Il curato di Paderno è in colloquio con il cardinale e gli pone impegnative domande.
Ma è solo immaginazione.
L'importante è continuare a immaginare. E a pensare
“Vabbè rispondiamo” dice il cardinale
“Che irriverente! Scrivere a un cardinale di Santa Romana Chiesa per farsi spiegare questioni così delicate che non può capire! Ma non può pensare al suo centro pastorale, all’oratorio e ai ragazzi, ai funerali e, di questi tempi, alle castagnate? Non può leggere i libri per insegnare alla scuola secondaria di primo grado e basta? Cosa vorrà capire questo qui di Sinodo, di ordinazione di viri probati e di diaconato alle donne? Pazienza, visto che questo curato di Paderno di Seriate è così irriverente, gli risponderò, così che non rompa più l’anima. Dio perdona molto per un’opera di misericordia, no? Vabbè, facciamola e rispondiamo a questo qui!”. Il cardinale prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede si accinge a rispondere al curatino… no dai, curato… ha quarant’anni!
È un tipo particolare, bergamasco doc, atalantino sfegatato, un tempo era fulvo seppur non di gentilissimo aspetto. Le nonne lo aspettano volentieri dopo la Messa per dirgli: “Meno male che c’era lei a predicare, perché con la sua voce si sente bene!”. E lui è felice così, perché sa di avere una voce tonante e che quello che dice non crea grossi problemi. Ha un baccellierato nazionalpopolare ormai datato in teologia, perde tempo a leggere libri sull’educazione dei ragazzi. Insomma, bisogna che si utilizzino parole facili con lui.
“Gli parlerò solo del diaconato delle donne” dice il cardinale
Così il cardinale decide, per non perdere troppo tempo inutilmente, di concentrarsi soltanto sulla questione del diaconato alle donne, che non ci sarà, perché il papa ha detto che i tempi non sono maturi. “Già sarà dura far capire questo a quel pretuncolo”, pensa il cardinale, “se mi devo soffermare su tutte le questioni per le quali la Chiesa non è matura per fare passi avanti che sono state aperte e prontamente chiuse in questi anni, ci vorrebbe un manuale... e quello mica lo legge un manuale!”. Così, inizia la sua mail. In un primo momento vorrebbe scrivere qualcosa in risposta alla domanda sulla sparizione della questione al Sinodo dei vescovi che il curato di Paderno di Seriate ha posto. Ma come si spiega il fatto che, quando si sarebbe dovuto parlare della questione dei ministeri, il segretario del Dicastero si era portato dal medico la documentazione e lui, il Cardinale Prefetto, non aveva colto che avrebbe dovuto partecipare lui? No, no, che poi quel curato magari ci inventa qualche storia su uno dei suoi articoletti che legge per compassione solo la sua famiglia… meglio scrivere: “Il papa ha deciso che, non essendo maturi i tempi, è meglio non intrattenersi adesso su questa possibilità.”
È un po’come a Bergamo: se qualcosa non va, colpa della curia; ma a Roma la colpa è del papa… e mai di chi lo consiglia o lo frena…
“E’ solo curato di Paderno e mica si può pretendere”, dice il cardinale
Comunque, il prefetto entra nelle questioni, sforzandosi di scrivere come scriverebbe a uno studente di prima media, perché il curato di Paderno è tardo a comprendere. Dunque, scrive nella mail che la commissione istituita dal papa sul diaconato femminile non è ancora giunta a una posizione matura. Eh sì, perché a studiare la questione il papa aveva scelto alcuni studenti al termine del primo semestre del primo anno del corso istituzionale di teologia. Insomma, un po’di pazienza: è una ricerca che stanno facendo dei diciannovenni, non i teologi migliori a disposizione. Ci vuole tempo! Cosa vuoi studiare in soli 4 anni? E poi, spiega il cardinale al curato bergamasco, si deve tener presente che il papa, nell’ambito del Sinodo sull’Amazzonia, aveva scritto chiaramente che le donne devono fare le catechiste là dove mancano i preti. Insomma, il curato di Paderno, pur ottuso che sia, capirà che le donne oltre che piegare le tovaglie, pulire la Chiesa e in qualche caso distribuire le comunioni, possono fare le catechiste! Eddai, pure le diaconesse ora? Vorranno mica giocare a fare gli uomini, suvvia… non sta bene! L’ha detto anche il papa questo, in una lezione teologica “al volo”, ovviamente in aereo. Ancora… e qui si può capire… poveretto il curato di Paderno che visione di Chiesa ha? Un po’di Valcalepio e un anno in una città confinante con Bergamo… non è in Vaticano.
Quindi, il cardinale, pazientemente e misericordiosamente, spiega al prete che, alla fine, i vescovi nemmeno vogliono le donne accolite… ma ce le vedi con stola e dalmatica? Si sa mai che poi diventi come Miss Italia con quella stola. Evitiamo problemi e chiacchiere inutili! Infine, sua eminenza si concede una confidenza, così che il curato di Paderno di Seriate senta la benevolenza di un suo superiore: scrive che anche il diaconato permanente degli uomini lo lascia perplesso. La prova è che non è diffuso ovunque e tanti diaconi permanenti sono dei paciocconi chierichettoni. Fanno tenerezza a portare le ampolline con i bambini. Non servono quasi nemmeno loro… immagina le donne.
Così, il prefetto del Dicastero della Dottrina della Fede chiude la sua lettera, impartendo la Benedizione Apostolica.
Il curato di Paderno risponde e chiede ancora al cardinale
Il giorno dopo riceve la risposta del curato di Paderno di Seriate: “Eminentissimo Signor Cardinale, desidero ringraziarla per la sua bontà, sia per la risposta, che per la modalità. Mi ha illustrato aspetti importanti di questi ultimi giorni con i linguaggi che io utilizzo in prima media con i miei studenti. Grazie, eminenza. Mi permetto di abusare della sua pazienza per un ultimo quesito. Mi è stato insegnato che la semplificazione non ha nulla a che vedere con la banalizzazione. Ora, se questo è vero, lei mi ha fornito le sue spiegazioni sulla questione dell’interruzione della riflessione sulla possibilità del diaconato alle donne con parole semplici, perché io non saprei capire il “teologhese”. Tuttavia, non crede che, se questa è la sostanza del pensiero, pur detta in modo semplice (e le cose si riescono a dire in modo semplice solo se le si ha ben chiare!), anche eventuali formulazioni teologiche di tipo accademico rischierebbero di restare teorie colme di paroloni, ma vuote di concetti?”. Il prefetto legge la mail del curato di Paderno, diventa più rosso della porpora che indossa prima di un incontro ufficiale in Vaticano e sbotta: “Basta! Che vuole ancora? Se non capisce non capisce. Non avrà altra risposta quel curato di Paderno! È proprio irriverente”.
Il curato di Paderno non ha scritto e il cardinale non ha risposto. Ma la favola dimostra che…
Bene, torniamo alla realtà. Ciò che ho scritto nell’ampio testo che precede queste ultime righe è frutto della mia immaginazione. Ciò che mi rattrista è il fatto che ho la percezione che, avvenisse davvero, non si andrebbe lontano da quanto io ho scritto, inventando uno scambio di mail mai avvenuto. Alla luce di queste ore, desidero pregare e incoraggiare le teologhe e i teologi che, con serietà e desiderio di cercare la volontà di Dio per la Chiesa e per gli uomini e le donne del nostro tempo, hanno lavorato per una teologia che si lascia ispirare dallo Spirito Santo, fondata sulla Parola di Dio e sulla Tradizione autentica della Chiesa, che è più viva che mai.
Non sono giorni facili per chi vive così il suo mandato di studio a servizio della Chiesa, come per molti pastori che, leggendo i segni dei tempi, vorrebbero una Chiesa matura dinanzi all’umanità e non schiacciata dall’ormai nota formula “tempi non ancora maturi”. Non so cosa porterà il futuro. Leggerò con attenzione il documento finale del Sinodo, cercherò di capire, di leggere, di farmi spiegare. E continuerò ad amare la Chiesa, facendo come meglio posso il curato di Paderno. Sì, amo la mia Chiesa: non fosse così, non soffrirei per questa maturità dei tempi che pare non arrivare mai.