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Camminando s’apre cammino/5

Pellegrin che vien da Roma… Come si camminava nei secoli passati?

Pellegrinaggio

Nelle nostre escursioni, brevi o lunghe, sempre più spesso ci muoviamo con lo smart phone, le app, i tracciati gps… A denti stretti, dobbiamo ammetterlo: senza questi strumenti, non sapremmo da che parte voltarci. In auto, possiamo contare sulla segnaletica stradale, ma a piedi questa si riduce di molto, soprattutto sui percorsi meno battuti. Siamo per lo più incapaci di leggere una cartina topografica e di farci guidare da questa. La (preziosa) tecnologia ci ha reso fragili.

 

 

Una carta per i pellegrini. Siamo nel 1500

Ci dice molto, quindi, il fatto che in occasione del Giubileo del 1500, quando si prevedeva che molti pellegrini si sarebbero recati a Roma, il cartografo Erhard Etzlaub pubblicasse la carta Romweg (“via per Roma” o “Carta itineraria dei pellegrini”): considerata la prima mappa stradale stampata dell'Europa centrale, Romweg richiese il lavoro di centinaia di volontari e oltre un decennio per ottenere una rappresentazione realistica su base stradale del Sacro Romano Impero.

Come molte mappe germaniche più antiche, questa - un'incisione su legno di 41 x 29 cm in proiezione stereografica su una scala di circa 1:5.600.000 - è orientata a sud per avere Roma nella parte più settentrionale. Etzlaub passa per l’inventore delle carte stradali, avendo inserito per la prima volta in una carta le utili indicazioni delle distanze: nella Romweg la presenza di cerchietti lungo i tratteggi indicanti le strade segnala infatti una distanza fissa di 1 miglio tedesco, pari a 7,4 km.

Il pellegrinaggio, un’avventura

Questa carta – come anche la stupefacente Guida del pellegrino di Santiago, quinto e ultimo capitolo del Codex Calixtinus, dal nome del papa Callisto II (1119-1124), scritto tra il 1132 e il 1135 - ci dice che la pratica del cammino giubilare era una realtà diffusa, di massa. Ci dice che i pellegrini si muovevano (a piedi, in genere) su lunghissimi sconosciuti itinerari con mete lontane, privi delle sicurezze e delle infrastrutture odierne, a cominciare dai posti tappa e dall’abbigliamento.

Ci dice che l’asse Via Spluga/Via Regina (sulla riva occidentale del lago di Como) non solo aveva una continuità infrastrutturale, ma rappresentava il collegamento centrale fra il Nord Europa e la nostra Penisola. Ci dice quindi che il percorso che transitava per lo Spluga, con punti tappa a Coira, Chiavenna, Como, Milano e Piacenza, fosse (ed è) realmente un perfetto continuum "francigeno" (cioè, proveniente dalle terre franco-germaniche). E come, verso Nord, confluisse (e confluisca) naturalmente nella Valle del Reno.

 Tutti in cammino, poveri, ricchi, umili e nobili a piedi, sullasino, in carrozza...

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Per capire come erano questi cammini, occorre alzarsi in volo e indietro nel tempo. Scrutare i pellegrini che si muovevano dai loro villaggi e dalle loro città per raggiungere l’itinerario principale. Per mettersi quasi in colonna, dietro agli altri. Molti erano poveri, poverissimi, mossi dalla devozione, dalla speranza di una “ricompensa” extra terrena, fors’anche dal desiderio di sottrarsi per qualche tempo a una vita di stenti e vedere il mondo. In gran numero, cercavano la guarigione da una malattia, per sé o per qualche congiunto. E questa motivazione andò crescendo nel tempo, basti pensare all’afflusso di malati e accompagnatori al Santuario di Lourdes. Ma c’erano anche i signori, i cavalieri, i nobili che si recavano, ad esempio, a Gerusalemme dove, pur senza ottenere alcuna vittoria in battaglia, si facevano nominare cavalieri del Santo Sepolcro, al fine di acquisire prestigio, favorire la carriera ed elevare il proprio rango sociale.

Diversi i modi del viaggio: a piedi, sull’asino o il carretto, a cavallo, in carrozza. Diversi i modi (e le possibilità) di alloggio: in conventi o ospizi nati nel tempo in gran quantità sui principali cammini, proprio per ospitare (molto sobriamente) i pellegrini. In locande e alberghetti, spesso vittime di osti disonesti e senza scrupoli. Oppure ospiti in residenze di lusso. Diverse le vie, che man mano si fondevano, unica la meta finale. Che si raggiungeva dopo mesi di viaggio, a volte anni. Per cui c’era chi prima di partire faceva testamento.

Il viaggio difficile, rischioso

Immaginiamo il loro viaggio. Su strade fangose o polverose, sentieri aspri di montagna, a volte pericolosi. Attraversando paludi e acquitrini, passerelle e ponti su torrenti e su fiumi: i percorsi dei pellegrini sono stati spesso ricostruiti proprio sulla base della localizzazione dei ponti, passaggi obbligati. Sostando in chiese di clamorosa bellezza (basti pensare, sul Cammino di Santiago, alle cattedrali gotiche di Burgos - oltre tre secoli per completarla, tra il 1221 e il 1567 - e di Leòn, costruita tra il XIII e il XIV secolo)  o in cappelle di intima semplicità. Attraversando città già allora potenti e piene di storia: Coira fu principato vescovile dal 1170 al 1803, anno in cui i Grigioni entrarono nella Confederazione elvetica.

Difficilmente si viaggiava da soli, ma si cercava compagnia, per la sicurezza (occorreva difendersi dai briganti, ma anche da poveri affamati e disperati) e per il mutuo soccorso. I numeri erano davvero impressionanti: partivano colonne di centinaia di pellegrini, ad esempio al seguito di Roberto Duca di Normandia, o addirittura 7.000 con Gunter, vescovo di Bamberg. L’organizzazione dei viaggi era quindi imponente. Nacquero vere e proprie agenzie di viaggio, spesso promosse dai monasteri, come l’Abbazia di Cluny. Il viaggio costava: chi poteva portava con sé lettere di credito.

Oggi

Oggi, nell’infinita offerta di siti internet, agenzie, app, viaggi organizzati per Santiago le modalità del viaggio sono tra le più varie. E anche se c’è ancora chi parte dall’uscio di casa e sta per strada alcuni mesi, la grande maggioranza raggiunge in aereo, treno o auto uno dei possibili punti di partenza – quelli classici d’inizio cammino o anche intermedi, a seconda di quanti giorni si hanno a disposizione – e comincia a camminare. Per comodità di collegamenti, è frequente che si arrivi direttamente a Santiago per poi tornare indietro sul punto di partenza scelto. Insomma, oggi anche il Cammino è personalizzato!

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