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Gori risponde a Pizzolato

Rear view of business executives show their approval by raising hands at conference center

 

Volentieri pubblichiamo la replica di Giorgio Gori, eurodeputato e già sindaco di Bergamo, a un articolo di Franco Pizzolato, apparso sul nostro blog il 5 luglio scorso.

 

 

Su un numero recente de “La barca e il mare”, il professor Fabio Pizzolato critica severamente un mio recente articolo sul difficile rapporto tra la Sinistra e il mondo delle imprese, sostenendo che la mia “ricetta” consisterebbe, per riconquistare la fiducia degli imprenditori, nell’invitare la Sinistra a trascurare i propri valori caratterizzanti per sposare quelli della Destra: una ricetta né socialista né prossima alla dottrina sociale della Chiesa, sostiene Pizzolato, ma equiparabile ad una “assuefazione al male” volta solo a cercare di “vincere”.

La distanza fra la Sinistra e le imprese

Ora, che cercare di vincere, in politica, possa essere visto come un cedimento al male è cosa su cui si potrebbe eccepire, poiché da lì in democrazia discende la possibilità di governare e attraverso il governo operare per migliorare la società. Ma entriamo nel merito. Non ho affatto sostenuto – il mio articolo su “Domani” è facilmente consultabile – che la Sinistra debba dismettere i valori che la caratterizzano, a partire dalla promozione della persona, la valorizzazione del lavoro, il contrasto delle disuguaglianze e la difesa del Creato: tutt’altro.

Ciò che sostengo – ed è altra cosa – è invece che la distanza che si registra tra la Sinistra e mondo delle imprese (le stesse “imprese sane” la cui valorizzazione Pizzolato include tra i compiti della Sinistra, in contrasto alla rendita finanziaria e parassitaria) sia dovuta ad un difetto di realismo della nostra parte politica; in particolare, all’affrontare il grande tema della transizione ecologica – necessaria, e che peraltro trova il consenso delle stesse imprese – senza la dovuta dose di concretezza, ovvero senza curarsi delle conseguenze che una transizione non assistita da adeguati investimenti, promossa attraverso un ridondante apparato di regole e sanzioni, rischia di provocare per imprese e lavoratori, a partire dalla perdita di molti posti di lavoro. Non a caso la Sinistra insiste nell’invocare quegli investimenti e l’utilizzo del debito comune come leva europea per sostenerli. Ma se gli investimenti e il debito non ci sono, bloccati dalle resistenze dei Paesi frugali, si procede come se nulla fosse? O tempi e modi vanno pragmaticamente modulati?  Questo il punto sollevato nell’articolo su “Domani”. Nulla quindi a che vedere col sacrificio dei valori identitari della Sinistra.

E a proposito di “competitività"

Ho poi osservato che un ulteriore indizio della distanza cui accennavo è che la parola “competitività” non compaia tra le priorità della Sinistra europea. Le nostre bandiere sono il lavoro dignitoso e ben retribuito, la sostenibilità, il diritto alla casa – tutte istanze sacrosante, fortemente ancorate alla nostra storia -, ma perché lasciare la competitività alla Destra? Non c’entra niente il neoliberismo: un’impresa che non è in grado di competere è un’impresa destinata a fallire, o a sopravvivere comprimendo il costo del lavoro e i diritti dei lavoratori. Un Paese che è non in grado di competere – uno a caso, il nostro – è un Paese che la cui l’economia ristagna, e con essa i salari, e che finisce per erodere il proprio welfare. Un’Europa non competitiva mette a rischio la propria sicurezza e il proprio modello sociale (su questo rimando all’ultimo libro di Mario Draghi – non esattamente un neoliberista – che non a caso si intitola “Competere o sparire”).

La penso come Draghi

Io la penso come Draghi. Se non ritroviamo la capacità di competere e di generare crescita, nessuno dei valori che giustamente ci intestiamo sarà perseguibile. Diventeremo solo più poveri e meno sicuri, più dipendenti da altri, meno in grado di tutelare il pianeta e di offrire protezione a chi è più fragile.

Rivendico quindi che la competitività debba stare a pieno titolo tra le priorità della Sinistra. Il fatto che il professor Pizzolato si sia sentito in dovere di bacchettarmi per questo mi pare rappresenti una conferma del problema che ho sollevato.

Giorgio Gori

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