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A Notre-Dame il Papa non c’era

L'assenza di Papa Francesco ha fatto notizia.
Ma l'evento parigino era soprattutto politico e il Papa ha pensato bene di prendere le distanze.
I "poveri nella fede" e i "poveri".

No a Parigi, sì ad Ajaccio

Papa Francesco non è intervenuto ai festeggiamenti del 7 dicembre per la riapertura della cattedrale parigina, dopo i restauri che hanno riparato le ferite inferte dall’incendio di cinque anni fa. La notizia è scivolata in secondo piano, di fronte alla grandiosità dell’evento e al peso politico dei protagonisti. 

Il papa, per contro, andrà in Francia, nei prossimi giorni, ma ad Ajaccio, in Corsica. Dunque, in Francia ci va, ma alla molto periferica Corsica e non nella centralissima Parigi. 

A Parigi Papa Francesco sarebbe stato soltanto capo di Stato e non capo della Chiesa

La riapertura di Notre-Dame, in effetti, è stato evento più sociale e politico che religioso. Va ricordato che le chiese storiche, in Francia, sono proprietà dello Stato  e dei comuni e tocca agli enti pubblici provvedere alla manutenzione  e ai restauri. Siccome, però, le chiese sono tante e le risorse poche, Stato e comuni sono di solito ampiamente inadempienti rispetto alla conservazione delle chiese. Per cui non ci si deve meravigliare se è vero quello che si è letto, in qualche organo di stampa, che la diocesi di Parigi è stata ampiamente “dimenticata” nella gestione dei restauri. La “laÏcité” francese è molto orgogliosa delle sue attribuzioni e avviene spesso che “laÏcité” e anticlericalismo si avvicinino e, talvolta, si sovrappongano (molto diversa, invece, la laicità negli USA, meno polemica e più inclusiva).

La qualifica più culturale e sociale dell’evento e queste “premesse” a monte aiutano a capire il probabile scarso entusiasmo di papa Francesco per una sua partecipazione. Lo Stato francese, infatti, ha gestito e pagato i lavori e lo Stato ha organizzato le celebrazioni per la riapertura. Quindi i vari intervenuti erano di fatto un omaggio sontuoso al padrone di casa, lo Stato e ai suoi rappresentanti. E’ probabile che Papa Francesco si sia chiesto se era il caso di contribuire. Ed è probabile che abbia concluso che no, che non ne valeva la pena. Il Papa, in effetti, è sì capo di uno Stato, ma solo per poter esercitare liberamente le sue prerogative di capo della Chiesa. Partecipare alle celebrazioni Parigi voleva dire enfatizzare il suo ruolo di capo di Stato e mettere in secondo piano il solo ruolo che gli sta a cuore, quello i capo della Chiesa. 

Le periferie della fede e le periferie dei poveri

Il vescovo di Parigi, Laurent Ulrich, ha detto che il Papa preferisce “stare con gli umini”. In effetti, ci si può chiedere che cosa ci avrebbe fatto Papa Francesco accanto a Trump, Macron, Elon Musk e il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier e il polacco Andrzej Duda e il croato Zoran Milanovic e il bulgaro Roumen Radev e l’estone Alar Karis e il finlandese Alexander Stubb e il lituano Lituanien Gitanas Nauséda… e tanti altri. Avrebbe contribuito a dare lustro a Macron e a far dimenticare, tra l’altro, i guai che il Presidente francese sta vivendo. 

Una critica dice che il Papa avrebbe fatto male a ignorare questa "periferia della fede", che è la capitale francese

Ho sentito, a questo proposito, una critica interessante a papa Francesco. Ieri mattina, durante l’ultima puntata della rassegna stampa di Rai 3, il vaticanista del Foglio, Matteo Matzuzzi, ha rimproverato a papa Francesco una evidente incoerenza. Lui, che parla sempre della sua preferenza per i poveri ha sdegnato la sua vicinanza a questi “poveri nella fede” che sono gli europei e, in specie, i francesi, ha detto Matzuzzi. 

Ma si deve notare che il Vangelo, le beatitudini in particolare, non parlano di “poveri nella fede”, ma di “poveri”. Ora, i francesi che sono poveri di fede (la frequenza alla messa è inferiore al 5 per cento), sono però ricchi, come tutto l’occidente. Si capisce, quindi, che papa Francesco preferisca altre destinazioni e della Francia preferisca la periferia di Ajaccio piuttosto che il cuore di Parigi. 

1 commento

  1. Condivido l’articolo di don Alberto Carrara. Il papa non poteva, e forse voleva, confondersi con questa gente che pensa solo al denaro, armi e guerra. Lui che, invece, continua a chiedere pace, sapendo che la guerra colpisce soprattutto i poveri e danneggia anche la nostra casa comune

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