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Il gioielliere, Giorgia Meloni e una strana idea di politica

giustizia società politica

 

A Giorgia Meloni va spiegato che chi delinque non perde quei diritti umani che l'aggressore non ha saputo riconoscere e rispettare nella vittima. Io non ho il diritto, per sfogare la mia pur legittima rabbia,  di staccare il braccio o di uccidere il ladro che ha tentato di rubarmi l'orologio per lo stesso motivo per cui questi, ancorché povero o abbrutito dalla vita, non ha il diritto di rapinarmi e, per farlo, di usare violenza staccandomi il braccio o uccidendomi.

 

 

Il giudice e la legge. Non la forza

Se la violenza  è un tara quotidiana delle relazioni sociali, tocca ad un giudice  valutare le circostanze e le responsabilità personali che l’hanno determinata, senza poter riconoscere ai cittadini il diritto di rivendicarne l’esercizio arbitrario. Nella gestione di ogni controversia il pericolo sociale più allarmante è il rischio di rendere la forza (e non le leggi) giudice della dignità dei cittadini e arbitra dei rapporti sociali.

I capi delle organizzazioni criminali giudicano e puniscono l’infrazione delle regole della loro comunità con l’esercizio spietato e non graduato della forza, perché l' obiettivo di quella giustizia è la difesa ferina di un dominio. Di contro gli stati democratici sono obbligati a dirimere i conflitti privati con la forza di poteri e procedure che perseguano la tutela dei diritti e delle libertà di tutti i membri della comunità, unica condizione perché quei diritti e quelle libertà sopravvivano concretamente alla loro lesione.

“Tutti schiavi delle leggi per poter esser liberi"

Una libertà o un diritto non possono affermarsi a favore di qualcuno e a danno di qualcun altro; nessuna proprietà può (dovrebbe) giustificare la privatizzazione della sua difesa: non posso sfruttare nella mia azienda i miei dipendenti, anche se la logica di mercato mi autorizza a farlo; in casa mia non posso ammazzare di botte mia moglie o mio figlio , anche se subisco da parte loro  torti quotidiani che mortificano i miei affetti o compromettono la mia dignità, il mio equilibrio e la mia salute; non posso ammazzare gratuitamente il ladro che entra in casa mia o nel mio negozio per insidiare i miei beni.

Come recita la vecchia iscrizione ciceroniana (Pro Cluentio, LIII) sul Palazzo di Giustizia di Bergamo «legum omnes servi sumus ut liberi esse possimus» («Siamo tutti schiavi delle leggi per poter esser liberi»).

Le vittime risarcite anche quando non sono gente perbene

Per questo motivo si ha il dovere di risarcire  (che nel suo etimo latino significa ricucire) le vittime, anche quando non sono persone perbene: affinché tutte le persone coinvolte nella tragedia possano ri-scoprire la dignità personale ed il valore sociale di cui sono portatori e riscattarsi dalla violenza che li ha travolti. Si può discutere tutto: circostanze aggravanti o attenuanti, l’utilità sociale del carcere (ma questo vale ancora una volta per tutti i cittadini) ma non i principi che danno un senso ai risarcimenti dovuti.

Sembra di scoprire l’acqua calda, in realtà questi  principi non sono intuitivi, anzi vanno contro il senso comune; per questo la loro applicazione richiede non soltanto l’autonomia della Magistratura ma anche e soprattutto la condivisione culturale dei cittadini, in altre parole livelli significativi (e costanti) di progresso storico-politico e di crescita materiale delle comunità.

Le strane ragioni di Meloni che difende il gioielliere

Le affermazioni della Meloni sulle pene inflitte al gioielliere Roggero («Mi aggredisci, mi difendo. E dovrei risarcirti io? Non è giusto.») dicono tutto dell'inadeguatezza di questo governo ad impostare una gestione costituzionalmente matura dei problemi. Cosa c'è di sbagliato politicamente negli argomenti usati per difendere il gesto omicida del commerciante?

È presto detto: il disprezzo antropologico per i delinquenti, per i responsabili dei reati che allarmano i benpensanti, le maggioranze silenziose, le persone perbene; l'indifferenza alle dimensioni sociali dei fenomeni, l'assenza di qualsiasi responsabilità etico-politica verso tutto ciò che è estraneo all'orizzonte degli interessi precostituiti che si è scelto di difendere.

La rivendicazione su cui poggia tutta la posizione meloniana non è quella della legittima difesa dalla minaccia, emergenza che può realisticamente alimentare le reazioni più scomposte ed estreme da parte della vittima, ma quella della legittima punizione perché ti sei permesso di toccarmi.  Non è solo reazione alla paura ed alla sensazione di vulnerabilità, ma rabbia mista allo schifo per l'arroganza impunita e insopportabile di scarafaggi sociali che minacciano sistematicamente il quieto vivere dei  cittadini.

Le “brave persone” con la pistola in pugno

È l' idea del  te la sei cercata e ora paghi per quello che fai e fanno quelli come te; è la rivincita del  cane di paglia costretto a subire quotidianamente  le molestie dell' immondizia umana prodotta da città patite come ormai irriconoscibili  bronx senza controllo: brave persone, come il gioielliere,  che,  esasperate, con la pistola in pugno riprendono il mano il loro destino e la loro dignità, alla faccia delle leggi e delle morali che chiedono ai lavoratori che pagano le tasse mansuetudine e  correttezza, ma, quando serve, non garantiscono adeguata protezione. I film stile giustiziere della notte e i programmi di cronaca che avvelenano quotidianamente da tutte le reti televisive la coscienza democratica dei cittadini, soprattutto degli anziani, alimentano da troppo tempo questo immaginario.

Al di là delle storie personali, la reazione del gioielliere pistolero è la stessa che ha portato un' energica e benestante signora di Viareggio a  spiaccicare sul muro con la propria macchina  il  clandestino che si era permesso di rubarle la borsa all' uscita del ristorante.
Si ha l' impressione, insomma, che il problema sia la rabbia prodotta dalla fatica quotidiana di sopportare l' irrilevanza  cui sembriamo essere tutti condannati di fronte all’immanità delle trasformazioni storiche e sociali in corso.

Le strane ragioni di Salvini che vuole candidare il gioielliere

Se le cose stanno così, cosa può venire di buono dall' intenzione di Salvini di candidare  il gioielliere, simbolo proprio della gestione violenta e squilibrata del problema? L' ennesimo  uomo qualunque a rappresentare i tanti signor nessuno che la rabbia e la paura contemporanee stanno partorendo e che la destra porta a modello di cittadinanza.
Meloni ed il  suo ministro dell'interno in pectore Salvini non ritengono di dover contrastare, neanche a livello internazionale, le radici ideologiche, sociali ed economiche della violenza diffusa; rivendicano il diritto di cavalcare crociate pistolere contro  i disagi microcriminali perché questi sono visibili e incidono direttamente sulla qualità della vita dei cittadini comuni.

Non a caso l'urlo dell'arcivescovo di Palermo sul ritorno della peste mafiosa in  una terra siciliana senza lavoro e speranza non è risuonato a Palazzo Chigi con la stessa forza della sentenza di condanna del gioielliere.

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