Nella splendida "Aula picta" della Curia di Bergamo esiste un'immagine ammonitrice, di sorprendente attualità, sul potere e sulla fama. Il tempo gira incessantemente la sua ruota. Ma, in alternativa alla mutevolezza del tempo, esiste una forma superiore di sapienza...

Nell'"Aula" della Curia
L’Aula della Curia di Bergamo - negli antichi documenti detta “Aula picta” per la straordinaria sequenza di pitture a fresco che ne ricoprono le pareti - è un grande ambiente che ha preso forma nella prima metà del ‘200 tra la Basilica di Santa Maria Maggiore - cappella di Città - e la sede Vescovile.
Il luogo probabilmente ospitava funzioni di governo, di gestione burocratica e di amministrazione della giustizia, in una sorta di “condivisione” del potere tra l’autorità religiosa e le istanze delle nuove forze emergenti nella società comunale.
La sala, di grande interesse storico e artistico, è in questi mesi oggetto di un accurato restauro.

In un angolo dell’Aula, tra illustrazioni delle Scritture e figure di Santi, traspare un dipinto apparentemente profano.

La “Ruota della fortuna”
Una fanciulla coronata è posta al centro di una ruota con le con le braccia aperte nell’atto di muoverla; la scritta non lascia dubbi: è la “fortuna”.
Quattro personaggi sono aggrappati alla ruota. La figura regale che troneggia alla sommità - “regno”, dice la scritta - prima o poi precipiterà al posto di chi a destra, aggrappato a testa in giù, non può che rimpiangere i tempi andati: c’è scritto “regnavi”, ho regnato.
Schiacciato alla base dal peso della ruota è appeso chi ormai ha perso il potere (“sum sine regno”, "sono senza regno" recita la scritta), mentre, pieno di ottimismo, un personaggio ascende arrampicandosi a sinistra: è scritto “regnabo”, io regnerò.

La figura è esplicito ammonimento al potere e alle seduzioni della fama; il tempo gira incessantemente la sua ruota nella mutevolezza dei destini umani, in particolarmente di quelli segnati da vana superbia, orgoglio cieco, fragile vanità; è immagine didascalica della fragilità del successo e del consenso: sovranità, ricchezza, gloria durano un breve istante.
La coppa della sapienza
La figura sembrerebbe immagine profana, stonata nel contesto di immagini che decorano l’Aula, ma proprio sotto la ruota l’anonimo frescante dipinse una coppia di uccelli, specularmente protesi verso una coppa, proponendo - indubbiamente su suggerimento di un dotto teologo innovatore - un’alternativa agli instabili capricci del destino.
Due pavoni, emblemi di incorruttibile immortalità, attingono alla Parola dell’eterna beatitudine: alla fortuna - condannata dai Padri della Chiesa come dea dispensatrice di effimere felicità, ritenuta strumento diabolico da Agostino - si contrappone la coppa della sapienza e l’affidarsi alla Provvidenza nel discernimento dei Suoi progetti, oltre i tempi contingenti.
Immagine antica, sempre attuale
La “Ruota della fortuna” nell’aula della Curia - come i capitelli dei pilasti del vicino Palazzo della Ragione - esprime in figura la cautela con la quale veniva affrontato il tema del potere nelle coscienze degli “uomini nuovi” che andavano affermandosi nella società comunale.
Prevenzione e contrasto di abusi di potere sono espressi dall’arte in forme di suggestivi simboli in una coinvolgente testo di educazione civica e morale.
(Forse queste immagini si potrebbero ritenere anticipo storico delle forme istituzionali di “contrappeso” al potere di governo inventate dalle moderne democrazie, oggi minacciate dall’arroganza di potenti montanti.)