Ventiquattresima domenica del Tempo Ordinario.
Con questa domenica inizia i suoi commenti domenicali don Alessandro Sesana.
Ci ha mandato il suo ultimo commento anche don Enrico D’Ambrosio. Lo pubblichiamo domani.
Per i testi liturgici di questa domenica clicca qui.
I conti sono difficili. E non solo per Pietro
Siamo quell’umanità che è abituata a fare i conti e soprattutto che cerca di far tornare i conti. E allora la prima cosa che ho pensato di fronte alla richiesta di Pietro e alla risposta di Gesù è stato quella della contabilità. Pietro chiede se è sufficiente perdonare 7 volte e Gesù risponde 70 volte 7. Nella logica della contabilità Pietro cerca un numero per avere sicurezza: 7 volte mi sembra un numero ragionevole, poi da lì in avanti mi sento tranquillo.
Ma se continuo nella logica della contabilità anche la risposta di Gesù entra in questa dinamica, 70 volte 7 corrisponde a 490 volte e qui la cosa, sempre nella logica della contabilità, si fa più complessa.
Oltre i conti, il dono e il per-dono
È chiaro che dobbiamo uscire da questa mentalità ed entrare nella logica del dono, del per-dono. Ed è in questa direzione che proviamo a leggere queste parole di Gesù, con la parabola che ne diventa la spiegazione. Nella comunità e nel mondo, la via del perdono è importante, anche se complessa.
Conosco un tipo di perdono che nel perdonare vuole dimenticare l’ingiustizia subita. Poi conosco un altro tipo di perdono. È quel perdono che nel momento in cui viene offerto e ricevuto diventa una nuova possibilità per una nuova relazione. È di questo tipo di perdono di cui ci parla il testo del vangelo. Nel momento in cui il re fa i conti con i suoi servi e condona questo debito enorme al suo servo che lo invocava, offre a lui una nuova possibilità di ricostruire la propria vita. Seguendo la stessa logica di un perdono che offre una nuova possibilità quel servo non è capace a sua volta di condonare un piccolo debito ad un servo come lui. il servo perdonato non fa altro che condannare l’altro servo. Non aveva capito molto del condono – perdono del re.
Chiediamo spesso giustizia. Ma non basta
Quante volte chiediamo giustizia e non offriamo altre possibilità. La comunità dei credenti forse ha bisogno di imparare l’arte di chi, riconoscendo nella verità le ingiustizie fatte e subite, diventa anche capace di un perdono che offre nuove possibilità vita là dove c’è stato un errore. Questo, di un perdono che apre al futuro, credo che sia una di quelle questioni su cui insieme dobbiamo ragionare e agire.
Chi crede in questa forma di perdono non fa la contabilità del quante volte, non fa nemmeno ragionamenti del tipo “chi ha colpa” non misura torti e ragioni, ma crede in una sola cosa: nella relazione, una relazione che si fa novità di vita ad ogni occasione. Senza questo perdono che guarda al futuro non c’è futuro là dove le relazioni a qualsiasi livello si sono rotte.
L’arte del perdono si impara. Allenandosi
Come fare ad imparare l’arte del perdono che rilancia sul futuro sempre? Ho scritto arte del perdono perché mi sembra che di arte si tratta questa faccenda del perdono. E allora la prima cosa interessante per imparare questa arte è l’allenamento. Esercitarci non nello scegliere di volta in volta il colpevole, ma esercitarci nel comprendere la verità e l’autenticità della vita e della storia e poi trovare come delle tracce di relazioni, di parole, di gesti simbolici e concreti che rilanciano sul futuro.
Se questo dell’allenarmi è importante esiste anche un altro elemento che sta al centro di questo cammino di perdono che rilancia sul futuro. Forse dobbiamo imparare a vedere, oserei dire gustare, come Dio esercita su di me questa arte del perdono che rilancia sempre la mia vita, anche la dove io non mi sento più in grado di poterlo fare. Dio è il gran re della parabola che perdona in un atto di carità che rilancia sempre la mia vita. Se riesco a gustare come Dio perdona in questo modo, forse uscendo da quella stanza interiore, che è il mio intimo, dove ho ricevuto il perdono di Dio padre di misericordia, allora riuscirò a perdonare di cuore chi ha un piccolo debito con me.
Una cosa so benissimo: questa via del perdono che rilancia il futuro è via a caro prezzo e richiede tanto tempo e tanta volontà. Il perdono non lo si trova tra gli scaffali del centro commerciale, magari là dove ci sono le offerte, ma lo si costruisce giorno dopo giorno nel nostro cuore, accogliendolo come dono di Dio per poi ridonarlo al fratello e alla sorella nel quotidiano.
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