Francesca Albanese, “relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati”, continua a far discutere. Per le sue posizioni drastiche “pro Palestina” e contro: contro Israele, ovviamente, contro gli USA e l’Europa e il mondo intero
Adesso se l’è presa anche con i giornalisti, dopo la devastazione della redazione della Stampa di Torino, ad opera di alcuni attivisti violenti. La Albanese ha criticato giornali e siti internet accusandoli di aver taciuto di quanto era avvenuto in Palestina il giovedì 27. Ma le hanno fatto notare che il venerdì 28 i giornali e i loro siti erano in sciopero.
Inevitabili le critiche che le sono piovute addosso. Alcuni critici hanno fatto ricorso a immagini quotidiane. Qualcuno ha parlato della Albanese come della maestrina che detta, dalla cattedra, le sue lezioni.
Un’altra immagine critica è quella della “sacerdotessa”. Stefano Maullu, per esempio, sempre a proposito della Albanese, su Facebook dice: “Nasce una nuova religione laica, piena di zelo inquisitorio. I suoi sacerdoti e le sue sacerdotesse sorvegliano la purezza della fede, pronti a correggere e ammonire chi devia dalla linea (…) Ammette una sola verità, una sola colpa, un solo colpevole”.
Le immagini religiose usate per descrivere la militanza della Albanese mi intrigano particolarmente. Il ragionamento è semplice: la religione è intollerante, la Albanese è intollerante, quindi la Albanese è una sacerdotessa.
Ora, l’intolleranza della Albanese è evidente. Un po’ meno evidente mi sembra l’intolleranza religiosa che dovrebbe illuminare l’intolleranza della Albanese. Se si vuole stare alla religione di casa, la cattolica, oggi ci si imbatte ogni giorno con cattolici di destra e cattolici di sinistra, cattolici ultraconservatori e cattolici rivoluzionari, cattolici di Occidente e cattolici di Oriente, cardinali che criticano il Papa e cardinali che lo omaggiano… Fatico a vedere la Chiesa come un gregge compatto tenuto in fila con qualche vigoroso colpo di bastone.
I critici della Albanese, tra le altre cose, hanno accusato la signora di non ragionare sui fatti ma sul sentito dire. Ma anche alcuni di questi critici ricorrono a immagini che si rifanno non a fatti ma a un sentito dire di religioni e di Chiesa. Si ha, insomma, la sensazione che non esista una verità, ma un sentito dire che ognuno eleva al rango nobile della verità.
E’ nota la frase di Pascal: “L’uomo non è che una canna, la più fragile della natura, ma è una canna pensante”. Il guaio si è che sia gli intolleranti sia i critici degli intolleranti dovrebbero comunque sforzarsi di pensare. Perché, se l’uomo non pensa, resta solo una canna. E fragile, per giunta.