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Un libro per i momenti di relax

LA BARCA E IL MARE immagine placeholder
A mio parere, “Mio padre è nato per i piedi” (Neri Pozza, 2024) è un delizioso, simpatico libro da leggere in vacanza, o comunque nei momenti di relax. Infatti non è impegnativo né concettoso. Rasserena con la sua semplicità e allegria

Solitudine e malinconia di un piccolo paese

Lo stile di Elena Bosi – l’autrice di questo romanzo, opera prima – è fatto sì di ironia, di leggerezza e di brio, avvalendosi inoltre  di una parlata comune, colloquiale, ma nasconde un fondo di solitudine e di malinconia. Libro per momenti di relax, dunque, ma non superficiale.

Una solitudine che è comune a ogni personaggio del libro e che ciascuno esorcizza a modo suo: chi confidandosi con la luna, chi cercando presagi felici nei sogni o nei numeri, chi con una fuga o una battuta.

La malinconia invece nasce dal ricordo di un mondo che ormai non c’è più, quello  sorprendente e poetico dell’Italia anni ’70 in un piccolo paese, Concordia sulla Secchia, provincia di Modena, dove Elena Bosi è nata e cresciuta e dove tutte le persone  allora, nel rione dove viveva,  si conoscevano. Sono quasi tutti morti adesso, ma sepolti vicini. “In pratica – dice l’autrice – si sta riformando lo stesso quartiere, e a guardare le loro foto mi sembra che si parlino tra loro …” (pag.112) nel loro dolce dialetto.

Un ironico commovente romanzo corale

Ogni vicenda narrata è vera, o è stata raccontata alla Bosi, che ne ha scelto però la versione più adatta alle sue esigenze letterarie.

Da queste memorie, per quanto minime, da questi piccoli episodi, promossi a leggende, nasce così un ironico commovente romanzo corale, l’affresco di una famiglia e di un’intera comunità. Un mondo fatto di saggezza popolare, superstizioni, solidarietà e fiducia, condito poi da quell’allegria e insieme malinconia tipica della gente emiliana. Aneddoti, usanze e credenze vengono raccontati in modo arioso e leggero per episodi, alcuni interconnessi, altri autoconclusivi, che animano capitoletti piuttosto brevi.

"I nostri giorni sono regalati"

La voce narrante è quella di Giulia, bambina che a 3 anni già corre lungo i portici del paese sul suo triciclo e cresce con mamma, papà, fratello, zii e zie, nonni, vicini di casa, parenti acquisiti, passanti, vecchi e ragazze: è “la figlia dei portici”.

Ne nasce un microcosmo bizzarro e meraviglioso, che non è comunque perfetto: i genitori di Giulia, ad esempio, titolari di una panetteria, conducevano una vita dura, alzandosi alle due di notte, i matrimoni non erano certo idilliaci, la morte entra tanto quanto la vita nelle pagine del libro. 

Ma il potere trasfigurante della memoria mitizza quel mondo, “un po’ scalcagnato, fuori squadra, un mondo che non era ancora fatto in serie, e che quando c’era un problema, si ripiegava con poco” (pag.112), sempre comunque ricordando, come diceva il nonno Ettore della protagonista, che “i nostri giorni sono regalati”.

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