Leggo con la “triste meraviglia” di Eugenio Montale una notizia sul Corriere di qualche giorno fa. La notizia riferisce della protesta di undici preti, che appartengono alla Fondazione “Interesse Uomo” che opera tra Basilicata e Sicilia. Protestano, i preti in questione, contro Roberto Vannacci che, nel corso di una conferenza stampa che discuteva dei sussidi ai migranti, aveva affermato: “Cito il camerata san Paolo, ‘chi non lavora, neppure mangi’”. Gli undici preti esprimono il più “profondo dissenso e sconcerto”. E si capisce.
San Paolo usato così. Non solo per fargli dire quello che si vuole, ma arruolato come camerata dal camerata Vannacci. Povero Paolo. Ma non è cosa nuova. Le ideologie più estreme sono le più voraci e tendono a colorare tutto a loro uso e consumo. Il fascismo fascistizza e il nazismo nazifica. Arruolano personaggi e temi cristiani per dare enfasi religiosa alle loro dittature. Si potrebbe anche ricordare che alcune frange di sinistra hanno, a loro volta, comunistizzato il messaggio cristiano. Lo stesso Gesù viene ingaggiato: “Gesù era socialista. Viva il compagno Gesù”, è un luogo comune molto noto e molto citato. Ma, qui almeno, Gesù viene ingaggiato per un ideale di giustizia. Vannacci ingaggia Paolo per giustificare le sue esclusioni.
Si potrebbe liquidare con allegra noncuranza la trovata di Vannacci, con la stessa noncuranza con la quale lui ha liquidato san Paolo. Ma il fatterello è più rivelatore di quanto sembri. Il fatto piccolo, piccolissimo, denuncia un fenomeno grande. Tutte le volte che Dio sparisce dall’orizzonte umano, qualcuno si preoccupa di collocarvi una qualche divinità di ricambio. A quel punto il cristianesimo non è più un riferimento per promuovere giustizia e pace ma strumento per promuovere tutt’altro, compresa ingiustizie e guerre.
La trovata di Vannacci, dunque, non rivela interesse e passione per il cristianesimo, ma l’esatto contrario, fino al disprezzo. Possiamo immaginare come reagirebbe Paolo di fronte a una sciocchezza del genere. Ci ricordiamo della seconda lettera ai Corinzi: “Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia” (9, 7).
Vannacci, va da sé, non ci richiama né le generosità verso i poveri, né, tantomeno, la gioia.