La "messa tridentina" è la messa in lingua latina. Benedetto XVI ne ha consentito la celebrazione, in particolari condizioni.
Il nostro collaboratore Bruno Duina ha partecipato a una di queste messe e ci propone alcune considerazione e qualche confronto
Recentemente, stavo trascorrendo alcuni giorni di vacanza con mia moglie in montagna, quando la domenica pomeriggio mi sono trovato nella strana situazione di dover scegliere tra perder messa oppure andare in una frazioncina poco distante dove un sacerdote, con la debita autorizzazione del vescovo di Novara, celebra la Messa Tridentina. Sono andato a messa e, tornato a Milano, con un po’ di calma ho cercato di annotare le mie impressioni.
Tra dignità e rigidità. La Parola marginale
Innanzitutto, devo dire che non c’è stato l’effetto Petites Madeleines alla Proust, no! sebbene abbia fatto il chierichetto nei primi anni Sessanta (sono nato sotto Pio XII), questo effetto di emozione, che forse un po’ temevo, non c’è stato.
Alla messa partecipava una ventina di persone: tutte molto devote; vi erano anche due coppie giovani con bambini piccoli (non so se turisti come me o residenti) e la cosa mi ha un po’ sorpreso.
La prima impressione è stata di una grande dignità nella celebrazione, tutto molto ordinato anche se con semplicità (nel caso specifico era una messa bassa o letta), mentre nel Rito Ordinario non mancano messe dove si nota una certa sciatteria. L’Elevazione, ad esempio, è stata curata con la massima distinzione, cosa che purtroppo non sempre accade nel Rito Ordinario, così pure la distribuzione dell’Eucarestia con i fedeli inginocchiati alla balaustra, nel Rito Ordinario non è raro assistere ad assembramenti poco consoni alla circostanza; anche l’accolito, un signore sulla trentina con talare e rocchetto, è parso ben preparato anche se un po’ rigido, nel Rito Ordinario i chierichetti, dove ancora ci sono, non mi pare brillino in contegno e preparazione.
Nel Rito Tridentino mi è parsa molto debole la liturgia della Parola, prova ne è che il celebrante ha fatto precedere l’omelia dalla lettura del vangelo in italiano, evidentemente egli stesso consapevole di dover colmare una lacuna. Come pure la Prece Eucaristica che viene pronunciata submissa voce che mi pare crei un vuoto che non consente di partecipare adeguatamente al momento culmine della celebrazione, forse anche perché abituati ad ascoltarla solitamente ben scandita al microfono dal sacerdote. Nel Rito Ordinario il valore catechetico è molto alto (forse a volte fin troppo, tanto da scivolare nel didascalico), nel Rito Tridentino questo non emerge.
La partecipazione dei fedeli
Nella Messa Tridentina mi è parsa maggiormente espressa la natura sacrificale della messa, mentre nel Rito Ordinario mi pare meglio espressa l’eucarestia come Cena del Signore: ciò risulta particolarmente evidenziato anche dall’orientamento del celebrante: rivolto verso l’altare nel primo caso, rivolto verso i fedeli nel secondo caso.
La partecipazione attiva dei fedeli alla messa è certamente uno dei risultati più positivi ottenuti della riforma liturgica del Vaticano II; nella Messa Tridentina, sebbene debba dire che i fedeli pronunciassero diligentemente e in latino le parti loro spettanti, nel complesso la partecipazione ne è risultata comunque più passiva: si consideri, ad esempio, che l’epistola e il salmo sono stati letti dal celebrante.
La sede del celebrante, il posto del "Santissimo", l'omelia
Nel Rito Tridentino la sede del sacerdote, una panca posta a sinistra guardando l’altare e ad un livello più basso conferisce maggiore importanza a quest’ultimo; purtroppo nel Rito Ordinario la sede del celebrante è solitamente costituita da un seggio (a volte addirittura un trono) più alto dell’altare e dietro di esso il che non giova alla dignità di quest’ultimo, anzi in certe chiese l’altare risulta quasi un ingombro frapposto tra il celebrante e i fedeli (segnalo invece che nella chiesa di S. Maria alla fontana a Milano, il seggio del celebrante è posto sullo stesso livello del presbiterio ma ruotato di 45 gradi rispetto all’altare, diciamo sulle 2 e 10 dell’orologio, affiancato da un leggio fisso e mi sembra un’ottima soluzione). Senza contare che nelle chiese dove il Santissimo è conservato nel vecchio tabernacolo sull’altare maggiore, il sacerdote per tutta la messa volta le spalle al Santissimo, durante la liturgia della parola addirittura comodamente seduto sul suo trono.
Un ultimo accenno alla durata: la Messa Tridentina è più corta di almeno 10 minuti (vi è una sola lettura) e questo può giovare alla sobrietà e concentrazione della celebrazione.
Non ho notato invece particolari differenze tra l’omelia nella Messa Tridentina e la media delle omelie che sento pronunciare abitualmente.
Lascio ai lettori trarre eventuali conclusioni, mi limiterei a dire che, se da una parte non mi pare che il futuro sia in quella direzione dall’altra ho trovato elementi che a mio avviso andrebbero rivalutati.
P.S.
Mi ha colpito quanto scrive don Alberto Carrara il 29 gennaio a proposito dello Spettro dell’uniformità: «Mi domando se il trionfo del tutto uguale non sia uno dei rischi più gravi che corre la Chiesa. Il tutto uguale che cancella il corso del tempo e le dimensioni dello spazio ...»