Secundum verbum tuum” è la frase che Beschi ha scelto per il suo stemma episcopale, quello scolorito che si trova sulle porte centrali di tutte le parrocchie. “Così quando entrerete e vedrete quella frase vi ricorderete di me”.
Tutti abbiamo capito. Ha parlato di Aula Picta, di Medio Evo, di Annunciazione, di Angelo, della Vergine. E in tutto questo mondo di nobilissimi simboli ha fatto scivolar dentro un saluto: ricordatevi di me. Saluto dimesso, quasi vergognoso, quasi a voler dire: scusatemi se ve ne parlo.
Abbiamo capito tutti benissimo e si è avvertito un certo, sommesso senso di malinconia. Succede sempre così quando ci si saluta. L’applauso è stato il più lungo della serata.
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