Il vescovo fa i 75 anni- il 6 agosto - e quindi si dimette. L’Eco di Bergamo fa gli auguri senza parlare di dimissioni. Il Corriere parla di dimissioni senza fare gli auguri. Noi vorremmo, nel nostro piccolo, fare sì gli auguri ma anche farci alcune domande.
Apriamo l’Eco di Bergamo e una mezza paginona di tanti aguri al vescovo che fa gli anni. Neanche una parola sulle dimissioni. Apriamo il corriere di Bergamo. Tutto sulle dimissioni e sui possibili successori. Neanche una parola di auguri.
Tutto prevedibile. Il vescovo compie i 75 anni e deve presentare le dimissioni. Così stabilisce il diritto canonico, la legge della Chiesa cattolica. Canone 401: “: Il vescovo diocesano che ha compiuto 75 anni di età è invitato a presentare la rinuncia all'ufficio al Sommo Pontefice. Il Papa valuta le circostanze e decide se accettarla o meno”. Chiarissimo.
Noi, nel nostro piccolo, vorremmo stare in mezzo, tra Eco e Corriere. Tanti auguri al nostro vescovo, naturalmente, e tante grazie per tutto. Ma, insieme, vorremmo fare quello che molti cattolici di Bergamo probabilmente stanno facendo – o stanno pensando di fare – e porci la domanda inevitabile: e adesso?
Nel rispondere, il Corriere (l’articolo è di Donatella Tiraboschi) ci dà qualche spunto. Ci elenca i nomi – molto gettonati dai giornalisti – dei possibili successori: Sanguineti di Pavia, Napolioni di Cremona, Busca di Mantova, dal Cin di Loreto. Poi descrive lo stile di Beschi. Poi elenca alcune “questioni pratiche”. Cita le grandi strutture da ripensare: il seminario, il collegio di Celana, quello di Botta di Sedrina, la “Casa del buon Pastore”. Ricorda il fondo immobiliare Priula. Parla della Curia e di alcuni responsabili che la governano. Cita una affermazione di don Manuel Belli e accenna ai problemi dei preti “preti sposati, preti no vax e altri casi ‘spinosi’”. Del resto, solo qualche accenno.
Di fronte a questa serie di nomi e di dati ci poniamo, ingenuamente, la domanda: ma la Chiesa di Bergamo è tutta qui? Preti e Chiesa, devono continuare a coincidere per cui parlare della riforma della Chiesa significa parlare della riforma dei preti? Intendiamoci: spesso nella Chiesa si fa così. Ma anche le fonti laiche fanno così. Le fonti laiche sono anche loro clericali.
Certo: di seminario e di preti bisognerà parlare. Ma per decidere come parlare di seminario e di preti è necessario, prima, parlare di Chiesa. E se si parla di Chiesa, bisognerebbe parlare del cuore della Chiesa. Perché più la Chiesa si scarnifica più bisogna tornare al cuore. Se non si salva quello, non si salva niente. Ci piacerebbe parlare della qualità della liturgia, delle omelie delle messe, di come si celebrano i molti funerali e i pochi matrimoni, della preghiera in generale. Ci sembra importante collocare la preghiera nella qualità delle relazioni delle parrocchie: i preti fanno ancora tutto o esiste una rete di rapporti capaci di dare importanza a laici credenti e competenti? I preti devono continuare a fare bilanci e a firmarli? E poi, visto che i preti diminuiscono, a che punto sono le collaborazioni – così difficili spesso ma così necessarie - tra diverse parrocchie? Eccetera eccetera.
Alla fine, la domanda impegnativa: il futuro della diocesi di Bergamo dobbiamo inventarlo o dobbiamo salvarlo ricorrendo al nostro glorioso passato?
A noi sembra inevitabile la risposta: o si guarda avanti e si guarda attorno al mondo che ci circonda, o si muore.
Poi non ci spaventeremo di chiudere il seminario, se lo riterremo necessario, e di ripensare a fondo la formazione dei preti, venderemo Celana e Botta e Buon Pastore… Ci dispiacerà, ma lo faremo perché avremo i motivi per farlo. La radice dei problemi, infatti, è questa: trovare, nel cuore stesso della Chiesa, i motivi buoni per cambiare per avere, poi, il coraggio di farlo.
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