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E’ questa la città che vogliamo?

“Pensieri non allineati” su “Chorus Life” e dintorni.
Riceviamo da un lettore queste riflessioni e pubblichiamo

Chorus Life e gli "altri"

Stupisce che in settimane di celebrazioni e di incensazioni per “ChorusLife”, il nuovo “quartiere rigenerato” di Bergamo, non si sia levata alcuna voce, neppure dal giornale locale, che provasse a fare riflettere su qualcosa di diverso dal “pensiero unico” sdraiato, prono ai “poteri forti” della città. 

E’ proprio “Choruslife” il modello di Bergamo che vogliamo? Ovvio, piuttosto che una zona industriale abbandonata è certamente meglio fare qualcosa che mette un po’ in ordine il territorio… ma siamo proprio sicuri che il modello “Choruslife” rappresenti la soluzione ai problemi delle persone che vorrebbero vivere a Bergamo?

Cosa vogliamo fare diventare Bergamo? Un “ghetto per ricchi”? Dopo aver stravolto città alta negli ultimi cinquant’anni e reso quartieri come Longuelo e Redona (e non solo) ormai quasi posti per “vip”, ci sarà ancora spazio per pensare che ci sono persone nella nostra bergamasca che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese? La risposta di “Chorus life” al problema abitativo sono affitti a 1500 euro al mese... E’ questa la città che vogliamo?

Proprio in questi giorni una signora del sud raccontava che per seguire il marito ammalato e ricoverato in un ospedale della città per un lungo trattamento ha dovuto prendere in affitto un monolocale a Bergamo e paga 1500 euro al mese in nero, altrimenti sarebbero stati 2000 con la fattura. Mi sembra che dietro i lustrini di “Choruslife” sta sorgendo una città in cui sarà sempre più impossibile viverci se non si ha un certo tipo di portafoglio, e che genera ingiustizia sociale e discriminazione.

Siamo in uno dei territori più inquinati d’Italia e ChorusLife è una colata di cemento con quattro alberi messi giusto per fare estetica… abbiamo bisogno di altro cemento nella nostra città?

Solo grandi lodi e fragorosi silenzi. Anche dalla Chiesa

Mi fa impressione che una giunta che si dice “di sinistra” (ma come cantava Gaber oggi mi sembra che è quella sinistra “con le idee di sinistra, ma con il portafoglio a destra”) si sia completamente resa prona a un progetto del genere e anche in questi giorni ne abbia cantato solo odi sperticate… e pure le voci di Chiesa sono tutte o silenziose o applaudenti… La Dottrina sociale della Chiesa ormai è argomento elitario di ricercatori reclusi nelle facoltà universitarie pontificie… ma è sparita quasi del tutto dal pensiero collettivo delle nostre comunità, come capacità di mettere le scelte sociali sotto la lente d’ingrandimento del Vangelo e dei valori della “persona al centro”.

Abbiamo povertà e fragilità ovunque nella nostra città e un disagio strisciante che si manifesta in consumo di sostanze e in violenza anche nei minorenni… crediamo che per risolvere questi problemi basti fare un bell’hotel stellato, una Spa, un’arena per concerti (“di sinistra, ma con i prezzi di destra”, canterebbe ancora il buon Gaber)… Sono tutte qui le idee che la nostra città ha su se stessa?

Il dibattito che manca

Ecco penso che sarebbe davvero interessante innescare un dibattito su questi temi, senza negare e ringraziare per lo sforzo fatto per “Choruslife”, ma davvero provando a pensare insieme la città del futuro, che non può certamente essere quel modello replicato su larga scala.

C’è una bella canzone di Niccolò Fabi di qualche anno fa, che si intitola “Ha perso la città” e qui si trova il testo https://www.musixmatch.com/it/testo/Niccolo-Fabi/Ha-Perso-La-Citt%C3%A0

… potrebbe essere un buon principio di riflessione, perché credo contenga parole che si prestano a descrivere bene la radiografia della nostra amata e fragile Bergamo.

Riusciremo in questa nostra città a innescare una riflessione sulle cose che avvengono o dovremo sempre sdraiarci al potente di turno per celebrarne le “meravigliose sorti progressive” generate dalle sue azioni, senza considerare le conseguenze o mettere in discussione la visione del mondo che genera?

Se rinunceremo a un pensiero “diverso” non ci resterà che consolarci con Crozza che con il suo personaggio “Massimiliano Fuffas” già da anni prende in giro i tic e le manie egomani di “archistar” intenti a progettare “periferie urbane” mentre comodamente sorseggiano un aperitivo alle Maldive…

Ma se in Italia ormai solo qualche comico ha ancora il coraggio di dire certe cose e di provocare un pensiero nel silenzio complice dei più, mettendo in discussione i punti di vista su ciò che avviene, allora siamo proprio alla frutta…

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