Un giardino quasi sconosciuto, ampiamente ignorato. Con sculture di grande interesse. E’ nell’area verde del Palazzo della Provincia. Diamo insieme un colpo d’occhio. Ne vale la pena.
L’Accademia Carrara ha inaugurato nei mesi scorsi un Percorso della Scultura nel giardino PwC, estensione museale verde della pinacoteca.
Un Giardino della Scultura esiste già a Bergamo ma è pressoché ignorato.
Ad aprire ufficialmente il Percorso della Scultura, l’Accademia Carrara ospita in forma permanente l’opera di Chiara Camoni intitolata “La forza”, collocata nel giardino soprastante il Museo. La scultura si intitola “La forza” e si lega in qualche modo alla passata e fortunata mostra dei Tarocchi. Occorre ricordare che Chiara Camoni è artista sulla cresta dell’onda ed è stata chiamata a rappresentare l’Italia alla Biennale di Venezia di quest’anno.

A Bergamo esiste già un Parco della Scultura. È collocato nell’area verde del Palazzo della Provincia e congiunge via Tasso a via Camozzi. Nemmeno l’anno di Bergamo-Brescia Capitale della Cultura è riuscito a rilanciare un itinerario poco noto anche ai bergamaschi. Eppure, è un museo a cielo aperto e potrebbe rientrare tra le frequentazioni non solo culturali di cittadini e visitatori stranieri.
Le sculture, frutto di donazioni e di acquisti degli artisti locali, sono visibili dalle cancellate e dal cortile interno del palazzo ma non c’è alcuna indicazione per il malcapitato visitatore che deve accontentarsi di sbirciare da lontano. Anche per accedere al parco entrando nel cortile, l’impresa non è del tutto facile dovendo passare davanti a un occhiuto controllo, senza il beneficio di una guida o di carte esplicative dei beni esposti nel verde. Il Parco è ricco di fascino, collocato nel cuore della città bassa, dentro un circuito virtuale tra le testimonianze pittoriche delle chiese vicine.

Nato vent’anni fa con prospettive di sviluppo, su iniziativa del Presidente della Provincia di quel tempo, a poco a poco il parco è caduto nel dimenticatoio anche in seguito alle vicissitudini delle restrizioni di competenze delle Province e ai ventilati annunci funebri precedenti alla riforma.
Limitiamoci, per ora, a una carrellata sugli artisti e sulle opere esposte nel giardino. Gli autori sono Stefano Locatelli, Giacomo Manzù, Alberto Meli, Franco Normanni, Ugo Riva, Edoardo Villa, cioè il fior fiore degli scultori del nostro territorio, a cui si dovrebbero aggiungere altri artisti che operano oggi con i materiali scultorei. Una delle opere più significative (a mio parere) è quella di Stefano Locatelli che si intitola “pesca subacquea” del 1952. Un giovane fiocinatore dal corpo armonioso, sguardo fiero, capelli al vento, è sospeso sul pelo dell’acqua della fontana del parco, in piena sintonia con l’ambientazione.

Anche l’imponente scultura di Ugo Riva, appena restaurata, si segnala per la maestosità delle figure ieratiche che segnalano l’inesorabile passaggio del tempo sul corpo delle regalità classiche.

E poi, la forza generativa dell’uovo di Alberto Meli, l’astratta composizione a incastri di Normanni, le tre opere di Giacomo Manzù (“Tebe distesa nell’ovale” – “Cardinale” 1965 – “Donna che guarda”). La quarta opera di Manzù rappresentava in origine “Ulisse che approda naufrago nell’isola di Nausicaa”, rinominata per esigenze di rappresentanza “Il Caravaggio” e collocata infelicemente in un sottoportico dell’aeroporto di Orio al Serio.

Aspettiamo tempi migliori per le decisioni sul futuro di questo bell’itinerario culturale che avrebbe bisogno di un rilancio e di nuove attenzioni.