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Una mostra tra arte e coscienza civile

Un’immagine alla settimana – Rubrica a cura di Osvaldo Roncelli
"Memento de bello. Notes on the war and peace”.
Una mostra che sarebbe piaciuta anche a papa Francesco e che piacerebbe anche a papa Leone
Aperta fino al 12 ottobre a Gres art. 671 - via S. Bernardino 141, Bergamo

Propaganda come satana nella più sottile astuzia: “esserci facendo credere di non esistere”

 “Le persone nate nelle società capitalistiche credono di essere ben in grado di riconoscere la propaganda… La propaganda in effetti funziona meglio quando non ci si accorge che è propaganda.

La mostra si apre con l’opera video ”Propaganda Theater” (di Jonas Staal), che tratta appunto di persuasione occulta tra informazione di massa a dinamiche del potere in tema di guerra. Il video racconta del rischio mortale che tutti noi corriamo credendo all’orchestrazione mediatica che sussurra: “la guerra può essere una buona idea”.

Le opere esposte - quaranta artisti nell’arco di sette secoli - parlano ad alta voce di questo sussurro mortifero; sono “appunti sulla guerra e sulla pace” nella cultura umana, oltre i luoghi e i tempi, con particolare attenzione alle storie invisibili di donne, giovani, bambini.

Cinque sezioni tematiche

Le opere sono suddivise secondo un ordine crescente di tensione emozionale: preoccupazione, quando la pace è apparente; allarme, al comparire di sirene, kit di sopravvivenza, scorte alimentari; esplosione della guerra, al regnare sovrano di morte e distruzione; macerie, tra rovine fisiche, traumi e devastazione di anime; resistenza, con il gioco e la creatività come contrasto alla guerra ed emancipazione dalla violenza.

Arcangelo Sassolino - Anche si anche no

Un’incudine di 290 chili è appoggiata su una lastra di vetro che, incurvata dal peso, si flette come presagio di un accadimento inquietante. Il contrasto di forze in equilibrio precario - tra tensione, conflitto, fragilità, pericolo - rimanda in simboli alla relazione tra pace (il vetro) e riarmo (l’incudine): “si vis pacem para bellum”!

Dima Fatum - Diciassette mattoni in cemento

I tanti quartieri ucraini bombardati diventano un tragico plastico dove i condomini del realismo sovietico diventano portacandele e accendini per quando mancherà elettricità; forse la nostalgia di una piazza in miniatura… forse un cimitero…

Foto dall’archivio di Lucio Fontana

L’artista visita le macerie del suo studio di Milano distrutto dai bombardamenti. Fontana torna in Italia dall’Argentina e parteciperà al processo di rinnovamento sociale e culturale per la ricostruzione morale dell’Italia: arte e cultura per l’ “estetica della resistenza

Monira Al Quadiri - Onus (onere della prova)

L’artista è testimone della guerra del Golfo dove, tra 1990 e il ’91, 700 pozzi di petrolio bruciarono per quasi due anni provocando uno dei peggiori disastri ambientali della storia; le immagini di animali, piane, campi intrisi di petrolio vennero giudicate dai media mondiali false e di propaganda. Attraverso questi sedici uccelli di fragile vetro - incatramati su una superfice candida, intrisi di petrolio - l’artista recupera memoria con un lirico atto d’accusa a chi la negò. 

Massoud Hassani - Mine Kafon (esplosive)

Per sminare il suo paese - l’Afganistan, uno dei paesi più minati del mondo (anche il terzo più ricco di minerali) - l’autore ha progettato un dispositivo di sminamento senza pilota che rotola sul terreno spinto dl vento, come un soffione di tarassaco. Con il suo peso provoca l’esplosione delle mine e con un GPS interno segna il percorso sicuro per attraversare il campo minato. Intelligenza e amore per la vita si coniugano nelle forme di un grande oggetto sferico, quasi un gioco curioso, pronto a rotolare spinto dal caso per sanare i disastri della guerra.  

Masha Shubina - centrini bellici

L’artista ucraina pone in relazione intimità domestica con violente immagini di guerra, invasione, devastazione. Su centrini pazientemente ricamati secondo una passata moda - segnati dalla rovina di un salotto bombardato - dipinge delicatamente ad olio elicotteri da guerra come fossero preziose miniature. Il messaggio non si ferma alla denuncia della sopraffazione, ma propone il lavorio della pazienza - come i punti del ricamo o i segni di pennello - per un disegno di pace.

“…la guerra NON può essere una buona idea”

Altre 34 opere - interessanti, anche antiche e di artisti famosi - con l’originalità dell’idea, la libertà creativa e il fascino dell’arte confermano coralmente un medesimo messaggio di allerta sui tempi correnti.                                                                                                                                                

(Gres art 671 è una bella conseguenza di Bergamo capitale della cultura. Su iniziativa della fondazione Pesenti restituisce alla città uno spazio di storia industriale riconvertito in centro di aggregazione e cultura).

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