L'evangelista Luca enuncia i criteri con i quali ha redatto il suo Vangelo.
Le parole che ricordano gli eventi che ci toccano.
Le molte parole di oggi e la Parola da custodire. Per i testi liturgici di oggi clicca qui.
Le molte parole. La Parola
Oggi disponiamo di molte, moltissime parole. La nostra cultura è fatta soprattutto di parola e comunicazione di parole. Pensiamo al ruolo che ha assunto oggi internet e il flusso gigantesco delle informazioni e delle parole che le trasmettono. Ma, come sempre, nei fenomeni massicci, soffriamo del troppo e dell’eccesso di parole. Le molte parole ci frastornano e, talvolta, ci ingannano – il fenomeno delle fake news è un fenomeno tipicamente moderno. Questo ci rende difficile distinguere e assimilare le parole che contano e, per noi credenti, la Parola decisiva, scritta nei libri vecchi di migliaia di anni. Anche i “molti” di Luca sono pochissimi per noi e, con l’aggravante che sono vissuti allora, duemila anni fa, lontanissimi dalla nostra storia.
Ricordare
Allora, forse, comprendiamo il ruolo della comunità cristiana, nella nostra comunità. Ci troviamo per parlare, per parlarci, per sentire Lui parlarci. Le nostre liturgie eucaristiche sono anche, sempre, liturgia della Parola. Non esiste liturgia eucaristica senza liturgia della Parola, infatti. E va ricordato che, quando la messa è finita, non ricordiamo il pane che abbiamo mangiato e il vino che abbiamo bevuto. Ma ricordiamo la Parola. Ho sentito raccontare che Gesù ha guarito un malato. Anch’io ho bisogno di guarire da tante cose mi pesano, mi pesano nell’anima e mi pesano nel corpo. Ho sentito raccontare che Gesù ha fatto uscire dal sepolcro l’amico Lazzaro. Anch’io ho paura della morte e anch’io spero che non tutto sia finito in quel buco nero dove si entra, alla fine. D’altronde sempre lui mi ha detto: Beati i poveri, Beati quelli che piangono e davvero le sue parole mi consolano quando la sofferenza e la morte mi toccano.
È permesso anche a me, quindi, come agli ebrei di ritorno dall’esilio, commuovermi davanti alla Parola che Dio mi rivolge, mi “commuove”, infatti, la faccio diventare mia, la sento, mi tocca.
Quando ascoltiamo la Parola che ci consola dovremmo anche noi sentirici dire quello che Neemia, nella prima lettura di oggi, dice al popolo che si è commosso ad ascoltare la Parola: “Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza”.