Leggo la notizia sul Corriere di ieri. Alcuni turisti milanesi in vacanza a Serina si sono lamentati. Alcuni hanno addirittura lasciato il paese. Motivo: non sopportano il rumore dei campanacci delle mucche. Il sindaco di Serina, Michele Villarboito (però, che bel cognome ‘straniero’! ChatGpT mi dice che è cognome rarissimo e di probabili origini vercellesi. Pensa un po’ te!) il sindaco, dunque, ha precisato che, per chi va a fare le ferie in Val Serina “i campanacci e il profumo del pascolo sono inclusi nel prezzo”. E invoca spirito di adattamento. “Consiglio ai villeggianti di guardare il campanaccio non come disturbo, ma come prova di un luogo sano e autentico”. Apprezzabile esercizio del compito di sindaco: far prendere atto che è così ed esortare ad accogliere serenamente quello che c’è e che non si può fare a meno che ci sia.
In ogni caso, bisogna riconoscerlo, questi cittadini lamentosi, che si lamentano perfino dei campanacci, fanno proprio un po’ sorridere. Di solito chi viene dalle valli, soprattutto dalle alte valli, come è la Val Serina, viene considerato un “provinciale”. Il provinciale, nel sentire corrente, è considerato molto lontano geograficamente dalla città e spiritualmente dallo spirito “cittadino”, soprattutto di una metropoli come Milano. Il provinciale, spesso, resta provinciale anche a Milano: “Quanto più si avanza nel piano, il suo occhio si ritira, disgustato e stanco, da quell'ampiezza uniforme; l'aria gli par gravosa e morta; s'inoltra mesto e disattento nelle città tumultuose…”: così la provinciale Lucia Mondella mentre sta attraversando il lago e lascia il suo paesello verso chissà dove. Qualcosa forse è cambiato dal ‘600 e dal Manzoni a oggi, ma qualcosa di quello spirito è rimasto.
A Serina, però, avviene il contrario: non il provinciale che va in città, ma il cittadino che va in provincia. Il cittadino in provincia vuole la provincia non come è ma come la vuole lui. E lui la vuole ripulita da tutti i rumori, compresi i campanacci delle mucche.
Abbiamo così due situazioni (quasi) uguali e contrarie. Il provinciale in città soffre del fracasso della città, ma deve accettarlo. Il cittadino in provincia soffre dei rumori della provincia ma pretende di eliminarli. Ma, alla fine, dei due chi è il più incapace di accettare il mondo “altro” con cui deve fare i conti? Mi pare ovvio: il cittadino che non accetta neppure i campanacci delle mucche.
Diciamolo in altri termini: il cittadino in provincia è più provinciale del provinciale in città. Ma pensa te!
Leggi anche:
Carrara