Search on this blog

Da Homo Sapiens a Homo Inutilis? A proposito di Intelligenza Artificiale

 

L’irruzione della A. I. generativa ci sta, noi “homo sapiens”, mettendo all’angolo. Convenzionalmente si assegna una data – il 30 novembre 2022 -  all’inizio di tale sconvolgimento, perché è il giorno in cui “Open AI” ha reso queste tecnologie accessibili a chiunque con una semplice chat, ChatGpt appunto.

 

I soldati russi prigionieri dei robot ucraini

Ovviamente i tentativi e le prime sperimentazioni erano incominciati anni prima. Benché sia la A. I. generativa  sia quella “normale siano solo macchine statistiche, prive di coscienza e di intenzionalità, capaci solo di imitazione e di simulazione, esse stanno erodendo i nostri poteri, le nostre libertà,  sconquassano  l’economia, la produzione, il lavoro, la finanza, le relazioni tra gli esseri umani, le istituzioni, il diritto e, persino, il modo di fare la guerra.

Rappresenta certamente una rottura epistemologica il video nel quale compaiono dei soldati russi, che escono da un nascondiglio con le braccia alzate, in faccia dipinto il terrore, per arrendersi non ai soldati ucraini, ma ad un robot fabbricato da Ucraini.

L’antico ottimismo

E’ un momentaccio per “l’homo sapiens” che noi siamo. Aveva un bello scrivere Pico della Mirandola, quando alla fine del ‘400 metteva in bocca a Dio, compiaciuto della propria creazione, le seguenti parole, incoraggianti e leggermente adulatorie, rivolte al “sapiens” suddetto: “Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che avresti prescelto”.

Pareva che si aprissero davanti all’uomo “magnifiche sorti e progressive”. Erano gli anni d’oro del neonato Occidente, il tempo dell’Umanesimo e del Rinascimento. Gli storici della filosofia definirono in seguito questa collocazione dell’uomo nella storia come “antropocentrismo”: l’umanità stava al centro dell’Universo.

E i suoi implacabili sabotatori: Copernico, Darwin, Freud

Ma poi incominciarono ad arrivare le prime delusioni. Copernico annunciò brutalmente che la Terra, che noi abitiamo quale specie dominante, non stava affatto al centro dell’Universo. Al suo posto subentrò il Sole. Giordano Bruno rincarò la dose: il sistema solare non era al centro dell’universo,  perché il nostro non è l’unico universo. Ce n’è un sacco. Un’altra mazzata arrivò da Charles Darwin, che annunciò che noi eravamo solo l’ultimo stadio di una catena evolutiva, che gli studiosi successivi hanno fatto incominciare da un animaletto dalle dimensioni di un cagnolino, che ha potuto farsi largo, dopo che un provvidenziale meteorite circa 60 milioni di anni fa ha fatto fuori gli animali prepotenti e giganteschi noti come i dinosauri, passando poi “i Primati”, che si sono biforcati in due rami: quello delle scimmie e quello degli ominidi.

Ma é Freud quello che, per ultimo, ha fatto calare la nostra autostima. Ci segnalò che “l’homo sapiens” era regolato dalla Ragione solo ad intermittenza. L’IO profondo è costituito da strati, tra cui l’Inconscio, nel quale ribollono forze oscure, difficili da illuminare e da controllare, che si mettono in movimento ben prima che la “Nous” tenti di affermare la propria egemonia. In questi anni, però, sta arrivando il peggio. La “quarta ferita” inferta al nostro narcisismo è l’Intelligenza Artificiale. Che stiamo passando da “homo sapiens” a “homo inutilis”, come propone provocatoriamente un Seminario dell’Istituto Bruno Leoni?

Il vecchio dilemma torna: ottimisti o apocalittici?

Il catalogo delle visioni e degli scenari relativi a questa svolta si è arricchito di molto in questi decenni: trans-umanismo, post-umanismo, accelerazionismo, lungo-terminismo, geo-traumatismo...  Eccoci, dunque, di fronte ad un bivio: ottimisti o apocalittici?

E’ un bivio antico. Platone lo tematizza già attorno al 370 a. C. nel Fedro, quando affronta il tema dell’introduzione della scrittura, che è “artificiale” rispetto alla voce naturale. Il filosofo parte da un mito egiziano, nel quale il dio Teuth inventa la scrittura, al fine di migliorare la memoria e la sapienza, ma il re Thamus obbietta che la scrittura, creando una memoria esterna – l’equivalente oggi dell’hard disk e dell’A. I. – genererà oblio e ci darà solo l’illusione di una crescita della sapienza.

Ma, soprattutto, pregiudicherà il dialogo critico tra maestro e discepolo, perché solo l’insegnamento orale può toccare la sua anima.

Da allora, comunque, ce l’abbiamo fatta. E da adesso in avanti?

Leggi anche:
Pezzotta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *