Da laico nella città - Rubrica a cura di Daniele Rocchetti
La prima parte dell'intervista è stata pubblicata la scorsa settimana. Qui il seguito
L'amicizia e la collaborazione con padre David Maria Turoldo.
La conoscenza e la collaborazione con Ada Merini, poetessa e donna "fuori dal comune".
Per lei, cardinale, anche la poesia è stata fonte di grande ispirazione. Tra i poeti ha avuto molti amici, penso a Mario Luzi. Padre David Maria Turoldo è stato però uno dei suoi più significativi
Si, l’occasione fu la pubblicazione dei miei tre volumi sul Libro dei Salmi. Padre David li aveva letti e riletti con molta attenzione. Prendemmo allora l’abitudine di incontrarci la domenica pomeriggio a Osnago, a Lecco, presso la casa dei miei familiari. Padre David arrivava a trovarmi da non molto lontano, da Fontanella, dall’abbazia sui colli di Sotto il Monte, il luogo di nascita di Giovanni XXIII, dove stava dagli inizi degli anni Sessanta. Parlavamo a lungo e spesso mi leggeva i suoi testi e io gli parlavo dei miei.
Di quei momenti ha parlato, con mia sorpresa, in una lettera pubblicata in un’opera apparsa dopo la sua morte e che lui volle tenere segreta. “Gianfranco, mi perdonerai di chiamarti sempre così: amico delle mie — delle nostre — domeniche. È per riconoscenza di questa amicizia e di quei nostri conversari, nell’atrio della tua casa, smentendo che quella sia l’ora del “demone meridiano” (tanta invece era la serenità e la gioia di quei nostri amati colloqui); è per sdebitarmi, dico, del dono di una così ricca amicizia che ora ti dedico questo lavoro… ".
Com’era l’approccio al testo biblico da parte di padre David?
Dettagliato e libero. Studiava molto e con rigore. Tenga conto che era di formazione filosofica, aveva studiato con Gustavo Bontadini che gli chiese di fare l’assistente all’Università Cattolica. E’ stato veramente servo e ministro della Parola: credo che abbia toccato praticamente tutti i libri biblici, dalla Genesi all’Apocalisse. Ho ricordato più volte come i suoi testi erano ricchi di citazioni, allusioni, evocazioni bibliche. Aveva una capacità straordinaria di legare la Parola alle parole, a intrecciare la storia divina con la storia umana. Padre David aveva molto forte anch’egli il senso dell’incarnazione della fede cristiana che lo portava a “impolverarsi” nella storia, a coinvolgersi, a prendere posizione, a non essere neutrale. Come, del resto, anche se spesso ce lo dimentichiamo, hanno fatto tutti i profeti biblici.
Alla fine, segnato nel corpo dalla malattia, ha fatto i conti con il silenzio di Dio
Nella linea della grande mistica, quella di Meister Eckhart, di Angelus Silesius.
Ha in mente la poesia A stento il nulla?
No, credere a Pasqua non è giusta fede:
troppo bello sei a Pasqua!
Fede vera è al venerdì santo
quando Tu non c'eri lassù!
Quando non una eco risponde al suo alto grido
e a stento il Nulla dà forma alla tua assenza.
Padre David durante il tempo della prova canta il misterioso intreccio e incontro tra Dio e il nulla, tra luce e tenebra. Con la convinzione profonda nel Cristo crocefisso.
Ancora a proposito di poesia lei ha conosciuto bene anche Alda Merini
Sì, con lei ho avuto un legame forte. Abitavamo entrambi a Milano e mi chiese di scrivere, cosa che feci, alcune prefazioni alle sue opere, quelle più spirituali. Mi dedicò pure un libro di poesie, La clinica dell’abbandono, pubblicato da Einaudi. La via privilegiata della nostra amicizia passava per il telefono. Soprattutto quando mi trasferii qui a Roma – cosa che la fece arrabbiare molto - mi raggiungeva con telefonate chilometriche nelle quali mi leggeva poesie che componeva al momento e che io, purtroppo, non ho trascritto.
Ricordo quella volta che andai a casa sua, sul Naviglio Grande. Aveva chiesto ad un fioraio di tappezzare le stanze di fiori e quando arrivai trovai lei al pianoforte, due musicisti con viola e violino e il suo cantore Giovanni Nuti. Era una donna fuori dal comune, in tutti i sensi. Una volta padre David, sapendo le gravi ristrettezze economiche nelle quali Alda si dibatteva, le mandò un assegno che però non fu incassato e pensò che si fosse perso. In realtà la Merini quando vide la firma di Turoldo lo incorniciò e lo appese al muro, tanto era l’ammirazione che provava per il monaco servita.
Come potrebbe definire la religiosità della Merini?
Durante i nostri incontri come nelle telefonate spesso mi diceva che Dio era entrato in lei non attraverso il dolore, che pure ha attraversato pesantemente la sua vita, ma attraverso la gioia. Alda aveva la capacità di leggere la storia, anche la sua dolorosa storia personale, a partire dalla croce trasfigurata. 'La croce non è un palo dei romani, ma il legno su cui Dio ha scritto il suo vangelo', ha scritto una volta.
Ricordo ancora con commozione i versi finali di una lunga poesia che mi mandò un’ora dopo la morte di mio papà: “Non scongiurare la morte / di lasciarlo qui sulla terra: / ha già sentito il profumo di Dio, / lascialo andare nei suoi giardini.”
Sì, ne sono convinto, la poesia è sorella della fede e sconfina spesso – come per Alda ma penso alla Dickinson, a Eliot - nella mistica. Uno sguardo altro e in profondità nella lettura dell’essere e dell’esistere. Uno sguardo di cui abbiamo sempre più bisogno.
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